LA MISURA ENTREREBBE NELLA PROPOSTA SULL’ALIQUOTA MINIMA AL 15% PER LE GRANDI AZIENDE. LICENZA REVOCATA A CHINA TELECOM
di Andrea Boeris
I democratici del Senato hanno pubblicato ieri una proposta fiscale che toccherà i redditi dei miliardari e aiuterà a sostenere la spesa sociale dell’agenda Biden, oltre che la legislazione sul cambiamento climatico. Il senatore Ron Wyden, presidente della commissione per le finanze del Senato, ha dichiarato che la nuova imposta sul reddito colpirebbe circa 700 contribuenti che hanno più di un miliardo di dollari in attività o redditi superiori a 100 milioni di dollari all’anno. Il nuovo piano legislativo richiederebbe ai miliardari di fornire all’agenzia delle entrate un resoconto dettagliato di quanto valgano i beni che possiedono e quanto hanno guadagnato o perso ogni anno. Il disegno di legge propone anche un’addizionale del 3% sugli americani più ricchi con un reddito superiore a 5 milioni di dollari.

In parallelo, nel tentativo di mettere insieme denaro sufficiente per coprire quasi 2.000 miliardi di dollari di spese in un decennio, i democratici hanno presentato un piano separato per imporre un’imposta contabile minima del 15% alle società con oltre un miliardo di profitti. La proposta di tassazione delle imprese è «un passo di buon senso per garantire che le società altamente redditizie, che a volte possono evitare l’attuale aliquota sulle società, paghino un’imposta minima ragionevole sui loro profitti», ha affermato la senatrice Dem Kyrsten Sinema. Il piano per la tassazione minima delle società, che riporta in auge una precedente proposta di Biden, interesserebbe circa 200 aziende e potrebbe raccogliere centinaia di miliardi di dollari secondo i suoi sponsor, i senatori Elizabeth Warren, Angus King e Ron Wyden. Il piano punta a raccogliere fondi dalle aziende senza aumentare l’aliquota dell’imposta sul reddito delle società del 21%, anche se i democratici pensano da tempo di poter aumentare tale aliquota, fissata nella legge fiscale repubblicana del 2017, ad almeno il 25%. La Commissione Stanziamenti della Camera a settembre ha approvato circa 2.000 miliardi di dollari di aumenti delle tasse senza utilizzare un’imposta minima aziendale, basandosi invece sugli aumenti delle aliquote fiscali marginali per società, individui e plusvalenze.

Nel frattempo, la Federal Communications Commission statunitense ha revocato ieri la licenza di operare al più grande operatore di telecomunicazioni della Cina, China Telecom, citando timori per la sicurezza nazionale. Il regulator statunitense ha spiegato che il provvedimento è legato al fatto che la società cinese è «soggetta a sfruttamento, influenza e controllo da parte del governo di Pechino». La decisione segue le raccomandazioni degli enti dell’esecutivo dell’amministrazione Trump e mostra i continui tentativi del governo americano di rimuovere i collegamenti cinesi con l’infrastruttura di telecomunicazioni degli Stati Uniti, come è già accaduto con Huawei. China Telecom in precedenza aveva negato le accuse secondo cui le sue operazioni rappresentino un rischio per la sicurezza, impegnandosi a collaborare con le autorità statunitensi. L’azienda, che è il più grande operatore di telecomunicazioni statale al mondo per numero di abbonati, lo scorso maggio aveva perso il ricorso contro il delisting dalla borsa di New York, che si è conformata con la lista nera degli investimenti per le società statunitensi introdotta dall’amministrazione Trump. (riproduzione riservata)
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