Mediobanca, statuto sotto esame

GIÀ DOMANI IL CDA POTREBBE ESPRIMERSI SULLE MODIFICHE RICHIESTE DA DEL VECCHIO
di Luca Gualtieri
Già domani il consiglio di amministrazione di Mediobanca potrebbe esprimersi sulle richieste di modifica della governance presentate la scorsa settimana da Leonardo Del Vecchio. Venerdì 8 scadrà anche il termine di legge per la presentazione delle integrazioni all’ordine del giorno per l’assemblea del prossimo 28 ottobre e fino all’ultimo non si possono escludere sorprese. Di certo in questi giorni il lavoro ai vertici della merchant bank milanese è intenso. Tra il vertice, le authority e gli advisor legali è infatti in corso un dialogo serrato per arrivare a una delibera in tempi brevi. Sul tavolo per l’appunto ci sono le due proposte formulate a sorpresa da Delfin: l’eliminazione del requisito statutario secondo cui tre amministratori devono essere dirigenti di Mediobanca da almeno tre anni e l’innalzamento del numero degli amministratori di minoranza da due fino a quattro, con la previsione che più liste possano concorrere alla nomina di tali amministratori. Sul primo punto non si prevede nessuna levata di scudi da parte del cda visto che la cancellazione della norma sui dirigenti-amministratori (concepita al momento del passaggio dal duale al tradizionale per rafforzare l’indipendenza del board) era già nei piani del vertice guidato dal ceo Alberto Nagel. Meno scontata è una convergenza sulla seconda proposta anche se il meccanismo dei quozienti chiesto da Delfin è presente in diverse società italiane, fra cui Intesa Sanpaolo e Generali. Ad alimentare le perplessità è forse il fatto che una modifica statutaria di questo genere andrebbe a ridisegnare in profondità gli equilibri all’interno del board. C’è poi un aspetto spinoso che non risulta ancora chiarito. Se le proposte di Delfin venissero accolte dall’assemblea, cosa accadrebbe al cda di Mediobanca? Nella nota diffusa la scorsa settimana Del Vecchio è stato conciliante nell’escludere ribaltoni: Delfin «non prevede né intende revocare l’attuale cda prima del termine del suo mandato». La proposta inoltre, «non persegue lo scopo di sostituire gli attuali amministratori o manager della banca, quanto piuttosto quello di assicurare che questi operino all’interno di un quadro di regole coerente con le best practice». Che farà insomma Mister Luxottica? Aspetterà la naturale scadenza del cda prevista per il 2023? Oppure chiederà l’immediata applicazione dello statuto per dare più spazio alle minoranze? Una scelta di questo genere passerebbe però necessariamente attraverso un processo di revoca e rinomina, sconfessando quanto dichiarato da Delfin nei giorni scorsi. Di più, un’eventuale revoca del board potrebbe essere in conflitto con quel ruolo di investitore finanziario estraneo a governance e strategia che lo scorso anno Bce ha scelto per la holding. La materia insomma è molto intricata. A valle della riunione del cda comunque Mediobanca dovrebbe diffondere un comunicato per riassumere la posizione del vertice in merito alle proposte di Del Vecchio.

Un’altra variabile in vista dell’assemblea del 28 ottobre è costituita da Francesco Gaetano Caltagirone. L’imprenditore romano ha preferito sinora mantenere un profilo molto basso sulle vicende societarie di Mediobanca di cui pure detiene almeno il 3%. Una posizione che potrebbe essere mantenuta anche nel corso dell’assemblea. Per averne la certezza per l’appunto bisogna attendere domani, quando scadrà il termine ultimo per la presentazione delle integrazioni all’ordine del giorno. Ci sarà invece tempo sino al 22 per il deposito delle azioni. Le ultime rilevazioni danno Delfin al 18,9%, ma un balzo al 19,9% prima dell’assemblea è plausibile. Quanto a Caltagirone, l’imprenditore potrebbe aver esercitato i diritti di opzione acquistati a luglio proiettandosi in questo modo al 5% dell’istituto. Quanto agli azionisti storici, non si escludono altre novità dopo l’ingresso della famiglia Monge nell’accordo di consultazione e il rafforzamento dei Lucchini e dei Gavio. Gli occhi del mercato restano puntati su Unipol (1,9%) in forza dello storico legame che unisce la compagnia guidata da Carlo Cimbri e Mediobanca. (riproduzione riservata)
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