Crack, i tribunali sono ripartiti

I DATI SUI PRIMI SEI MESI DELL’OSSERVATORIO DI CHERRY SEA, CHE ANALIZZA 140 FORI IN ITALIA
di Manuel Follis
L’attività dei tribunali fallimentari italiani nei primi sei mesi 2021 è tornata ai livelli del 2019. Il dato è stato rilevato da Cherry Sea, l’osservatorio sulla giustizia fallimentare di Cherry srl, che tramite i portali del Ministero della Giustizia ha realizzato un’analisi dell’andamento delle procedure fallimentari registrate nei 140 tribunali italiani nel corso del primo semestre. Una delle prime evidenze dello studio è l’aumento delle nuove pratiche al 30 giugno, risultate pari a 4.877, oltre il 60% in più rispetto alle pratiche aperte nello stesso periodo 2020 (3.037) e poco inferiori a quelle del 2019 (-13%). L’attività insomma è ripresa, così come stanno aumentando i procedimenti fallimentari risolti: nella prima metà del 2021 sono stati 7.751 (in linea con i 7.753 del 2019), mentre l’anno scorso a fine giugno le procedure portate a termine erano state 5.454. Il dato positivo è che complessivamente il numero di pratiche pendenti è diminuito del 4% rispetto al dato di fine 2020. Prendendo in esame, in particolare, i primi 20 tribunali per numero di pratiche pendenti (nei quali è concentrato circa il 50% di tutto lo stock nazionale), nei primi sei mesi si è registrata in tutti i casi una diminuzione generale delle procedure con la sola eccezione di Roma, tribunale con lo stock più voluminoso d’Italia (5.035 pratiche ferme), dove il carico è addirittura aumentato di quasi il 3%. Il tribunale che ha smaltito più arretrati è Modena, che in sei mesi ha diminuito il proprio stock di oltre il 9%, portandosi a quota 691 pendenti davanti a Genova, fermo a 702 (-3% rispetto alla fine del 2020). A completare il podio di questa classifica, Busto Arsizio (779), che ha ridotto il numero di fallimenti del 7%, mentre all’estremità opposta si posizionano Milano (4526 pratiche) e Bari (2031), che hanno alleggerito il proprio carico rispettivamente del 5% e del 2% rispetto alla fine del 2020, e il già citato foro di Roma. Il tribunale della capitale, d’altra parte, è anche quello che storicamente ha meno inciso sul proprio arretrato: dal 2014 a oggi, infatti, il numero di procedure pendenti è praticamente lo stesso, con una variazione di appena lo 0,1%. La stessa graduatoria boccia Cagliari (-1% di pendenti negli ultimi sette anni) e Busto Arsizio (-4%), mentre i maggiori progressi nello stesso periodo sono stati compiuti da Torino (-50%, da 2.587 a 1.299 pratiche ferme), Bergamo (-35%) e Vicenza (-34%). (riproduzione riservata)
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