Calamità, l’Ania vuole l’obbligo

GIÀ NELLE LEGGE DI BILANCIO PREVISTI EMENDAMENTI PER LE POLIZZE CONTRO LE CATASTROFI
di Anna Messia
La prossima legge di Bilancio potrebbe contenere emendamenti per introdurre polizze obbligatorie contro le calamità naturali. A dare la notizia è stato il co-direttore generale dell’Ania, Umberto Guidoni, durante la seconda giornata del Milano Festival delle Assicurazioni, organizzato da Class Editori, MF-Milano Finanza e Assinews, che si concluderà oggi. Una tre giorni dedicata alle strategie del settore assicurativo che dopo la pandemia è pronto a sostenere la ripresa economica, non facendo leva sugli oltre 1000 miliardi di asset in gestione ma aumentando anche la diffusione di coperture assicurative contro vecchi e nuovi rischi. Come le calamità naturali, appunto. Oggi appena il 5% delle abitazioni ha una copertura contro terremoto e alluvioni nonostante l’altro rischio idrogeologico del Paese che obbliga lo Stato a pagare ogni anno una media di 7 miliardi per le ricostruzioni. L’introduzione di una copertura assicurativa, diffusa su tutto il territorio nazionale, consentirebbe di offrire polizze a costi contenuti, grazie alla diversificazione geografica del rischio, alleggerendo il bilancio per lo Stato e velocizzando la ricostruzione. Già mercoledì la presidente di Ania, Maria Bianca Farina, durante l’Insurance Day organizzato da MF-MilanoFinanza in collaborazione con Accenture, aveva ventilato l’ipotesi di introdurre polizze calamità obbligatorie, come già avviene in altri Paesi europei, e ieri Guidoni è entrato nel dettaglio: «Speriamo nell’accogliemento degli emendamenti che saranno presentati alla prossima legge di bilancio. Con la mutualizzazione del rischio, attraverso l’obbligatorietà della polizza, il Paese verrebbe messo in sicurezza davanti alle fragilità delle catastrofi».

L’Ania ha aperto ad una possibile collaborazione pubblico privato anche in altri ambiti, dal rischio pandemico (sul quale ha presentato uno studio di fattibilità al governo) alla sanità, e con Confindustria ha avviato un tavolo sulla business interruption. Del resto la pandemia ha reso evidente come per il sistema assicurativo fenomeni globali non siano sostenibili. «Per coprire i sinistri da business interruption delle imprese italiane per tre mesi servirebbero circa 100 anni di raccolta premi», ha sottolineato Daniela D’Andrea, ceo di Swiss Re Italia, «per questo chiediamo una partecipazione pubblica che riduca l’impatto economico, calmierando il premio». In ambito salute. per Giovanna Gigliotti, ad di UniSalute e Chief Life & Health Officer, UnipolSai, le assicurazioni possono collaborare con il pubblico in particolare al di fuori dei Lea (i livelli essenziali di assistenza), contribuendo ad alleggerire il sistema sanitario nazionale. Con la pandemia, ha osservato Marco Mazzucco, ad di Blue Assistance BlueAssistance, «la telemedicina è diventato un elemento di grande concretezza, che ci ha consentito di stare vicini ai clienti tramite videoconsulto giorno e notte, con assistenza continua e consegna dei farmaci». Per incentivare la diffusione di queste coperture «ci sarebbe bisogno di una minore imposizione fiscale su questi rischi», suggerisce Andrea Parisi, ad e dg di Aon. Mentre Patrizia Mastrapasqua, Account Executive International Division di Assiteca ha ricordato che in Francia, in un’ottica pubblico-privata si sta prevedendo un pool per coprire non solo il rischio pandemico ma quello catastrofale e di terrorismo. Il problema, secondo Federica Pizzaballa – Insurance Consulting and Technology Country Leader di Willis Towers Watson, è anche nei costi: «Viviamo in un paese sotto assicurato, probabilmente perché il premio medio è oneroso. Bisogna lavorare sulla diminuzione con una maggiore penetrazione». (riproduzione riservata)
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