di Paola Valentini
In una fase in cui le famiglie stanno tornando a investire, come emerge dalle statistiche sulla raccolta di fondi e polizze, crescere il timore, rileva l’osservatorio Reale Mutua su italiani e risparmio, di non fare la scelta giusta, soprattutto a causa delle sue insufficienti competenze finanziarie. E proprio nel mese, quello attuale, dedicato all’alfabetizzazione finanziaria in Italia, Pictet Asset Management ha analizzato il tema con la ricerca «Educazione finanziaria: il contributo al rilancio del Paese» realizzata in collaborazione con Finer Finance Explorer (istituto di ricerca specializzato in ambito finanziario fondato dal ceo Nicola Ronchetti). Lo studio sarà presentato martedì 19 ottobre (all’Hotel Gallia di Milano) in una tavola rotonda a cui parteciperanno accanto a Daniele Cammilli, head of marketing Italia di Pictet Asset Management, anche Nadia Linciano, head of economic study di Consob e membro del Comitato Edufin, e Alessandro Paralupi, segretario generale dell’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei consulenti finanziari.

L’analisi è stata realizzata tramite Finer Finance Mirror che ha coinvolto 5.800 individui, di cui: 5.200 investitori finali segmentati per tipologia ed entità del patrimonio finanziario (2 mila mass market con patrimoni da 10 mila a 50 mila euro, 2.500 affluent con patrimoni tra 50 mila e 500 mila euro, e oltre questa soglia 700 private), 300 studenti delle superiori o universitari e 300 risparmiatori italiani che non hanno investito i propri risparmi.

Lo spunto del progetto di ricerca parte dall’attualità: lo shock della pandemia per fare il punto sullo stato dell’arte dell’educazione finanziaria in Italia. «Parlare di educazione finanziaria, oggi, assume una valenza completamente nuova. Con questa ricerca abbiamo indagato difficoltà e bisogni di un ampio campione che, in misura differente, non si sente sufficientemente sostenuto nel percorso di avvicinamento a tematiche, come quelle finanziarie, ritenute ostiche. Ciò che emerge, tuttavia, di positivo dall’indagine è che finalmente oggi c’è una coscienza diffusa che una maggiore cultura finanziaria potrebbe essere centrale per il rilancio dell’economia del Paese. Questa nuova consapevolezza potrebbe essere un ottimo incentivo ad approfondire le tematiche economiche-finanziarie, andando anche al di là dell’interesse per la gestione dei propri risparmi», commenta Cammilli. Dal sondaggio emerge una diffusa consapevolezza di una bassa conoscenza in ambito finanziario, ma è altrettanto diffuso il desiderio di aumentare le proprie competenze: il 31% del campione ritiene di avere un livello di conoscenze basso, ma desidera porre rimedio a questa condizione. Ma quali siano i maggiori ostacoli a una maggiore diffusione della cultura finanziaria in Italia? Per il mass market (32%) c’è una oggettiva difficoltà nel capire la materia, mentre affluent (33%), private (37%) e studenti over 18 (39%) lamentano complessità nel trovare contenuti o referenti. L’interesse per la finanza, mediamente basso, cresce con l’entità del patrimonio, arrivando all’89% per i clienti private. Sono interessati, in varia misura, a questi temi anche il 51% degli studenti e il 50% dei non investitori.

Nel mare magnum delle informazioni, ci sono alcuni temi che più interessano: per il mass market (33%), i non investitori (39%) e per gli studenti over 18 (40%) sono il risparmio (inteso come, quanto e perché risparmiare) e i progetti di vita (rispettivamente 23%, 34% e 31%). La gestione del risparmio interessa in particolar modo i clienti affluent (31%) e private (34%), acquisendo quindi più rilevanza con l’aumentare del patrimonio. Seguono, in generale per tutte le categorie, il ruolo dei professionisti (16%) e macroeconomia e Borsa (4%). Per tutti gli spaccati, risulta fondamentale la collaborazione tra pubblico e privato (banche, reti di consulenti finanziari e società di gestione del risparmio) per accrescere la cultura finanziaria.

Tra i mezzi preferiti dagli italiani per essere coinvolti sui temi di educazione finanziaria spiccano i social network, che conquistano tutte le fasce (dal 17% dei clienti private al 27% degli studenti) e si fanno largo nuove modalità figlie del lockdown, come i webinar (dal 15% degli affluent al 19% per mass market, risparmiatori non investitori e studenti over 18).

Tiene, a pari merito, la televisione con punte del 21% nel mass market. La carta stampata rimane rilevante tra i private che, per il 28%, preferiscono informarsi con modalità più tradizionali. (riproduzione riservata)
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