Welfare a due facce

Il Global Retirement Index di Natixis registra un migliore stile di vita e delle finanze dei pensionati italiani. Ma il benessere materiale peggiora
di Marco Capponi

Migliore qualità della vita, sanità più efficiente, situazione finanziaria nel corso della pensione solida. In Italia la sicurezza del pensionamento e le pratiche di previdenza appaiono incoraggianti, ma la strada da fare è ancora lunga. Lo ha rivelato l’edizione 2020 del Global Retirement Index (Gri), calcolato da Natixis Investment Managers in collaborazione con CoreData Research, che ha misurato tramite una serie di categorie e indici le performance del sistema pensionistico di 44 Paesi tra le economie avanzate del Fmi, il gruppo Osce e i cosiddetti Bric. «Bilanciare le esigenze dei pensionati di oggi e di domani con le differenti esigenze di politica pubblica è stato a lungo uno dei problemi più sfidanti per i Paesi di tutto il mondo, e la pandemia globale, con le sue ricadute economiche, non ha fatto altro che aggravare tale sfida», ha commentato Jean Raby, ceo di Natixis Im.
Guardando alla posizione dell’Italia in valore assoluto, il dato non sembra lusinghiero: il Paese è al 30° posto (confermato rispetto al 2019) nel campione considerato. Eppure, guardando ai sotto-indici si nota più di uno spunto incoraggiante. Il miglioramento è avvenuto in due ambiti: «Il primo», spiega il country head and executive managing director per l’italia di Natixis Im, Antonio Bottillo, «è quello relativo a felicità, miglioramento dell’aria e dell’acqua, accesso all’igiene». Un tema interessante anche per via della pandemia di Covid-19. «Il secondo è l’aumento della sicurezza finanziaria: una guida per il benessere dei pensionati e anche per le politiche previdenziali». In questo sotto-indice l’Italia ha incrementato la propria posizione, raggiungendo il 35° posto in classifica. Driver del miglioramento, i crediti deteriorati (non performing loans). «Se il sistema bancario riesce a fare progressi nel campo del credito deteriorato», sottolinea il money manager, «acquisisce solidità. I risparmiatori hanno quindi maggiore fiducia nel sistema, e di riflesso il sistema riesce a occuparsi di pianificazione e risparmio qualificato indirizzato a chi lascia il mercato del lavoro». Per Bottillo, le fasi di accumulo del risparmio si sono ormai consolidate, mentre ora si sta lavorando verso piani di decumulo: «Tante banche hanno offerto soluzioni di questo tipo: è una strada lunga, ma prevediamo che ci saranno ancora numerose novità in materia».
Non tutto è positivo, però: nel Gri 2020 l’Italia ha peggiorato la propria posizione per quanto riguarda il benessere materiale (35° posto) per via della diminuzione dei punteggi su parità di reddito e indicatori di occupazione. «Il Paese non è ancora in grado di garantire la parità di reddito rispetto ad altre realtà in classifica», lamenta Bottillo, che però consiglia di considerare anche le situazioni contingenti: «Il dato va letto anche in base alla particolare situazione che stiamo vivendo quest’anno».
Per il post-pandemia, Bottillo vede prospettive interessanti: «L’emergenza sanitaria», spiega, «ha messo in luce una serie di elementi, tra cui una concentrazione eccessiva sulla ricchezza e troppo scarsa sul benessere, che include anche la sostenibilità». La soluzione? «Considerare la riforma dei processi lavorativi, con il risparmio di alcune risorse che possono essere investite in innovazione e ricerca».
Infine, il Gri mette in luce alcune differenze nei modelli previdenziali europei rispetto a quelli nordamericani. In particolare, i primi sono leader nei comparti relativi alla qualità della vita, mentre i secondi mantengono la leadership delle condizioni finanziarie: «Può sembrare banale», conclude Bottillo, «ma da noi la qualità della vita emerge in alcuni campi indispensabili, come la sanità. Negli Stati Uniti, al contrario, il mercato è più evoluto e c’è un utilizzo forte della previdenza integrativa». (riproduzione riservata)

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