Dalle anticipazioni sul 2020 emerge che gli attivi delle gestioni separate hanno superato 550 miliardi e i rendimenti sono rimasti stabili al 3%. Sale il peso di azioni e fondi, ma i Btp restano l’asset più presente
di Paola Valentini
Assenza di imposta di bollo dello 0,2% annuo sul capitale investito, tassazione dei risultati al momento dell’incasso del capitale, rendimenti attorno al 2% annuo netto, con una certa stabilità di fronte alla volatilità dei mercati. Sono questi gli ingredienti che continuano a rendere le polizze Vita legate alle gestioni separate (ramo I), un prodotto di investimento considerato dalle reti un’alternativa ai fondi da proporre ai risparmiatori per impiegare la liquidità in eccesso sui conti correnti. Convincere gli italiani a investire nella fase attuale non è facile, ma le gestioni separate puntano sui loro punti di forza per farsi strada nei portafogli delle famiglie.

A fine 2019 gestivano oltre 550 miliardi con un’asset allocation, come emerge dagli ultimi dati dell’Ania (tabella), ancora sbilanciata sui Btp (233 miliardi, il 42% contro una media europea del 25%) ma con una quota crescente, anche se comunque contenuta, di azioni e fondi. D’altra parte la prerogativa di queste polizze è la garanzia del capitale e i titoli di Stato rappresentano una tipologia di attivi adatta allo scopo. Il problema è che con la riduzione degli spread Btp-Bund le compagnie fanno fatica a produrre rendimenti elevati e non è un caso che il tasso minimo garantito, fino a pochi anni fa altro punto di forza di queste polizze, sia ormai scomparso. Come ha spiegato l’Ivass, «le gestioni separate mostrano un trend decrescente dei tassi lordi di rendimento alla luce dell’andamento dei mercati finanziari». Ma grazie alla contabilizzazione degli attivi a valore di carico (acquisto) i risultati risentono in misura inferiore della volatilità rispetto ai fondi che calcolano le quote al valore di mercato. Sono quindi immuni da oscillazioni di azioni e spread.

I tassi di rendimento sono ottenuti dalla vendita, dall’incasso delle cedole per i titoli a reddito fisso e dai dividendi sui titoli azionari. Dai dati Ania emerge che nel 2019 le gestioni separate hanno reso il 2,84% medio lordo, dal 3,03% del 2018 e dal 3,13% del 2017. Nell’ultimo quinquennio il rendimento medio annuo lordo è stato del 3,2% a fronte dello 0,5% di inflazione. E anche i risultati messi a segno quest’anno sono in linea. Le compagnie certificano i rendimenti ogni anno, quindi l’ultimo dato ufficiale è quello del 2019, ma in base a una rilevazione effettuata da MF-Milano Finanza sulle gestioni separate che pubblicano i dati ogni mese, emerge che a fube agosto il rendimento medio si è attestato su questi livelli (tabella).

Dall’analisi di questo campione risulta che le gestioni separate hanno retto anche al calo dei rendimenti che tutto il mondo delle obbligazioni sta sperimentando da mesi. Le compagnie Vita vita prelevano dal rendimento una percentuale a fronte delle spese. Nel caso di prodotti più recenti, il contratto riconosce all’assicurato l’intero tasso, dal quale viene trattenuta una quota fissa. Ci sono poi i vantaggi comuni a tutte le polizze Vita come l’esenzione dell’imposta di successione (con la possibilità di designare il beneficiario), l’impignorabilità e insequestrabilità. Il ruolo degli assicuratori è rilevante: per effetto dell’allocazione prudenziale e di lungo periodo a garanzia dei risparmi che vengono loro affidati, veicolano una parte importante di queste risorse acquistando titoli di Stato, principalmente italiani.

D’altra parte per le famiglie le assicurazioni vita sono sia uno strumento di risparmio, sia un ombrello di protezione nei confronti di conseguenze finanziarie avverse che possono derivare da eventi collegati con l’esistenza umana (senza dimenticare che le tutele hanno un costo che va considerato quando si analizzano i pro e i contro del prodotto). E il Covid ha messo ancora più in luce l’esigenza di coprirsi dalla probabilità dei rischi che possono mettere a repentaglio la propria sicurezza finanziaria. «Il persistente protection gap è un fattore di debolezza per l’intero sistema Paese: accresce la vulnerabilità delle famiglie, rende meno stabile il percorso di crescita, impedisce una gestione efficiente delle risorse», ha affermato nei giorni scorsi Maria Bianca Farina, presidente dell’Ania in occasione della «Giornata dell’educazione assicurativa» (organizzata dal Forum Ania-Consumatori e dall’Ivass nell’ambito delle iniziative del mese di ottobre dedicato all’educazione finanziaria).

Tutti aspetti fondamentali nella fase del rilancio economico. «La crisi pandemica ha aumentato il risparmio precauzionale degli italiani e la preferenza per le forme di impiego più liquide», avverte Farina. «La ripresa economica necessaria per garantire il benessere futuro del Paese richiede ora che quote crescenti di risparmio vadano a sostenere l’economia reale, ma questo può risultare più difficile in assenza di conoscenze e competenze adeguate». (riproduzione riservata)

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