Nel decennio i complementari battono il tfr

di Carlo Giuro

Dopo un 2019 positivo per i mercati finanziari è arrivata la doccia fredda anche per i fondi di previdenza complementare a causa dello scoppio dell’epidemia, ma nel lungo periodo i rendimenti restano positivi e superiori alla rivalutazione del trattamento di fine rapporto (tfr). Guardando agli ultimi dati aggiornati dalla Covip sul proprio sito, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, nel 2019 i fondi negoziali e i fondi aperti hanno guadagnato in media il 7,2 e l’8,3%. Per i piani individuali pensionistici (pip) nuovi di ramo III, il risultato è stato del 12,2%. Per le gestioni separate di ramo I il risultato è stato pari all’1,6%. Nello stesso periodo il tfr si è rivalutato, al netto delle tasse, dell’1,5%.
L’Autorità ha pubblicato anche il comparatore dei costi con l’elenco delle schede dei costi di fondi pensione negoziali, fondi pensione aperti e pip con l’indicatore degli Isc. Rendimenti e costi costituiscono elementi importanti ai fini della determinazione della prestazione finale di una forma pensionistica complementare, unitamente all’entità della contribuzione versata nel corso dell’intervallo di partecipazione e alla lunghezza dell’orizzonte temporale. Inoltre, l’adeguamento in corso della normativa alla direttiva Iorp 2 rafforza la trasparenza del mercato previdenziale. Un altro impulso in tal senso potrebbe derivare dall’introduzione nei diversi Paesi del nuovo prodotto paneuropeo pensionistico individuale. Così come sottolinea la Covip, il rendimento medio calcolato nel regime di capitalizzazione dell’interesse composto è leggermente più basso di quello che si otterrebbe calcolando la media aritmetica dei rendimenti di ciascun anno del periodo di riferimento. I rendimenti riportati sono al netto degli oneri che gravano sul patrimonio della linea di investimento: si tratta della commissione di gestione finanziaria e di altri costi, compresi, per i fondi pensione negoziali e i fondi pensione aperti, gli oneri fiscali sui rendimenti. Per i fondi pensione aperti e i pip viene pubblicato il rendimento al netto della commissione finanziaria applicata ordinariamente. I rendimenti pubblicati nell’elenco non considerano gli oneri che gravano direttamente sull’aderente. Non coincidono quindi con il rendimento effettivamente conseguito dal singolo aderente, che è al netto anche di questi ultimi costi. Vengono infine posti una serie di avvisi utili in quest’anno di turbolenza per via del Covid-19.
Va sempre tenuto a mente come i rendimenti sono soggetti a oscillazioni. Per questo è necessario valutarli in un’ottica di lungo periodo. I rendimenti realizzati nel passato non sono indicativi dei rendimenti futuri: se una linea ha conseguito risultati molto positivi in un determinato arco temporale, non c’è certezza che negli anni a venire essa continuerà a risultare profittevole (e viceversa).
Attingendo alle ultime elaborazioni della Covip, aggiornate a fine giugno, è utile poi toccare con mano come stia andando il 2020 dei fondi pensione. I mercati finanziari hanno recuperato terreno nel secondo trimestre. Le misure espansive adottate nelle principali aree economiche e l’allentamento dei provvedimenti restrittivi decisi dalle autorità sanitarie hanno reso più distese le condizioni sui mercati. I rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine si sono stabilizzati sia negli Usa sia nell’area dell’euro. I differenziali di rendimento dei titoli governativi italiani rispetto ai tedeschi sono diminuiti. I listini azionari sono progressivamente risaliti, riavvicinandosi nel complesso ai valori di fine 2019, e la volatilità si è notevolmente ridotta. I risultati delle forme complementari sono risaliti, pur continuando in media a rimanere negativi rispetto alla fine del 2019.
Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i fondi negoziali hanno perso l’1,1%. In negativo del 2,3 e del 6,5%, rispettivamente, i fondi aperti e i pip di ramo III, caratterizzati da maggiore esposizione azionaria. Per le gestioni separate di ramo I il risultato è stato pari allo 0,7%. Valutando i rendimenti su orizzonti più propri del risparmio previdenziale, essi restano però soddisfacenti. Nei dieci anni da inizio 2010 a fine 2019, il rendimento medio annuo composto è stato pari al 3,6% per i fondi negoziali, al 3,8% per i fondi aperti e per i pip di ramo III, e al 2,6% per le gestioni di ramo I. Aggiungendo ai dieci anni gli ultimi sei mesi, i rendimenti medi annui composti scendono al 3,3% per i fondi negoziali, al 3,4 per i fondi aperti e al 3 per i pip di ramo III. Restano pari al 2,5% i prodotti di ramo I. Per entrambi i periodi, la rivalutazione del tfr è risultata pari al 2% annuo. (riproduzione riservata)

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