La pietra filosofale, il welfare e quel Franz Kafka che incominciò alle Assicurazioni Generali

AGENTI

Autore: Anna Fasoli
ASSINEWS 324 – novembre 2020

Secondo gli antichi alchimisti, la pietra filosofale aveva un triplice potere: l’immortalità, l’onniscienza, la trasmutazione in oro di ogni metallo. Insomma era la summa di ogni sapere, agire, ricchezza. Non male, davvero. Eppure quello che forse, dopo così tanti secoli e scritti, riflessioni sull’oggetto introvabile affascina di più resta la sua perenne ricerca. È insomma proprio il percorso tracciato dagli sforzi per scovarla, che ha portato l’immaginazione a tratti nella magia, altri nella narrativa letteraria, oggi nel fantasy, nel cinema e che ne esalta la forza.

Invisibile, possibile anzi, perché non ne esiste prova. Ho pensato a questo nel momento in cui ho messo le dita sulla tastiera, all’elemento che, pur sfuggente, sa far da catalizzatore, stregando, letteralmente nel caso degli alchimisti, più pragmaticamente orientando, nel caso degli assicuratori. Che cosa? Il modo di procedere. E questa volta, verso un nuovo concetto di welfare.

Welfare sì, ma solo se responsabile
Welfare come sistema di protezione sociale, non c’è dubbio, ma con una vocazione più ampia, che è quella collaborativa. Welfare come sistema di incentivazione e sviluppo. Resta vero, al contempo, che quello di cui abbiamo bisogno non è né un’utopia, né una chimera. A noi interessa entrare in una rete di attività e scelte che sfocino in azioni chiare, in una processualità fattibile dunque, e molto efficace nei risultati. La pietra filosofale, appunto… Credo sia davvero cruciale richiamare l’attenzione su quello che ciascuno di noi, nella professione che svolge, qui può fare.

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