Fmi migliora la stima sul pil italiano a -10,6% nel 2020

di Renzo Nicolai
Il Fondo monetario rivede al rialzo la previsione sul pil italiano nel 2020, portandola a -10,6%, in miglioramento di 2,2 punti percentuali rispetto alle stime di giugno. La contrazione è però ancora più profonda di quanto stimato dal governo Conte nella Nota di Aggiornamento del Def, ovvero -9% sull’anno precedente.

Nel World Economic Outlook pubblicato oggi e a seguito anche della minore contrazione prevista per il 2020, il Fondo ha rivisto al ribasso, di 1,1 punto percentuale, la stima per il 2021, anno in cui la crescita del pil è vista al 5,2%. Entrambe le nuove proiezioni sono in linea con il trend più ampio, che ha visto un crollo meno pesante delle attese nel 2° trimestre, seppur molto pesante, e una ripresa più rapida di quanto stimato nei primi due mesi del periodo luglio-settembre.

Tra i singoli indicatori, il tasso di disoccupazione, pari al 9,9% nel 2019, dovrebbe salire secondo le stime dell’Fmi all’11% nel 2020 e all’11,8% nel 2021. Ad agosto il tasso di disoccupazione italiano si attestava al 9,7%, ma secondo la maggior parte degli osservatori forniva un’immagine falsata dai programmi di cassa integrazione e dalla scarsa partecipazione al mercato del lavoro. Le stime dell’Fmi vedono inoltre un rapporto debito/pil al 161,8% nel 2020, con un prima contenuta discesa al 158,3% nel 2021 e un calo più significativo solo su un orizzonte più ampio, al 152,6% nel 2025. Il deficit di bilancio è atteso al 13% del pil per l’anno in corso, al 6,2% nel 2021 e al 2,5% nel 2025. In dettaglio sul mercato obbligazionario italiano, l’istituto internazionale con sede a New York che rappresenta 189 paesi, evidenzia come i tassi di finanziamento sovrani siano scesi a partire da giugno-luglio nel momento in cui l’Unione Europea ha istituito il Recovery Fund e il Qe di emergenza pandemica della Bce è stato ampliato e prolungato.

L’Fmi prevede che quest’anno il pil mondiale diminuirà del 4,4%, una flessione meno grave del 5,2% previsto dall’Fmi a giugno. «Ci sono alcuni motivi per essere fiduciosi», ha scritto Gita Gopinath, capo economista dell’Fmi. «I test sono stati intensificati, i trattamenti stanno migliorando e le sperimentazioni sui vaccini procedono. (riproduzione riservata)

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