Covid, vacilla lo scudo assicurativo

di Anna Messia
Si fa in salita la strada verso lo scudo assicurativo italiano contro le pandemie dopo che i riassicuratori mondiali, da Munich Re a Swiss Re, hanno deciso di frenare sulle coperture considerando insostenibili le perdite per il Covid. In ballo c’è il tavolo aperto nei mesi scorsi dall’Ania con l’obiettivo di individuare una soluzione pubblico-privata contro le pandemie. Il comitato di esperti è intenzionato a formulare una proposta da presentare al governo, come aveva annunciato la presidente dell’associazione degli assicuratori Maria Bianca Farina. «Presenteremo al governo il nostro modello basato su una partnership pubblico-privata», aveva detto a giugno in occasione dell’Insurance Day 2020 organizzato da MF-Milano Finanza, aggiungendo che l’intenzione è tracciare «la via italiana da presentare anche in Europa, dove il dibattito sulle coperture da rischio pandemico è molto attivo ed efficace». Nuovi modelli che potrebbero essere l’occasione per colmare il divario assicurativo che caratterizza l’Italia rispetto ad altri mercati europei nel ramo Danni e il Covid 19, nel bene e nel male. Le assicurazioni italiane, a differenza di altri big europei (come i Lloyd’s di Londra, che per i sinistri hanno pagato un conto di 5 miliardi di sterline), sono passate indenni dalla pandemia vista la scarsissima diffusione di coperture per l’interruzione dell’attività (business interruption). Un modello pubblico-privato, con l’intervento di assicuratori, riassicuratori, governi nazionali e Unione Europea, potrebbe essere quindi il modo per avvicinare gli assicuratori italiani a questo business, ma il progetto rischia di vacillare per via di un anello della catena che si è indebolito: i riassicuratori, appunto, per i quali una pandemia che colpisce interi continenti come il Covid 19 non consente di diversificare il rischio, regola inviolabile per oggi assicuratore. «I costi delle pandemie globali come il Covid-19 superano la capacità del settore assicurativo globale, rendendoli rischi non assicurabili», ha detto nei giorni scorsi Beta Strebel, capo di Swiss Re per il Medio Oriente e l’Africa. Anche Munich Re non sembra più intenzionata a coprire le imprese contro le perdite dovute alla pandemia dopo che l’azienda ha subito un colpo da 1,5 miliardi, in questo caso non tanto per la business interruption quanto per le cancellazione dei grandi eventi.

Per Ania non sarà facile riuscire a far quadrare il cerchio senza i riassicuratori (che chiedono interventi incisivi dai governi), ma l’associazione sembra intenzionata ad andare avanti. (riproduzione riservata)

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