Acri-Ipsos: gli italiani che se lo possono permettere dopo il Covid investono su prodotti sicuri

La pandemia taglia i consumi delle famiglie e gli italiani che riescono ad accantonare qualcosa puntano su prodotti finanziari sicuri. È quanto emerge dalla ricerca Acri-Ipsos realizzata in occasione della ventesima edizione della Giornata mondiale del risparmio.

La propensione alla liquidità resta ovviamente maggioritaria e in linea con l’anno scorso (63%), anche se la novità della ricerca di quest’anno è il desiderio di investire una parte dei risparmi: lo fa il 35% di chi riesce a risparmiare (34% nel 2019) con un netto rialzo di quanti dichiarano che, alla luce della situazione economica attuale, sia preferibile investire in strumenti finanziari sicuri mentre gli strumenti finanziari rischiosi rimangono appannaggio di una piccola minoranza (9%).

Il 33% degli italiani preferisce investire in strumenti finanziari sicuri, superando così il mattone (32%), da sempre in testa alle preferenze.

Ancora poco conosciuti i prodotti finanziari costruiti con una attenzione specifica ai criteri Esg.

Acri-Ipsos

Come spiega il presidente Acri Francesco Profumo, “La pandemia ha innescato una crisi senza precedenti nel nostro Paese, la cui dimensione non è ancora quantificabile con esattezza. La cosiddetta seconda ondata rischia di essere ancora più devastante di quella di primavera. Di fronte a questo scenario, cresce una grande polarizzazione tra gli italiani: da un lato, aumenta la propensione al risparmio di chi era nella condizione di risparmiare anche prima, dall’altro lato, la crisi sta colpendo pesantemente le famiglie che erano già in difficoltà. Il lockdown e il clima di incertezza che stiamo ancora vivendo hanno fatto crescere complessivamente il risparmio privato ma è un’accumulazione che non si traduce in investimenti, non è un motore di sviluppo. La crisi è grave per la grande maggioranza degli italiani, ma le preoccupazioni legate alla diffusione del contagio e alla capacità di risposta del sistema sanitario spostano in avanti i timori per le ripercussioni economiche della pandemia nel nostro Paese e nel mondo”.

Dallo studio si rileva inoltre l’incremento della percentuale di famiglie che dichiarano di essere state colpite dalla crisi riguardo al lavoro, andando così ad aumentare il divario economico. Nel 2020 il 27% del campione contro il 23% dell’anno precedente sostiene di essere stato colpito (il 13% in maniera grave come la perdita del posto del lavoro o la mancanza di stipendio).

Per la situazione economica personale o familiare, tre italiani su dieci non sono in grado di affrontare un secondo lockdown.