Dove vanno i family office

Una nuova indagine internazionale indica le direttrici lungo cui si muovono i grandi capitali famigliari
di Claudio Devecchi

Da qualche giorno è disponibile l’ultima survey 2019 The Global Family Office Report a cura di Campden Research e di Ubs, che fa il punto della situazione nel mondo, grazie alla collaborazione di 360 Family Office. I family office sono società di servizi che gestiscono il patrimonio di una o più famiglie facoltose, coordinandone la gestione finanziaria e amministrativa. Sono sia single che multi, e quelli oggetto della ricerca hanno patrimoni in gestione per famiglia intorno ai 150 milioni di dollari. Le famiglie intervistate sono presenti con numerose generazioni, si possono quindi definire multi-famiglie, in quanto numerosi sono i loro componenti, famigliari e parenti.
Gli stimoli risultano numerosi, soprattutto se confrontati con la realtà italiana, in quanto il 32% degli intervistati risiede in Europa. Emergono alcuni messaggi chiave che possono essere sintetizzati. Il 20% dei family office ha preso in considerazione l’idea di fare un robusto piano di sicurezza informatica, individuando un preciso perimetro di sicurezza cibernetica a fronte, tra l’altro, del più comune attacco truffaldino, il cosiddetto phishing. In secondo luogo il 34% ha esaminato e studiato gli investimenti sostenibili e socialmente utili (impact investing) per canalizzare nel medio periodo (cinque anni) una ricchezza, solo per l’impact investing, di 502 miliardi di dollari. Inoltre la gran parte dei family office interpellati afferma di essere fortemente consapevole dell’importanza e della rilevanza della tecnologia. In particolare, l’87% (quindi ben 313 family office) ritiene che l’intelligenza artificiale sarà una forza dirompente per l’impatto che avrà sul business globale.
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Un altro 56% pensa che la tecnologia della blockchain cambierà radicalmente il modo di investire nel futuro. Essi prevedono che l’intelligenza artificiale impatterà soprattutto sulla pianificazione finanziaria, sulle strategie di investimento, sulle metriche di misurazione di rischi, sugli obblighi giuridici, legali e amministrativi. Altro punto riguarda la necessità di affrontare la successione a viso aperto (quindi in modo palese e non surrettizio o naturale, come spesso si è abituati a vedere in Italia): infatti ben il 54% delle famiglie ha ormai il loro piano di successione approvato da tutti gli interessati e in esecuzione. Gli altri (46%) devono ancora prepararlo. I consigli o i suggerimenti di chi l’ha fatto sono in breve: definire un modello per la futura leadership, così da individuare e risolvere le questioni chiave da affrontare; identificare le capacità, le abilità e le attitudini necessarie per svolgere la futura leadership; definire e mettere in pratica un equo e solido processo di scouting per individuare il leader; educare in via anticipata i futuri leader con particolare attenzione ai comportamenti che dovranno assumere una volta acquisito il potere di gestione e di influenza; disegnare un sistema di valutazione dei risultati ottenuti tramite la leadership; preparare, infine, il terreno per una successione corretta, non ambigua e responsabile. Tutto ciò potrebbe essere meglio raggiunto sia con interventi formativi sul passaggio generazionale che ascoltando le esperienze altrui e facendone tesoro.
Da tutto quanto precede, fare in casa e da soli un passaggio successorio potrebbe, quindi, essere abbastanza pericoloso o quantomeno lungo, ambiguo e tortuoso. L’alternativa è quella di utilizzare seri e preparati professionisti, dal dottore commercialista al legale della famiglia, dal private banker di fiducia al consulente direzionale o un team costituito da questi professionisti, che siano preparati e capaci non solo e non tanto di ammannire strumenti, ma ancor prima sappiano usare logiche, metodi e procedimenti utili per impostare e programmare il processo successorio della famiglia in questione. (riproduzione riservata)

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