In pensione prima, con più tasse

La legge di Bilancio varata ieri prevede una stretta fiscale da 10 miliardi e pochi risparmi. Tre miliardi al cuneo fiscale, la sorpresa sarà la fine di Quota 100. Si parte al Senato, cruciale la mediazione di Conte

Il governo del bastone e della carota. Nella prossima legge di Bilancio è in arrivo un salasso da ben 10 miliardi, tra nuove tasse per quasi 5 miliardi e strette fiscali varie: da quella sulle compensazioni oltre i 5 mila euro a quelle sulle detrazioni Irpef per i redditi più alti. Ma specularmente si fa largo anche la lusinga del superamento definitivo della legge Fornero già con la manovra 2020. D’altronde è stato lo stesso ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, ieri, a lanciare il cuore oltre l’ostacolo, spiegando che «a breve si convocheranno i sindacati per discutere di una riforma complessiva del sistema pensionistico». Nella scrittura della manovra, che impegnerà il Parlamento fino alla fine dell’anno, potrebbe quindi concretizzarsi anche una vera e propria riforma delle pensioni, attesa da milioni di italiani. «Quota 100 è stata un taxi per arrivare alla nuova riforma», sintetizza, parlando con MF-Milano Finanza, Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali e tra i consiglieri economici di Palazzo Chigi. Se è vero che finora tutte le energie del governo si sono concentrate sulla ricerca delle coperture per la legge di Bilancio 2020, adesso il tema tornerà d’attualità, anche perché una revisione complessiva del sistema permetterebbe probabilmente di superare anche le divergenze tra M5s e Italia Viva sull’abolizione di Quota 100. Una querelle che ha messo in fibrillazione il governo negli ultimi, difficili, giorni di scrittura della finanziaria. Con il rischio concreto di far riesplodere le tensioni in fase di approvazione della manovra. Un rischio da evitare a tutti i costi soprattutto se, come pare, il ddl di Bilancio approderà al Senato, dove la maggioranza è appesa proprio agli umori di Matteo Renzi e dei suoi. Il punto di partenza per la riforma sarebbe infatti quella di mantenere ferma Quota 100 per il prossimo anno, magari concedendo una modifica delle finestre per accontentare i renziani, ma già dal 2021 superare la misura, con un check up completo alla legge Fornero. «Nella maggioranza le sensibilità sono diverse, è noto, ma la legge di Bilancio dovrà almeno contenere le direttive della nuova riforma, pur rinviando i dettagli a una norma da emanare il prossimo anno», aggiunge Brambilla, che non ha dubbi sul fatto che la questione entrerà nella prossima manovra. Il tema comunque non è di quelli da strombazzare, almeno fino a quando le negoziazioni con l’Europa sulla flessibilità di bilancio, che vale quasi metà delle coperture (14 miliardi), non saranno andate in porto. Ci penserà come al solito il premier Giuseppe Conte con le sue capacità diplomatiche. O almeno proverà. Come ci proverà anche il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che si è trovato a dover fronteggiare una manovra salva-aumento Iva tutta in salita. Intanto di certo c’è però che la finanziaria da 30 miliardi di euro, approvata ieri dal Consiglio dei ministri, ha attinto generosamente al capitolo fiscale, portando a casa un bottino da 10 miliardi tra strette di varia natura, dalle dta sulle banche (come anticipato da MF-Milano Finanza) alle nuove tasse, come la carbon tax e il balzello sugli imballaggi. Mentre dall’efficientamento della spesa è previsto un risparmio di poco superiore agli 1,8 miliardi. Per il capitolo crescita, oltre alla sterilizzazione degli aumenti IVA da 23 miliardi, la manovra 2020 affida il   compito di rianimare l’economia italiana (crescita ferma al +0,1% per il 2019) al taglio del cuneo fiscale per i redditi fino a 35 mila euro, con 3 miliardi per il 2020 (5 miliardi dal 2021), sgravio che scatterà solo a metà del prossimo anno. Ci sono poi gli investimenti green, con circa 10 miliardi nei prossimi tre anni, solo grazie ai fondi Ue e a quelli già stanziati dal governo Gentiloni. Ancora si spera nell’effetto volano di misure come il rifinanziamento di Industria 4.0 e del fondo centrale di garanzia per le pmi con 700 milioni già nel 2019, e si mettere in piedi un fondo famiglie da 2 miliardi, di cui però solo 500 milioni sono risorse fresche. Sul versante delle agevolazioni, il governo è riuscito poi a prorogare i bonus per le ristrutturazioni edilizie e l’ecobonus, introducendo anche un bonus «facciate» con un credito fiscale addirittura del 90%. Al netto di queste proroghe, le altre misure che mettono in tasca qualcosa in più ai contribuenti sono legate alla lotta all’utilizzo del contante, altro cavallo di battaglia dell’esecutivo, che infatti ha deciso anche l’abbassamento della soglia dell’utilizzo dei contanti a 2 mila euro, ma solo dal 2021. Sotto il cappello dell’economia cashless rientrano le detrazioni per chi pagherà con mezzi tracciabili le fatture in settori ad alto  rischio di evasione, il potenziamento della lotteria degli scontrini, le sanzioni per i commercianti che rifiutano il Bancomat. (riproduzione riservata)

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