Con Opzione Donna attenzione al taglio dell’assegno

di Carlo Giuro

Nella Nota di aggiornamento al Def approvata dal Governo si tracciano gli indirizzi di politica economica che caratterizzeranno la manovra in costruzione e quelle successive in un orizzonte di un triennio (2020-2022). Il documento riporta anche una serie di misure previdenziali che si intendono implementare, tra cui in particolare Opzione Donna e l’Ape social, il cui rinnovo per il 2020 trova esplicita citazione anche nel Documento programmatico di Bilancio approvato nei giorni scorsi dal consiglio dei ministri. Ruolo centrale assume l’attenzione al segmento femminile anche con la volontà dichiarata di valorizzare a livello normativo la figura del caregiver, ovvero di chi si prende cura dei propri familiari. Pietra miliare delle pensioni rosa è Opzione Donna, la possibilità cioè per le donne lavoratrici, sia dipendenti sia autonome, di accedere anticipata
mente al trattamento pensionistico con requisiti contributivi e anagrafici ridotti rispetto a quanto richiesto per accedere a pensione di vecchiaia o pensione anticipata. Il profilo di attenzione è legato al fatto che nell’ipotesi in cui si opti per tale canale di pensionamento l’assegno di quiescenza è calcolato integralmente con il contributivo, con un effetto riduttivo dell’importo. È utile ricordare come Opzione Donna non sia una novità del sistema previdenziale italiano, essendo stata introdotta dalla riforma Maroni del 2004 in via sperimentale dal 1° gennaio 2008 fino al 31 dicembre 2015. Nella versione originaria permetteva di accedere al trattamento pensionistico con un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e un’età anagrafica pari ad almeno 57 anni se lavoratrici dipendenti e 58 anni se lavoratrici autonome. La fase di maggiore utilizzo di tale soluzione di flessibilità in uscita è stata quella successiva alla riforma Fornero che ha considerevolmente innalza
to i limiti anagrafici per il pensionamento di vecchiaia. Vi sono state nel tempo una serie di proroghe di Opzione Donna con, ultima in ordine di tempo, quella varata dal precedente governo gialloverde che ha attribuito la possibilità di richiedere questo accesso a pensionamento anticipato a tutte le donne lavoratrici che hanno maturato un’anzianità contributiva pari ad almeno 35 anni e hanno raggiunto almeno 58 anni di età anagrafica se dipendenti, elevati ad almeno 59 anni se autonome, entro il 31 dicembre 2018. Va anche sottolineato come i requisiti non vengono adeguati all’incremento della speranza di vita. È utile però ricordare come in caso di pensionamento con Opzione Donna si applica poi la finestra mobile di 12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti per le lavoratrici dipendenti e di 18 mesi per le lavoratrici autonome. Ora si tratta di capire come potrebbe evolversi opzione donna. (riproduzione riservata)

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