Nagel apre sulla governance

di Luca Gualtieri

Alberto Nagel difende la strategia di Mediobanca dalle critiche di Leonardo Del Vecchio, ma apre a un miglioramento della governance. Sono questi i due messaggi che il ceo ha lanciato nel giorno della presentazione dei risultati trimestrali e a brevissima distanza dall’assemblea che lunedì 28 sarà chiamata ad approvare il bilancio. Parole molto attese perché le prime dopo il blitz che a settembre ha portato Del Vecchio al 6,99% di Mediobanca (la quota attuale sarebbe di poco inferiore all’8%) e dopo gli affilati commenti dell’imprenditore sulla strategia dell’istituto. Commenti a cui Nagel ieri ha risposto con diplomazia, proponendo una collaborazione su tematiche di interesse per la banca: «Siamo aperti a ogni suggerimento utile e nell’interesse della banca ogni proposta sarà considerata e valutata in consiglio di amministrazione», ha spiegato il ceo dopo aver spiegato che il management deve «rimanere concentrati su quello che facciamo. Ma è nostra consuetudine confrontarci con gli azionisti e le faremo con Delfin. Ci interfacceremo con Delfin per discutere di eventuali loro proposte e suggerimenti. Dobbiamo rimanere concentrati sulle consegne del nostro piano, anche perché siamo in una situazione di mercato che nei prossimi anni vedrà un contesto di tassi negativi», ha concluso Nagel. Le aperture fatte ieri riguardano soprattutto gli assetti di governo: il cda di Mediobanca «è sempre attento a migliorare la governance dell’istituto», ma è pur vero che «dal punto di vista del ranking, la nostra governance è considerata attualmente molto bene: questo non vuol dire però che ci sono spazi di miglioramento e che il consiglio periodicamente non faccia le sue riflessioni» su questo tema. Nagel ha peraltro puntualizzato che un eventuale cambio dello statuto «è di competenza degli azionisti». Sulla strategia industriale il banchiere ha difeso le scelte fatte finora: «Mediobanca prosegue nel suo percorso di crescita, confermando la distintività e la sostenibilità del suo modello di business: focalizzazione su attività a elevata specializzazione e marginalità, la cui crescita deriva da tendenze strutturali di lungo termine, ampia dotazione di capitale, profilo di rischio tra i più contenuti in Europa», ha precisato Nagel L’istituto di Piazzetta Cuccia, ha aggiunto, «è cresciuto molto attraverso espansione delle masse gestite e degli impieghi, che ha portato a una crescita dei ricavi e dell’utile. Una sovraperformance», ha concluso, «che si è tradotta anche in sovraperformance dal punto di vista borsistico». A questo punto il prossimo passo del confronto tra il vertice di Mediobanca e Del Vecchio sarà l’assemblea di lunedì, alla quale Delfin dovrebbe partecipare per l’8% depositato mercoledì 23. Nel frattempo il numero uno di EssilorLuxottica appare determinato a superare il 10%, una volta ottenuta luce verde dalla Bce. (riproduzione riservata)

Nel trimestre risultati superiori alle attese. La diversificazione paga
di Oscar Bodini (MF-DowJones)
Mediobanca ha chiuso il primo trimestre dell’esercizio 2019-20 riportando un utile netto in crescita tendenziale del 10% a 271 milioni di euro, battendo le stime del consensus fissato a 250 milioni. I ricavi sono aumentati del 7% a 684 milioni, dato che anche in questo caso supera il consensus posto a 680 milioni. Il margine d’interesse è poi migliorato del 4,4% a 359,1 milioni trainato dai buoni riscontri della parte consumer, mentre le commissioni nette sono rimaste stabili a 154,9 milioni. L’indice costi/ricavi segna poi un 41,3%, con i costi complessivi di struttura che nel periodo in esame sono saliti del 4,1% a 282,5 milioni. La redditività si conferma superiore alla media del settore, grazie a un rote del 10%. Le rettifiche su
crediti sono aumentate del 10,7% a 65,1 milioni, in crescita sul lato consumer e in flessione nello specialty finance. Gli impieghi verso clientela sono poi aumentati da 44,4 a 45 miliardi, mentre le attività finanziarie del wealth management sono salite a 68,4 miliardi. Sul fronte patrimoniale, il Common Equity Tier 1 ratio si attesta al 14,2%, in linea con quello al 30 giugno, mentre il Total Capital si conferma al 17,4%. I ratio fully loaded senza Danish Compromise, sono rispettivamente del 13% (Cet1 ratio) e 16,4% (Total capital). L’apporto dalla partecipazione in Generali trova intanto conferma nella trimestrale che ha visto l’utile netto salire del 10% a 271 milioni, ai massimi livelli degli ultimi tre anni, e i ricavi
crescere del 7% a 684 milioni. Grazie alla vendita di Generali Leben la compagnia ha dato un contributo di 135,5 milioni (dai 98 milioni un anno fa) a Piazzetta Cuccia. Per il resto i ricavi beneficiano del margine di interesse aumentato del 4,4% a 359,1 milioni per il contributo del consumer (+5,2%) e del wealth management (+7,3%) a fronte di un corporate investment banking stabile. Le commissioni nette restano ferme a 154,9 milioni: il rallentamento di capital market e specialty finance viene compensato dall’ingresso della boutique francese Messier Maris (con 10,4 milioni), l’ultima acquisizione effettuata da Mediobanca Un analista di una primaria casa d’affari interpellato a caldo da MF-Dowjones ha spiegato che «il net interest income ha superato le attese e questo è uno degli elementi su cui il mercato si focalizza molto. Anche l’utile netto ha battuto le stime, mentre ricavi, commissioni e costi sono stati in linea con le attese. Bene il livello di capitale». (riproduzione riservata)

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