Mediobanca, Delfin prende tempo

Intanto Consob mette nel radar il blitz che ha portato Del Vecchio al 6,94% della merchant
Il giallo sulle prossime mosse: nuovi acquisti o un tentativo di appeasement sullo Ieo-Monzino

La Consob ha messo sotto la lente la vicenda Mediobanca- Delfin dopo il blitz che ha portato la holding di Leonardo Del Vecchio al 6,94% della merchant milanese. Un monitoraggio serrato, avviato a seguito delle molte indiscrezioni che, nelle ultime settimane, hanno mosso il titolo Mediobanca. Al momento non si ravvisano specifici profili di illiceità e le iniziative prese dalla commissione presieduta da Paolo Savona consisterebbero in scambi di informazioni con le controparti in campo. Vero è in ogni caso che la vicenda sta calamitando l’attenzione della city milanese e del mercato.

Ieri ad esempio, allo scadere dei termini previsti, Delfin ha scelto di non presentare l’integrazione all’ordine del giorno dell’assemblea che il prossimo 28 ottobre voterà il bilancio della merchant. Secondo ipotesi circolate nei giorni precedenti Del Vecchio avrebbe valutato di chiedere la modifica degli articoli di statuto che disciplinano la nomina dell’amministratore delegato. Una mossa che, se confermata, avrebbe contrapposto nettamente il presidente esecutivo di EssilorLuxottica e la prima linea di Mediobanca, a partire dal ceo Alberto Nagel. Evidentemente però Del Vecchio e il suo fedele manager Francesco Milleri (assistiti dall’avvocato Sergio Erede) hanno scelto un’altra strategia. Una strategia che però al momento è tutt’altro che chiara.

Da un lato Delfin non ha mai escluso la disponibilità a effettuare nuovi acquisti sul mercato, portandosi anche al di sopra della soglia rilevante del 10%. Rumor non confermati danno peraltro Del Vecchio molto vicino a quella percentuale anche perché gli acquisti tra il 5 e il 10% non devono essere comunicati a Consob.
Il superamento del 10% però non è un passo semplicissimo. L’arbitro della partita sarà infatti la Banca Centrale Europea che dovrà autorizzare gli ulteriori acquisti sulla base delle disposizioni della direttiva Crd 4. Oltre all’onorabilità personale e alle risorse a disposizione, a finire sotto la lente del regolatore in questi casi è la competenza professionale del compratore, intesa come l’esperienza pregressa nel settore finanziario. Se insomma scalare Mediobanca sarebbe impresa complessa, qualcuno ipotizza che un appeasement tra le parti sia ancora possibile.

Il terreno di incontro potrebbe essere proprio quello Ieo-Monzino sul cui terreno negli anni scorsi si è aperto il conflitto tra Mediobanca e Del Vecchio. Dopo il blitz dello scorso 17 settembre non ci sarebbero stati contatti diretti tra Nagel e il fondatore di Luxottica, ma è possibile che i rispettivi emissari stiano sondando il terreno. Di certo oggi in molti vogliono evitare uno scontro al calor bianco attorno a Mediobanca.

Anche il vertice di Unicredit, con cui in passato non sono mancati gli screzi, ha preso le distanze dalla partita. Impegnato nella stesura del piano industriale il ceo Jean Pierre Mustier continua a vedere Piazzetta Cuccia come una partecipazione finanziaria destinata, prima o poi, alla valorizzazione. Da questo punto di vista è interessante notare che nei giorni scorsi il titolo Mediobanca si è allineato al valore di carico di Unicredit: oggi le azioni quotano a 9,82 euro contro i 9,89 euro a cui sono iscritto nel bilancio di piazza Gae Aulenti. I presupposti per una cessione della quota, insomma, ci sono.

Fonte: logo_mf