Crescita Reale, per chi non ama il rischio

La polizza a premi ricorrenti di Reale Mutua punta ai versamenti periodici e alla stabilità della gestione separata Reale Uno

di di Fausto Tenini e Alessandro Lazzari *

Il prodotto assicurativo offerto dalla compagnia Reale Mutua preso in esame in questa occasione è Crescita Reale premi ricorrenti. In sintesi si tratta di un contratto di assicurazione a premi unici ricorrenti, appartenente al Ramo I, le cui prestazioni si rivalutano in base al rendimento della gestione separata denominata Reale Uno. Di conseguenza è un prodotto che coniuga un rischio finanziario molto contenuto, derivante dal motore utilizzato per la generazione di performance costituto unicamente da una gestione a basso rischio e di natura prevalentemente obbligazionaria, alle classiche esigenze di protezione. Crescita Reale premi ricorrenti ha come obiettivo la protezione del capitale e un modesto incremento dello stesso nel tempo, come confermato dai valori espressi nel Kid. Il prodotto è flessibile, permettendo la scelta tra versamenti mensili, trimestrali, semestrali o annuali, con la possibilità di aumentare o diminuire l’importo del premio entro i limiti previsti, e di sospendere e riattivare i versamenti. Per quanto concerne i puri aspetti assicurativi, il contraente, in relazione agli obiettivi perseguiti, sceglie la durata del contratto, che può oscillare da un minimo di 10 anni a un massimo di 25 anni. II contratto garantisce alla scadenza contrattuale, in caso di decesso e in caso di riscatto, il capitale investito rivalutato ad ogni anniversario della data di decorrenza in base al rendimento del fondo Reale Uno, diminuito della commissione di rivalutazione annua. Non è possibile effettuare versamenti aggiuntivi. La prestazione in caso di vita coincide per questo prodotto con le prestazioni in caso di decesso dell’assicurato: Reale Mutua liquiderà la prestazione assicurata riproporzionata in presenza di eventuali riscatti parziali. Il riscatto parziale è previsto, passato un anno dalla conclusione del contratto e con valori minimi di 500 euro e capitale residuo minimo di 1.000 euro. I costi di riscatto anticipato sono determinati al 4% dopo il primo anno, 3% al secondo anno, 2% al terzo ano e 1% al quarto anno, mentre scendono a zero dal quinto anno in avanti; ciò va nettamente a favore, come tipicamente accade per i prodotti assicurativi, di un impegno pluriennale. Vincoli vengono fissati anche relativamente agli importi dei premi unici ricorrenti, che possono oscillare tra un minimo di 600 euro e un massimo di 18 mila euro. Per quanto riguarda il motore finanziario sottostante al prodotto, la gestione separata Reale Uno ha espresso nel 2018 una performance annua, al lordo dei costi, pari al 2,36%. La compagnia ritiene però che anche nel perdurare dell’attuale scenario di bassi tassi di interesse, dal prossimo anno i rendimenti della gestione separata Reale Uno invertiranno il trend di riduzione registrato nel corso del 2019, grazie alle scelte di asset allocation che mirano a raggiungere una minore volatilità attesa sui rendimenti futuri della gestione separata stessa. Il peso dei Btp è attualmente di poco superiore a quello degli altrui titoli di Stato in euro, a loro volta più importanti delle obbligazioni corporate in portafoglio (27%). Gli Oicr sono invece poco presenti, mantenendosi a ridosso del 2% di peso. Il periodo di detenzione raccomandato del prodotto è pari a 10 anni e su tale arco temporale vengono proiettati i rendimenti ipotetici evidenziati nel Kid. Dicumento attraverso il quale il contraente-investitore può farsi un’idea di quanto, al netto dei costi, l’investimento nel prodotto assicurativo può restituire un rendimento positivo, o anche negativo, in base alle dinamiche dei mercati finanziari. Sull’orizoonte di 10 anni, al netto dei costi, il Kid stima una perdita media annua dello 0,68% nel caso peggiore, mentre lo scenario moderatamente a favore vede un risultato positivo annuo dell’1,26% (sale a +1,33% nel caso migliore). L’impatto dei costi è accettabile sul lungo termine, fissandosi dopo 10 anni al 1,69% annuo, mentre è da evitare l’uscita dopo il primo anno (-9,46%). (riproduzione riservata)

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