Anche i colossi del web ti faranno la polizza

Se avete imparato a conoscere le Fintech, adesso c’è da scoprire il mondo Insurtech. Quel matrimonio tra compagnie assicurative di tutto il mondo e giovani startup, promosso dalla rivoluzione digitale. Alla festa del business partecipano anche (meglio, si autoinvitano) i Tech-giants come Amazon, Google, Facebook, Alibaba che hanno già annusato l’affare.
A scattare una fotografia della situazione attuale ci hanno pensato Everis, società che offre alle aziende clienti i servizi di outsourcing e applicazioni tecnologiche e la capogruppo Ntt Data. Giunto alla terza edizione l’Insurtech outlook 2019 regista numeri di crescita impressionanti. Nel periodo 2016-18 gli investimenti in startup attive nel campo delle assicurazioni hanno toccato quota 11,2 miliardi di dollari. Più del doppio di quanto raccolto (5,5 miliardi) nei cinque anni precedenti, a partire dal 2010. Quali sono i settori maggiormente finanziati, quindi considerati a più alto potenziale di crescita? Sicuramente il comparto salute che nel triennio ha raccolto 3,5 miliardi (più 153%) seguito dal business con le nuove nicchie di mercato come i processi di pagamento da assicurare (2,7 miliardi) e poi l’automobile (1,5 miliardi) seguita da casa e ramo vita (0,8 miliardi ciascuno).
«Investimenti di queste dimensioni ci dicono che l’Insurtech è oramai un mondo autonomo dal Fintech, con caratteri specifici e una sua ragione di stare sul mercato», spiega Stefano D’Ellena, head of insurance per Everis. Lo studio ha realizzato anche un sondaggio tra i dirigenti di 43 compagnie presenti in Europa, Asia Pacifico, America Latina: l’86% del campione è convinto che nel giro di tre anni l’effetto Insurtech sulla propria compagnia assicurativa sarà molto forte. E grandi cambiamenti sono in arrivo per il mondo auto e salute. «Questo il vero fronte caldo, perché è sempre più importante la gestione dei dati sensibili dei clienti. Qui le assicurazioni hanno spazi per crescere», spiega l’esperto. Basta vedere il successo di una startup come l’americana Oscar, che offre polizze di copertura sanitaria a partire da un modello di comportamento: riesce a spuntare premi più bassi chi condivide i dati dell’attività fisica, rilevati attraverso sensori e wearable. Oltre a un set di informazioni e servizi utili al proprio benessere. «In Italia qualcosa del genere lo hanno avviato Reale Mutua e Technogym. Ma anche Generali con Vitality: un programma che attraverso la sottoscrizione di una polizza mette a disposizione servizi e obiettivi di wellness da raggiungere».
Invece, è un po’ fermo il tema di protezione della casa dopo tentativi di offrire pacchetti homebox a difesa dell’abitazione «che non sono decollati», sostiene D’Ellena. Ma grandi novità arriveranno dalla mobilità. Per esempio, Generali sta provando a sviluppare servizi per gli spostamenti, non solo in auto ma anche con mezzi propri, dalla bicicletta al monopattino, senza dimenticare le vetture in sharing. «L’idea innovativa è spostare l’attenzione dalla protezione del mezzo di trasporto al trasportato», racconta il manager di Everis.
La tecnologia è sempre più importante dal momento che occorrono dati puntuali per prezzare il rischio delle persone. «L’Italia era partita molto bene con le scatole nere installate a bordo che hanno permesso riduzioni delle tariffe Rc auto. Oggi abbiamo milioni di macchine con una black box ma la raccolta di big data non è sufficiente per mettere in atto nuovi progetti».
Micropagamenti sicuri
Un vantaggio nell’uso dei dati e nella conoscenza profonda dei clienti. Ecco perché i Tech-giants come Amazon o Google possono entrare da protagonisti in partita. Nel sondaggio, l’86% degli intervistati è convinto che in tre anni Amazon avrà un ruolo forte nella distribuzione e vendita di polizze assicurative di altri. La percentuale scende al 65% per Google e al 59% nel caso di Alibaba. Ma la piattaforma cinese è considerata capace di usare l’intelligenza artificiale per spingere il business delle assicurazioni online. Sempre in Cina, ha puntato molto sui micropagamenti la compagnia Ping An, per esempio mettendo sul mercato una micropolizza contro la rottura dello schermo degli smartphone: il successo è stato enorme. «Se escludiamo la Cina, mercato con un’unica regolamentazione, per il resto io non vedo una strada così agevole. L’assicurativo è un mercato regolamentato, con normative diverse nei vari Paesi. Difficile entrare con offerte globali su mercati che hanno normative locali», sostiene D’Ellena. Vede più probabile un ruolo dei colossi digitali come partner o provider di informazioni per altri player.

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