Rossi e Farina: un problema da risolvere le misure volatilità di Solvency II

La misura del requisito di capitale di una compagnia di assicurazioni può rivelarsi una faccenda parecchio complicata. Un problema sollevato da tempo dalle imprese, soprattutto da quelle più piccole, “ma avvertito anche dai regolatori”, ha detto Salvatore Rossi, Presidente di Ivass, aprendo i lavori della terza conferenza annuale sulla revisione di Solvency II, organizzato dall’Istituto di Vigilanza.

“A nostro avviso – ha sottolineato Rossi – il volatility adjustment, che è la misura di garanzie di lungo termine più largamente usata, non sta funzionando come dovrebbe. L’evidenza da noi raccolta ne ha messo in luce i limiti ed è nostra intenzione collaborare attivamente con l’Eiopa e la Commissione Europea per un loro superamento”.

Rossi ha inoltre ricordato le critiche mosse dalle imprese circa l’approccio della valutazione di mercato: “Seppur giusto in linea di principio, questo approccio ha di fatto portato a una marcata, e forse indesiderata, volatilità nel solvency ratio”. Nel 2020 ci sarà una più ampia rivisitazione delle misure LTG che includerà il volatility adjustment.

E’ in atto una prima fase di revisione delle misure che dovrebbe portare a un perfezionamento delle misure previste. L’Eiopa ha già trasmesso i suoi pareri e si prevede che la Commissione adotti gli emendamenti al regolamento delegato entro la fine dell’anno. La seconda fase, quella più pervasiva che riguarderà l’intera direttiva Solvency II, è in programma per il 2020.

“Le misure LTG – ha aggiunto Rossi – sono meccanismi convenzionali concepiti per mitigare il principio del valore di mercato, data l’eccezionale volatilità di breve termine che i mercati finanziari possono sperimentare. La finalità è quella di consentire agli assicuratori di continuare ad offrire prodotti con garanzie di lungo termine”.

La presidente di Ania, Maria Bianca Farina, ha ribadito come le assicurazioni italiane chiedano un intervento urgente già a partire da quest’anno per modificare il volatility adjustment. Anche la presidente di Ania ha rimarcato che il meccanismo studiato per mitigare gli effetti della volatilità sugli assorbimenti patrimoniali non sta funzionando. Il caso dell’Italia è emblematico: a fine agosto, ricorda, sono scattati 60punti base per le compagnie italiane a fronte di 15 punti per la media dellle compagnie europee. Farina ha inoltre aggiunto che c’è anche una penalizzazione delle gestioni separate, tipiche delle compagnie italiane, per il risparmio di lungo termine.

Gabriel Bernardino, presidente dell’autorità europea sul settore delle assicurazione (Eiopa) risponde alle osservazioni reclamando più poteri in modo da garantire una vigilanza coerente sul settore, in particolare sulle attività cross-border. Nel suo intervento ha rilevato come “nel quadro regolamentare attuale” ci siano delle “limitazioni” sui poteri della vigilanza comune. Il messaggio, che va ripetendo da mesi, è che “per garantire una vigilanza coerente sulle attività cross-border, nella revisione del regolamento vanno introdotti nuovi poteri dell’Eiopa”.

In Europa ci si è mossi pensando che la libera concorrenza condotta senza distorsioni avrebbe portato benefici, anche per i consumatori. “Per questo dobbiamo impegnarci per l’armonizzazione della vigilanza e sugli accantonamenti a tutela dei consumatori”. Ma Bernardino è andato oltre sostenendo che “non ci sono pasti gratis. Non si può investire su attività illiquide di lungo termine e al tempo stesso avere disponibili liquidità come se si avessero acquistato strumenti scambiabili sul mercato, questa non è la realtà”. Secondo Bernardino però “si può bilanciare meglio i portafogli e favorire gli investimenti di lungo termine”. Infine, un altro punto che Bernardino ha voluto chiarire riguarda il mito che possa arrivare chissà quale flusso di investimenti dalle assicurazioni a cambiar le regole. “Le compagnie di assicurazioni investono già pesantemente nelle nostre società, finanziano debiti pubblici, obbligazioni societarie. L’idea che arriverà un miracolo dalla revisione normativa, mi spiace ma non è reale”.

Nathalie Berger, direttore della divisione Assicurazioni e pensioni della Commissione Ue, ha detto che la direttiva europea Solvency II sul settore delle assicurazioni ha anche creato le condizioni per il compimento di “abusi” da parte di soggetti “senza scrupoli” e secondo la Commissione europea questi problemi vanno affrontati assegnando più poteri all’autorità di Vigilanza comune, l’Eiopa. “Abbiamo visto degli abusi. Ad esempio sono state chieste licenze di attività di assicurazione in un dato paese da parte di operatori che però intendevano svolgere la loro attività prevalentemente in un altro Stato. Questi episodi non negativi perché possono dare l’impressione sbagliata su quello che effettivamente è un mercato unico è una vigilanza unica”. Ma il mercato unico “non è stato fatto a beneficio di gente senza scrupoli”, ha detto Berger. A questo punto come risolvere questo tipo di distorsioni? “Dobbiamo lavorare sulla cooperazione e dare più poteri all’Eiopa, affinché possa ottenere le informazioni. In modo che quando riscontra un possibile abuso possa usare le varie piattaforme per facilitate la cooperazione”.

Secondo Carlo Cimbri, ad di Unipol, la normativa Solvency2 è troppo complessa e va semplificata. Cimbri non lesina critiche alla regolamentazione che “non aiuterà la competitività delle imprese europee”. In Europa sono cresciuti i maggiori player mondiali prima che fosse introdotta la nuova normativa e difficilmente tra alcuni anni si potrà vedere un ulteriore incremento di competitività di questi player.

L’Eiopa secondo Cimbri deve lavorare “per mitigare gli effetti palesemente ingiusti e discriminatori tra una compagnia e l’altra e tra un paese e un altro”.

Anche il top manager Unipol si unisce alla critica dell’Ania sul volatility adjustment: “già’ il fatto che funzioni a scatti e non in modo lineare dovrebbe far capire ai regolatori che bisogna lavorarci per modificarlo”. Secondo Cimbri la regolamentazione va semplificata perché la tendenza ad entrare in ogni aspetto del business porta ad un appesantimento che non è utile per il consumatore.