RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 26/10/2018

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I movimenti che si stanno osservando nell’azionariato delle Generali , con la crescita delle partecipazioni, rispettivamente, della Delfin di Del Vecchio e del gruppo Caltagirone costituiscono una novità interessante, innanzitutto perché smuovono le acque in una realtà che appariva, negli assetti proprietari, abbastanza statica e poi, ma non secondariamente, perché testimoniano di un impegno dei privati che, verosimilmente, all’occorrenza non risparmieranno i loro apporti, se sarà necessario, anche per l’ormai famoso aumento di capitale che Antoine Bernheim riteneva necessario già dieci anni fa e che costituisce una decisione la quale certamente deve tener conto delle condizioni dei mercati, ma difficilmente sarà alla lunga eludibile.
Piazzetta Cuccia non vuole minusvalenze dalla cessione del 3% della compagnia. La vendita prevista entro giugno 2019. L’ad Nagel: bene il rafforzamento dei soci italiani a Trieste. Fisiologico l’assottigliamento del patto. Al 30 settembre risultati superiori alle attese degli analisti
Da inizio anno il totale è 12,28 miliardi dagli 80,5 miliardi dello stesso periodo del 2017. Positivi i prodotti azionari, negativi gli obbligazionari. Tra le società in testa c’è Amundi con 1,38 miliardi

Il rinnovo del contratto collettivo nazionale di Alleanza assicurazioni (gruppo generali) prevede 900 assunzioni nei prossimi quattro anni. «Un accordo di portata storica», ha dichiarato Marco Sesana, a.d. di Generali Italia, «che valorizza il modello organizzativo e di funzionamento di Alleanza, unico nel panorama assicurativo italiano.

Sono 23 mln le pensioni erogate nel 2017

Nel 2017 sono state erogate quasi 23 milioni (precisamente 22 milioni e 994 mila) per un importo complessivo di 286, 938 miliardi di euro. Questi i numeri riportati dall’Inps nel rapporto delle prestazioni pensionistiche del 2017.
Mediobanca ha chiuso il primo trimestre dell’esercizio 2018-2019 con un utile netto in calo del 18% su base annua a 245 milioni di euro. Il valore di libro della quota del 13% circa di Generali è diminuita a 3,1 miliardi dai 3,2 precedenti, per l’effetto di minori riserve da valutazione che sono state solo parzialmente compensate dagli utili. «Se il titolo Generali scende sotto certi livelli, per noi non risulterebbe più interessante vendere e, comunque, non venderemmo se dovessimo incamerare minusvalenze», ha spiegato l’a.d. di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel. «Non siamo lontani anni luce dal prezzo di carico, ma vendere a questi livelli non va comunque bene». Quanto al progressivo rafforzamento dei grandi soci del Leone, in particolare Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio, Nagel esprime una valutazione positiva: «Nella misura in cui, per una maggiore percezione del rischio Italia, assistiamo a un assottigliamento della componente internazionale, non posso che osservare con favore che altri importanti gruppi italiani manifestino attenzione e interesse al potenziale di crescita delle Generali».

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  • Mediobanca prende tempo su Generali e patto light
Mediobanca archivia il primo trimestre 2018- 2019 ( al 30 settembre) dribblando la volatilità dei mercati e il deprezzamento dei Btp. Ma l’attenzione degli analisti è stata in larga misura catalizzata dal possibile rinnovo ” light” del patto di sindacato. «Non credo competa al management dare suggerimenti o raccomandazioni su come i nostri azionisti si vogliano organizzare», ha detto Alberto Nagel, numero del gruppo. L’altro grande tema resta Generali. Mediobanca da tempo ha l’obiettivo di cedere il 3%. «Il prezzo attuale (17,4 euro) – ha affermato Nagel – non va bene ma non abbiamo bisogno che raddoppi per agire». Il principale azionista del Leone di Trieste ha confermato il sostegno alla crescita « sia organica che extraorganica» di Generali. Che, ne frattempo, continua ad essere comprata dagli altri soci: in due giorni Del Vecchio ha fatto acquisti per 17,5 milioni.

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  • Verso il contributo di solidarietà per le pensioni oltre i 4.500 euro
Anche ieri i tecnici del governo sono stati impegnati tutto il giorno in riunioni per mettere a punto il testo del disegno di legge di Bilancio che, nelle linee guida, è stato approvato il 15 ottobre scorso dal Consiglio dei ministri, ma il cui articolato, dopo dieci giorni, ancora non è stato presentato in Parlamento (l’esecutivo, a termini di legge, avrebbe dovuto farlo entro il 20 ottobre). Il tentativo è quello di mettere nel testo anche gli articoli sulle due principali misure della manovra, cioè «reddito e pensione di cittadinanza» e «quota 100» per lasciare il lavoro a 62 anni con 38 anni di contributi. Se non si farà in tempo — il governo vorrebbe infatti presentare il disegno di legge di Bilancio al massimo entro i primi giorni della prossima settimana — queste norme arriveranno successivamente con emendamenti durante la discussione Parlamentare o con un decreto legge. I nodi da sciogliere sono ancora molti. Qualcuno sembra in via di soluzione.

 

  • «I tifosi russi non saltavano sulla scala che è crollata»
Martedì sera i tifosi del Cska Mosca non si sarebbero messi a saltare sui gradini dell’ultimo tratto della scala mobile di destra nella fermata Repubblica della metro A. E quindi non avrebbero provocato volontariamente il cedimento della struttura. È quanto emergerebbe dall’analisi dei file della videosorveglianza dei momenti immediatamente precedenti all’incidente che ha provocato 25 feriti — due dei quali in prognosi riservata, Vladimir Blokhin e Dmtry Tyurin, 37 e 33 anni — fra i tifosi ospiti diretti allo stadio Olimpico per assistere alla partita di Champions League contro la Roma.

 

  • Generali, grandi soci in manovra L’equilibrio (e le sfide) del Leone
Alcuni soci italiani salgono in Generali? Bene, le iniziative sono comunque frutto di singole e autonome decisioni. Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, ha risposto così ieri alle domande sui recenti nuovi investimenti sul Leone effettuati da Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone. Anzitutto ha sostenuto che nel quadro finanziario attuale, «in cui assistiamo a un assottigliamento della componente internazionale di azionisti», anche per una percezione maggiore di rischio del Paese, «da italiano non posso non osservare con favore che altri importanti gruppi italiani manifestano apprezzamento e convinzione nel potenziale di Generali». Ha quindi precisato: «Ciò è frutto di singole decisioni. Non ci sono programmi condivisi fra tutti i soci. Ognuno si muove in virtù dei propri valori e nel rispetto della propria autonomia e convenienza». Se poi, «per effetto di ciò ci sarà una maggiore componente italiana sarà un fatto positivo».

  • Generali, Mediobanca ora frena: «Vendere non è un obbligo»
La conference call con gli analisti era programmata per illustrare i dati del primo trimestre 2018/2019, che per Mediobanca si è chiuso con un aumento di quasi il 7% di ricavi e risultato operativo. Ma giocoforza l’accento è finito per cadere su Generali, ora che Caltagirone e Del Vecchio stanno aumentando le loro quote e alla vigilia della partita delle nomine con il rinnovo dell’intero cda la prossima primavera. L’ad di Mediobanca, Alberto Nagel, ha ribadito concetti già espressi, ma che in questo contesto recuperano attualità. Il ridimensionamento delle quota in Generali, dal 13% al 10%, ha ricordato Nagel, non è un obbligo, bensì un’opportunità. Generali, infatti, contribuisce per un terzo agli utili di gruppo e garantisce un ritorno sul capitale allocato del 12%-13% anche con la fine del “compromesso danese” che consentiva una ponderazione più favorevole ai fini dei ratio di vigilanza. Il Cet1 di Mediobanca, nel comunicato della trimestrale, è stato già indicato al 13%, scontando l’intera partecipazione del 13% nel Leone. Rinunciare a una quota avrebbe senso solo se il capitale liberato fosse reinvestito in un’attività core con un rendimento almeno equivalente.

 

  • La raccolta dei gestori frena A settembre 436 milioni
Questa volta le gestioni di portafoglio hanno tamponato i deflussi di quelle collettive e grazie a loro l’industria del risparmio gestito ha archiviato settembre con i conti in attivo per 436 milioni, in calo rispetto ai 2,5 miliardi incassati ad agosto. Il mese scorso i fondi aperti, tradizionalmente i prodotti più gettonati del settore, hanno registrato una raccolta netta negativa di 1,3 miliardi, invertendo così la rotta che per mesi ne ha contraddistinto il cammino.

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Marsh & McLennan Companies ha chiuso il III trimestre con ricavi consolidati per 3,5 mld $, in crescita del 5%. L’utile netto è pari a 276 mln, in calo dai 393 di un anno prima.