Gli Usa vogliono essere i numeri uno nella blockchain

di Bepi Pezzulli

Doveva succedere ed è successo. L’America ha deciso di entrare nell’industria del blockchain e sta gettando tutto il suo peso nell’arena. La Sec ha deciso di occuparsi di criptovalute. L’autorità di vigilanza ha annunciato l’apertura di una nuova divisione dedicata alla vigilanza delle startup fintech per monitorarne servizi e prodotti. Sullo schermo radar degli ispettori della Sec verranno catturate le Ico, cioè le offerte di token per l’acquisto di servizi sulle piattaforme blockchain.

La Sec ha anche deciso di promuovere la costituzione di un hub strategico per l’innovazione e la tecnologia finanziaria (FinHub). Il FinHub ha l’obiettivo di creare un ecosistema tra autorità di vigilanza, imprenditori e sviluppatori nel mondo della tecnologia finanziaria, in particolare la Dlt (distributed ledger technology), per valutare l’impatto e la necessità di normative in tema di consulenza finanziaria, investimenti nel mercato digitale e finanziamento dell’intelligenza artificiale. Il FinHub pubblicherà le analisi prodotte dalla Sec, e permetterà agli innovatori di partecipare alla fase di concepimento di regolamenti e normative. La nuova divisione collaborerà anche con altre autorità di regolamentazione, sia nazionali che internazionali, per assicurare l’uniformità di approccio alla disciplina delle tecnologie emergenti. Inoltre, il FinHub si farà promotore di un Forum FinTech annuale focalizzato specificamente su Dlt e risorse digitali.

A capo del FinHub è stato nominato un senior advisor per le risorse digitali e l’innovazione, Valerie Szczepanik, mentre il personale verrà scelto da funzionari della Sec con esperienza di fintech. Szczepanik, che proviene dalla divisione Corporation Finance, ha dichiarato che «lanciando FinHub la Sec vuole fornire un processo chiaro a imprenditori, sviluppatori e consulenti per coinvolgere lo staff della Commissione e testare nuove idee». Il presidente della Sec, Jay Clayton, ha osservato che la politica della Consob americana è basata su un ovvio equilibrio tra innovazione del mercato e protezione degli investitori. La mossa della Sec risponde alla crescita dell’industria. I fondi d’investimento specializzati in criptovalute continuano a crescere in numero e dimensione e stanno superando in accelerazione i fondi tradizionali. Nonostante questo sia un fenomeno globale.

Gli Usa stanno recuperando la leadership anche in questo segmento della finanza; più della metà dei nuovi crypto hedge fund sono lanciati in America. Secondo l’ultimo rapporto di Crypto Fund Research, nei primi tre trimestri di quest’anno sono stati lanciati 90 crypto hedge funds. Secondo Hedge Fund Research, è prevista l’apertura di circa 600 nuovi hedge funds entro la fine del 2018. Di questi, il 20%, 120, saranno di criptovalute. Ma questo costituisce ancora solo una piccola percentuale del settore in termini di numeri grezzi. Secondo Crypto Fund Research, sono attualmente attivi 303 fondi di criptovalute. I crypto hedge funds rappresentano solo il 3% degli oltre 9 mila hedge fund attualmente in attività. Anche in termini di attivi, i crypto hedge fund gestiscono 4 miliardi di dollari, mentre l’industria mondiale degli hedge fund, al confronto, gestisce oltre 3 mila miliardi di dollari. Attualmente, ci sono 622 fondi crypto di tutti i tipi (compresi fondi venture capital e private equity).
Per quanto riguarda il paese che sta registrando la maggiore crescita, la ricerca rileva che metà dei crypto hedge fund lanciati provengono dagli Stati Uniti. Tuttavia, l’ascesa dei criptoinvestimenti è un fenomeno globale che coinvolge il Regno Unito, la Svizzera, la Cina e Malta. Proprio da Malta è stato lanciato il primo fondo di criptovalute regolamentato in Europa: è ConsulCoin Cryptocurrency Fund, frutto di intelligenza italiana all’estero. (riproduzione riservata)

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