Equita vede la raccolta netta dei Pir a 6,5 miliardi nel 2018

Previsioni limate del 7% rispetto a inizio anno. Incide l’effetto spread e la turbolenza sui mercati. Le mid-small cap italiane trattano con un rapporto prezzo/utili atteso al 2019 di 15,6 volte contro le 11,6 volte delle blue chip. Sono considerati titoli Quality e dagli utili visibili

di Elena Dal Maso

Secondo i dati ufficiali di Assogestioni, nel primo semestre del 2018 i fondi Pir hanno registrato una raccolta netta pari a 3,34 miliardi, con asset under management totali che hanno raggiunto i 18,6 miliardi di euro. Nel secondo trimestre la raccolta netta ha subito un rallentamento rispetto al trend gennaio-marzo (1,35 miliardi a fronte di 1,99 miliardi del secondo trimestre 2018).

Tenendo quindi conto del rallentamento della raccolta già da marzo e dell’andamento volatile dei mercati nel terzo trimestre, Equita Sim nel suo Monitor periodico sui Pir, con dati aggiornati a fine settembre, ha ridotto le attese di net inflows dei Piani di risparmio per il 2018 del 7% da 7 a 6,5 miliardi di euro, stimando asset in gestione totali a fine 2018 di 22,3 miliardi (dai 15,7 miliardi del 2017).
In termini di Asset under managemement, il leader dei Pir rimane Banca Mediolanum col 21% di market share, davanti al gruppo Intesa Sanpaolo (19%). I maggiori inflows da inizio asnno sono stati catturati da Intesa con 942 milioni (o lo 28% del totale), Amundi 898 milioni (27%), Mediolanum 521 milioni (16%), Anima 435 milioni (13%) e Arca 250 milioni (7%).

In termini di singole categorie, i prodotti bilanciati hanno visto un incremento dell’incidenza sul totale (44% dal 42% del primo trimestre del 2018) a scapito dell’azionario (30% da 31%).
Secondo i calcoli di Equita , le mid-small cap italiane trattano oggi a premio del 39% rispetto al mercato domestico (rapporto prezzo/utili atteso al 2019 di 15,6 volte contro le 11,6 volte delle blue chip), superiore rispetto alla media storica a 5 anni del 23%. In occasione del Pir Monitor di luglio-aprile 2018, il premio era del 32% e 26% rispettivamente.
Rispetto agli indici europei, il premio delle mid-small cap italiane è del 3% (PE al 2019 di 15,6 volte contro le 15,2 volte). Per la sim milanese, il leggero allargamento del premio dei titoli mid-cap rispetto al mercato domestico nel suo complesso registrato negli ultimi mesi è dovuto alla preferenza degli investitori per i titoli “Quality” (che hanno beneficiato di un ottimo momentum sugli utili e maggior visibilità sulla crescita di medio-termine) e da un alleggerimento verso settori più impattati dall’andamento dello spread come banche e utilities.
I dati sono stati presentati oggi nel corso della seconda edizione dell’Italian Mid Cap Conference organizzata da Equita a Milano, con oltre 60 investitori, 9 società quotate e 200 incontri organizzati suddivisi in 40 group meeting. L’evento è pensato per presentare alcune delle società italiane che hanno le caratteristiche per essere incluse nell’universo investibile dei Pir. Si è trattato di Aquafil , Cattolica, El.En , Expert System , Gamenet , Guala Closure, Mondadori , Openjobmetis e Saras .

Luigi de Bellis, co-head Ufficio Studi Equita , a margine dell’incontro ha spiegato che “i risultati realizzati finora sui Pir sono più che incoraggianti: con questi strumenti è stato infatti canalizzato una parte del risparmio italiano verso l’investimento in imprese domestiche, sono state raccolte maggiori risorse finanziare a favore delle imprese diverse dai grandi gruppi, inoltre è stato creato un feeling positivo nei confronti della quotazione tra gli imprenditori italiani, anche per realtà medio-piccole”. Equita ha anticipato oggi che intende coprire con la ricerca degli analisti un maggior numero di mid e small cap, comprese le pmi dell’Aim, a breve.

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