Compagnie colpite dallo spread

Nei bilanci dei nove mesi si attende un ulteriore peggioramento della solvibilità. Le assicurazioni chiedono a Bruxelles di rivedere lo strumento anti volatilità e intanto anche Ivass scende in campo
di Anna Messia

Per appena quattro punti percentuali l’ombrello del volatility adjustment delle compagnie di assicurazione a settembre è rimasto chiuso, nonostante la pioggia sui Btp negli ultimi mesi si sia fatta più intensa. Un fatto destinato inevitabilmente ad avere effetti negativi sui bilanci dei nove mesi che le compagnie di assicurazioni inizieranno a pubblicare nelle prossime settimane, subito dopo il passaggio nei consigli di amministrazione, e dai quali emergeranno i nuovi indici di solvibilità del settore assicurativo. In tre mesi, da fine giugno a fine settembre, lo spread sui Btp è evidentemente peggiorato, passando da 238 a 265 punti mentre come visto, i meccanismi previsti da Solvency II per attenuare l’effetto di volatilità dei mercati, non sono scattati. Già a giugno scorso le imprese, specie quelle che operano prevalentemente nel ramo Vita e hanno in portafoglio quantitativi rilevanti di titoli di Stato, avevano risentito negativamente dell’aumentata tensione dello spread di inizio anno. Era stato così per esempio per Poste Vita il cui portafoglio è per il 60% occupato da Btp, il cui Solvency II era sceso di circa 90 punti portandosi al 185%, comunque ben sopra il minimo del 100% richiesto dal regolatore. Un taglio netto è stato registrato anche da chi ha scadenze obbligazionarie più lunghe, come Cattolica Assicurazioni , il cui indice è passato dal 199% al 160%, e pure Generali non è stata immune con l’economic solvency ratio ridottosi di 12 punti, dal 233 al 221%. Ora bisognerà misurare gli effetti di questa nuova impennata del Btp ma quel che appare sempre più evidente è la rigidità del meccanismo del volatility adjustment, che paradossalmente spinge le compagnie a sperare in un’ulteriore allargamento dello spread per far scattare lo scudo antivolatilità.

Maria Bianca Farina, presidente dell’Ania, aveva parlato di recente di un meccanismo rigido e farraginoso, che ha fallito lo scopo per cui era stato introdotto. «Il caso dell’Italia è emblematico», aveva dichiarato la presidente dell’associazione delle compagnie di assicurazione sottolineando che «a fine agosto sono scattati 60 punti base di Solvency II per le compagnie italiane a fronte di 15 punti per la media delle compagnie europee». Ora la fotografia andrà aggiornata a fine settembre e si attende una probabile ulteriore discesa degli indici. Ma se sulle relazioni dei nove mesi ormai non c’è più nulla da fare si sta invece iniziando a ragionare su possibili correttivi da introdurre prima della chiusura dei bilanci annuali, considerando tra l’altro che lo spread in questi giorni ha superato la soglia dei 300 punti. A farsi portavoce dell’interesse dell’industria a rivedere il volatility adjustment, è stato il presidente della commissione Affari economici del Parlamento Ue, Roberto Gualtieri, che ha scritto al vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, per chiedere che per il calcolo del volatilità adjustment non venga preso a riferimento solo il tasso dell’ultimo giorno del mese, ma quello più alto raggiunto durante il mese.

Con questo correttivo già a settembre le assicurazioni avrebbero potuto utilizzare il correttivo anti spread. Spuntarla non sarà semplice visto che la revisione dell’impianto normativo di Solvency II è fissata solo per il 2020, mentre ora in discussione sul tavolo della Commissione ci sono solo gli atti delegati, chiamati a intervenire su aspetti secondari. Ma la discussione è aperta e a lavoro c’è anche l’Ivass, che sta lavorando su un altro fronte, ma sempre in ottica di uno scuso anti spread. Si tratta, in particolare, delle misure temporanee di Solvency II che finora non erano state richieste dalle compagnie italiane e che riguardano il calcolo delle riserve tecniche delle imprese. Rispolverare ora quelle leve potrebbe essere utile, anche in questo caso come manovra anti volatilità e l’intervento dovrebbe essere attuato nel giro di qualche settimana, con una semplice lettera al mercato, in tempo per i bilanci di fine anno. (riproduzione riservata)

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