Assicurazioni in pressing all’Ue

di Anna Messia

Le assicurazioni italiane vanno in pressing sull’Europa per tentare di modificare le regole di Solvency II prima della data di revisione già fissata per il 2020. L’obiettivo è creare uno scudo antispread per tentare di limitare i danni di una nuova eventuale fiammata dei titoli del debito pubblico italiani. La richiesta di intervento è arrivata direttamente dalla presidente di Ania, Maria Bianca Farina, durante la terza conferenza annuale su Solvency, organizzata ieri a Roma da Ivass, che ha visto la partecipazione tra gli altri del presidente Eiopa, Gabriel Bernardino, e di Nathalie Berger, responsabile del settore assicurativo all’interno della Commissione Europea.
Farina ha puntato l’attenzione in particolare sullo strumento del volatility adjustment previsto da Solvency II, nato per attenuare la volatilità sui mercati, ma che si è rivelato rigido e farraginoso, fallendo lo scopo per cui era stato introdotto. «Il caso dell’Italia è emblematico», ha dichiarato la presidente di Ania, aggiungendo che «a fine agosto sono scattati 60 punti base di solvency II per le compagnie italiane a fronte di 15 punti per la media delle compagnie europee».
Un trend che potrebbe penalizzare in particolare le gestioni separate, tipiche delle compagnie italiane, che rappresentano 700 degli 850 miliardi di euro di investimenti complessivi del settore assicurativo e penalizzare di conseguenza gli assicurati, ha aggiunto Farina. A farsi portavoce di questo interesse dell’industria è stato il presidente della commissione affari economici del Parlamento Ue, Roberto Gualtieri, come anticipato da MF-Milano Finanza lo scorso 18 settembre, e dell’argomento si sta discutendo da settimane. Spuntarla non sarà semplice visto che la revisione dell’impianto normativo di Solvency II è fissata solo per il 2020 mentre ora in discussione sul tavolo della Commissione ci sono solo gli atti delegati, chiamati a intervenire solo su aspetti secondari.

«Ma non possiamo aspettare quella data perché a rischio ci sono i prodotti di lungo termine del settore assicurativo», ha però puntualizzato Farina, che ha chiesto un intervento entro l’anno, sostenuta anche dagli altri assicuratori presenti al convegno, l’amministratore delegato di Unipol , Carlo Cimbri e il ceo di Cattolica, Alberto Minali. «Un altro strumento utile potrebbe essere il matching adjustment (che riduce i requisiti di capitale quando più le scadenze tra attivi e passivi sono allineate, ndr) ma c’è bisogno di eliminate i vincoli che ne hanno finora frenato l’utilizzo», ha aggiunto Cimbri.
Mentre Minali ha puntato il dito contro i rigidi paletti temporali previsti oggi dal volatility adjustment «che funziona a scatti e non in maniera lineare». Anche l’Ivass, l’istituto di controllo del settore, è favorevole a una revisione di questi meccanismi, come più volte dichiarato dal presidente e direttore generale di Banca d’Italia, Salvatore Rossi. «A nostro avviso il volatility adjustment non sta funzionando come dovrebbe», ha detto Rossi, aggiungendo che «l’evidenza da noi ne ha messo in luce i limiti ed è nostra intenzione collaborare attivamente con l’Eiopa e la Commissione Europea per un loro superamento».
Rossi ha spiegato che «i rapporti annuali dell’Eiopa dimostrano chiaramente che, sebbene queste misure siano state ampiamente utilizzate in tutta Europa, hanno avuto sulla situazione di solvibilità un impatto assai variabile a seconda del paese in cui sono state applicate. E l’Italia è tra i Paesi penalizzati. E intanto, come anticipato da MF-Milano Finanza il 18 settembre, in Ivass si sta anche ragionando per consentire alle imprese di utilizzare misure temporanee di Solvency II che finora non erano state richieste dalle compagnie italiane. Si tratta, in particolare, delle misure che riguardano il calcolo delle riserve tecniche delle imprese. Rispolverare ora quelle leve potrebbe essere utile, anche in questo caso come manovra anti spread, e per le misure temporanee l’unico via libera necessario dovrebbe essere quello di Ivass, senza la necessità di trovare un accordo con altri Paesi europei. (riproduzione riservata)

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