La grana della sicurezza degli edifici: presidi condannati perché datori di lavoro, ma senza poteri o fondi per intervenire

di Alessandra Ricciardi

Fare chiarezza sulle competenze di dirigenti scolastici e dirigenti di enti locali in merito alla sicurezza degli edifici scolastici. A chiederlo sono stati i presidi in occasione della giornata di studi che si è tenuta la scorsa settimana alla camera, organizzata dalle associazioni di categoria Andis e Disal. I dirigenti, hanno denunciato i presidenti di Disal, Ezio Delfino, e di Andis, Paolino Marotta, sono sempre più spesso chiamati dai tribunali a rispondere degli incidenti, anche mortali, in cui incorrono i propri studenti, incidenti che dipendono dalla scarsa manutenzione dell’edificio la cui proprietà fa capo a comuni o province. Un caso eclatante, quello del dirigente del convitto crollato a l’Aquila nel 2009, condannato a quattro anni di reclusione per omicidio colposo plurimo. «Senza una modifica legislativa della qualifica di datore di lavoro attribuita al dirigente non se ne esce», ha detto Raffaele Guariniello, già magistrato ed esperto di sicurezza sul lavoro. Un lavoro in tal senso è stato fatto dalle commissioni cultura e lavoro della camera, dove sono in discussione due proposte di legge, la prima a firma dei deputati dem MariaGrazia Rocchi, Mara Carocci e Umberto D’Ottavio e la seconda a firma di Serena Pellegrino (Sinistra italiana). «La normativa sulla tutela della salute e sicurezza, applicata al luogo di lavoro scuola, non possiede il requisito di chiarezza di ruoli e compiti. E non lo è rispetto all’obbligo principale in cui è incardinato tutto il processo prevenzionistico delineato dal Dlgs 81/08: la valutazione dei rischi», sottolinea Antonietta Di Martino, dell’Osservatorio edilizia dell’ufficio scolastico del Piemonte. «Il soggetto che ricopre la posizione di garanzia deve potersi esimere dalla responsabilità realizzando con diligenza gli obblighi che la norma gli impone. Se gli obblighi non sono praticabili è ovvio che siamo in una situazione non solo di grave pregiudizio per i soggetti a cui si richiede un adempimento impossibile», ragiona la Di Martino, «ma anche di grave pregiudizio delle esigenze di salute e sicurezza della collettività».

Entrambe le proposte parlamentari sono dirette, seppure con articolazioni diverse, a concentrare la responsabilità da omessa manutenzione degli edifici scolastici in capo ai dirigenti in servizio presso gli uffici tecnici degli enti locali proprietari. L’esenzione dei dirigenti scolastici, però, resterebbe vincolata alla previa richiesta di interventi strutturali di manutenzione necessari per assicurare la sicurezza dei locali e degli edifici assegnati. E questo sembrerebbe essere il punto debole della soluzione ipotizzata. L’altro è la tempistica: le due proposte, su cui oggi sarà avviato alla camera il comitato ristretto per definire un testo unico, giungono a fine legislatura. «Ma il prossimo parlamento potrà partire da un punto fermo, e non era scontato arrivarci viste le resistenze che abbiamo incontrato», spiega la Carocci. Un appello perché il governo se ne assuma la paternità, con una decretazione d’urgenza, è stato lanciato dalle associazioni di categoria.

© Riproduzione riservata
Fonte: