Zurich Insurance Group in collaborazione con la Smith School of Enterprise and Environment dell’Università di Oxford (SSEE), ha pubblicato i risultati della terza parte del Report internazionale sul Rischio di Perdita del Reddito da lavoro.

Questa terza fase del lavoro di ricerca, evidenziando le principali problematiche legate alla perdita del reddito da lavoro e alla domanda di protezione assicurativa, indaga le modalità con cui il settore pubblico e il settore privato possono collaborare per offrire soluzioni adatte a chi vuole proteggere il proprio reddito.  Il report riporta, inoltre, delle raccomandazioni che datori di lavoro e compagnie di assicurazione devono usare come timone per guidare la diffusione di una maggiore sensibilità e cultura sul tema del rischio e, sul fronte dell’offerta, per creare dei prodotti maggiormente chiari e trasparenti che possano rispondere alle esigenze di protezione delle categorie più esposte al rischio.

Il report pone proprio in evidenza come le aziende italiane, in un contesto caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione, un’economia in difficoltà e una diminuzione delle sovvenzioni e dei benefit da parte dello Stato, debbano oggi assumere un ruolo di maggiore responsabilità nel diffondere la consapevolezza sul fatto che, gli stili di vita sani e i comportamenti corretti possono, nel lungo periodo, contribuire a limitare i rischi di perdita del reddito da lavoro.

In questa direzione si muovono, ad esempio, i programmi di prevenzione e le politiche di well-being che hanno lo scopo, da un lato, di sensibilizzare la popolazione e i dipendenti delle aziende private verso la concretezza del rischio di riduzione o perdita del proprio reddito e, dall’altro lato, di promuovere l’adozione di stili di vita corretti, soprattutto nello svolgimento della propria attività lavorativa.

 

L’età anagrafica, fattore importante per spiegare la domanda di protezione.

Dall’analisi emerge che i lavoratori con un reddito lordo mensile più alto (superiore a 2.000 euro), hanno maggiore consapevolezza del problema della protezione del reddito rispetto a chi ha un reddito più basso (inferiore a 2.000 euro), coerentemente con il dato che la maggioranza dei giovani ha un lavoro a tempo determinato o part-time, senza quindi una prospettiva di lungo termine; inoltre, circa il 40% della forza lavoro sotto i 30 anni non ha un’occupazione

Ma la domanda di assicurazione è fortemente legata anche al reddito e allo status familiare. In molti paesi oltre all’Italia, infatti, come Spagna e Regno Unito in Europa e Messico e Brasile in Sud America, le polizze assicurative di protezione sono più diffuse tra coloro che hanno figli e hanno maggiore reddito rispetto ai single e a coloro che guadagnano meno.

Tuttavia, il report evidenzia come sia fondamentale, proprio all’interno di queste categorie, diffondere una cultura di prevenzione, essendo l’esposizione al rischio di perdita del reddito maggiore proprio per giovani e redditi minori.

L’esperienza, un ulteriore motore importante nella scelta di attivare una polizza di protezione in Italia.

Il report evidenzia come maggiormente propensi ad attivare polizze assicurative risulti chi abbia vissuto in prima persona – o indirettamente – episodi di perdita di reddito, sia di natura fisica sia psicologica.

Fra le raccomandazioni che il report riporta vi è però l’importanza di diffondere una cultura di protezione volta ad anticipare il possibile rischio, con il fine di aumentare l’efficacia delle soluzioni assicurative adottate.

Gap di genere e generazionale.

Nella domanda di protezione assicurativa, in Italia esiste ancora un gap di genere, che può essere in parte spiegato in riferimento allo stato di famiglia e alla situazione lavorativa, in quanto – in percentuale maggiore – gli uomini rappresentano il reddito principale della famiglia. Donne e anziani sono i principali gruppi di persone a dichiarare di avere limiti funzionali (handicap o malattie croniche gravi), rispettivamente il 54,7% e il 61,1%.

Dall’analisi emerge che in Italia l’aumento dei tassi di disabilità dipende in parte dall’invecchiamento della popolazione. A questo dato si aggiunge il fatto che il sostegno statale si è ridotto e le conseguenze della crisi finanziaria globale hanno portato all’innalzamento dell’età pensionabile per le donne.