Gestire il clima. Con i big data

Satelliti, sensori e aerei per stimare lo stress idrico futuro
di Andrea Settefonti

Big data provenienti da satelliti di osservazione, stazioni di terra, sensori in mare e aerei, per valutare i danni economici in agricoltura dovuti a siccità e cambiamenti climatici. Anche in Italia arriva Copernicus (C3S, Copernicus Climate Change Service), il programma di osservazione della Terra sviluppato dalla Commissione europea.

La prima a utilizzarlo è stata l’Emilia-Romagna grazie al Consorzio di Bonifica della Romagna. Copernicus è impiegato a supporto delle prassi agricole sostenibili per effettuare proiezioni delle future riserve idriche per le colture nel comprensorio di Castiglione (Ra). Il Consorzio ha potuto quantificare per sei diverse colture (kiwi, bietola, cachi, pesca, piante orticole e granoturco) la carenza o l’eccedenza d’acqua, la capacità degli impianti di irrigazione esistenti di soddisfare le esigenze idriche, la resa potenziale e le perdite economiche al momento del raccolto. «Il sistema mette a disposizione degli utenti finali dati scientifici utili al processo decisionale», commenta a Italia Oggi, Stefano Bagli a.d. di GecoSistema, società che ha sviluppato lo strumento online (www.climate-tools.com) con gli scenari di cambiamento climatico per il 2020, il 2050 e il 2080 generati dai dati dell’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts di Copernicus. «L’obiettivo è fornire strumenti semplici che siano utilizzabili dai gestori per vedere se coltivazioni e sistema di irrigazione attuali siano compatibili con gli scenari possibili del cambiamento. Quello che è venuto fuori mostra che per situazioni critiche, quelle con minor acqua e maggior evaporazione, la rete irrigua non è sufficiente e sono state stimate perdite economiche. Come nel caso delle orticole si valutano perdite di circa 100 mila euro all’anno nel lungo periodo nella zona di Castiglione. Si arriva fino a 200 mila euro di danno annuo con una irrigazione non in grado di supportare le pratiche agricole». Da qui, conclude Bagli «ne deriva una serie di valutazioni da fare, se di tipo strategico come avere più tubi e una maggiore portata o prediligere colture meno bisognose di acqua».
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