Il noleggio rappresenta oggi la formula più valida per acquisire veicoli all’avanguardia tecnologica, permettendo di inquadrare entro limiti ben definiti quello che comunque comporta una quota maggiore di rischio. Investire in un bene mobile, specie se destinato a incrementare la produttività, potrebbe infatti diventare una scommessa se si scelgono soluzioni troppo avanzate, suscettibili, come tali, di gestione più complessa e costosa del previsto: valga l’esempio delle auto elettriche, la cui tecnologia è in evoluzione rapida e quindi soggetta a una più veloce obsolescenza e per le quali ancora sono insufficienti le disponibilità infrastrutturali per ricarica e assistenza.

In base a queste considerazioni, con ogni probabilità, sarà presa a noleggio la prima automobile a guida completamente autonoma, quella tipologia sulla quale lavora più di un costruttore, ma che nell’immaginario dei più è già conosciuta come Google Car, a seguito delle anticipazioni sul veicolo guidato attraverso il web al cui sviluppo è impegnato il colosso di Mountain View.

Ecco, più in dettaglio, qual è lo scenario tecnologico attuale, per come è stato delineato nello studio «L’auto del futuro» realizzato da AlixPartners presentato a Milano nel corso del recente Forum Automotive.

Non solo di veicoli futuri e futuribili si parla, ma anche delle tecnologie già oggi disponibili e oggetto di crescente interesse da parte di un mercato, quello delle cosiddette «connected car» che varrà, secondo le proiezioni di AlixPartners, oltre 40 miliardi di euro entro il 2018 e crescerà ogni anno mediamente del 20%: nei prossimi 20 anni i maggiori cambiamenti arriveranno dai sistemi di «guida assistita».

Lo studio esamina le differenti evoluzioni, sia tecnologiche che come tipologia organizzativa di fruizione della mobilità.

 

La propulsione elettrica, indicata come il primo step riconosciuto di evoluzione tecnologica per tipologia di alimentazione, oggi rappresenta ancora un mercato di nicchia: copre solo lo 0,1% del parco circolante mondiale, 700 mila veicoli, ma è destinata a consolidarsi nei prossimi anni.

 

Per le modalità di fruizione del bene auto, la migrazione è sempre più rapida dal concetto di possesso di un veicolo verso quello di fruizione della mobilità, ed è il car sharing a far segnare la più significativa crescita a livello mondiale: negli ultimi otto anni il numero complessivo di iscritti al servizio è aumentato di 12 volte, passando dai 400 mila del 2006 ai 4,9 milioni del 2014, con crescita media annua del 39%; meno veloce, ma altrettanto importante, la crescita, in parallelo, del numero dei veicoli in flotta, passato dagli 11.200 ai 92.200.

L’industria automobilistica, evidenzia lo studio, oggi è chiamata ad affrontare enormi e costose sfide tecnologiche, destinate a stravolgere nei prossimi 20 anni le attuali forme di mobilità e trasporto.

In attesa di soluzioni destinate a marcare la svolta tecnologica, il mercato attuale registra percentuali crescenti di vendite di veicoli provvisti di soluzioni integrate di connettività: si parla di oltre il 20% delle vendite 2015 in tutto il mondo, mentre più del 50% può essere connesso attraverso tecnologia integrata, o via hotspot e smartphone.

Da qui al 2018 praticamente ogni automobile venduta in Europa sarà dotata di un’infrastruttura di connettività. Entro quell’anno il mercato delle «connected car» varrà oltre 40 miliardi di euro e crescerà mediamente ogni anno del 20% rispetto ai 20 miliardi stimati nel 2014. In particolare, la quota più corposa (25 miliardi rispetto agli 11 del 2013) del totale riguarderà l’equipaggiamento delle vetture con servizi di informazioni sul traffico, supporto dei call center e intrattenimento. (riproduzione riservata)