di Antonio Satta

Da lunedì prossimo rush finale per il nuovo codice degli appalti, che andrà in aula alla Camera per gli ultimi aggiustamenti, quindi tornerà blindato al Senato per l’approvazione definitiva a stretto giro. La struttura del nuovo codice quindi è ormai definita e il presidente della commissione Ambiente e Lavori Pubblici, Ermete Realacci, ne è decisamente soddisfatto. «Mi pare che sia stato fatto un buon lavoro.

Abbiamo ora una normativa più snella ed efficace e sono stati dati all’Autorità Anticorruzione poteri tali da farla diventare davvero la nuova Authority sui lavori pubblici, poteri che non aveva nemmeno il vecchio organismo di vigilanza. È un nuovo modello, che si basa su decreti madre ma marcia poi con formule legislative più leggere che consentono la necessaria flessibilità. Negli anni passati l’ipertrofia legislativa è stata una delle principali cause di corruzione. Già Tacito diceva che moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto.

Domanda. Il vecchio codice era già corposo, ma poi ogni anno venivano aggiunte altre norme. Sarà ancora così?

Risposta. No, è proprio quello che abbiamo voluto impedire. Come Banca d’Italia ha ricordato, gli aggiustamenti, modifiche e aggiunte degli anni scorsi sono state più di 600. Non c’era mai certezza della norma. Nelle imprese lavoravano più avvocati che ingegneri. Non sarà più così.

D. Con la delega, però, trasferite le decisioni al governo.

R. Il ruolo del Parlamento, se vogliamo, è stato addirittura rafforzato. Abbiamo previsto una doppia lettura del codice, per dar modo alla Commissione di segnalare tutto ciò che riterrà giusto e di chiedere modifiche, quello che abbiamo eliminato è il vecchio work in progress continuo.

D. Avete anche cancellato la vecchia Legge Obiettivo.

R. Sì e anche questa è una novità importante. Quella legge è stata un fallimento. In 14 anni ha raggiunto solo l’8% degli obiettivi previsti e ha creato disfunzioni enormi, svilendo non solo il ruolo della progettazione, in quanto il general contractor lavorava essenzialmente sulla base di progetti preliminari, ma anche quello del controllo pubblico, visto che i direttori dei lavori erano dipendenti del general contractor stesso.

 

D. E poi c’è l’eliminazione del massimo ribasso nell’assegnazione degli appalti.

R. Anche quello era un sistema sbagliato, che non privilegiava la qualità degli appalti e non serviva nemmeno a frenare i costi, visto che al massimo ribasso seguivano praticamente sempre le varianti in corso d’opera. Ma non vorrei che si dimenticasse l’altra grande novità che abbiamo introdotto: il meccanismo del débat public, che coinvolge la popolazione interessata all’opera, garantendo però i giusti tempi di realizzazione.

 

D. Il presidente dell’Autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha insistito molto sulla necessità di garantire la massima trasparenza, ma in commissione è passato un emendamento che ha abolito l’obbligo di pubblicazione dei bandi sui quotidiani. Non è un controsenso?

R. Se basti mettere i bandi sui siti internet o ci sia ancora bisogno di pubblicarli sui giornali è questione oggetto di dibattito, ma siccome nessuno vuole ridurre la trasparenza, io credo che sia giusto che tempi e modi li decida il governo nel corso dell’applicazione della delega, per questo presenterò un emendamento chiedendo che sia il ministero a indicare i criteri per garantire il massimo della trasparenza possibile. Il massimo.

 

D. Intanto oggi ha annunciato i risultati dell’Ecobonus e degli incentivi alle ristrutturazioni edilizie.

R. Sì, un successo: nel 2014 hanno prodotto 28,5 miliardi di investimenti e 425mila posti di lavoro fra diretti e indotto, ormai il 70% del mercato edilizio gira intorno alle ristrutturazioni. Bisogna insistere e semmai allargare gli incentivi. L’edilizia è un grande volano per la ripresa. (riproduzione riservata)