Le famiglie e i giovani italiani sono sempre più sfiduciati e pessimisti sul futuro. L’87% dei capo famiglia italiani ha infatti dichiarato di essere molto preoccupato della situazione economica del nostro Paese, al punto di percepire questa crisi come sistemica e non più contingente: per il 51% degli intervistati durerà almeno per i prossimi 5 anni. L’elevato pessimismo degli italiani stupisce soprattutto se confrontato con gli altri Paesi europei dove il numero di persone che ritiene che la crisi in non finirà nel breve periodo è pari la 35% in Spagna, 13% in Germania, 15% in Inghilterra.

Queste sono alcune delle evidenze emerse dall’indagine demoscopica condotta da Deloitte con Eurisko e presentata oggi nel corso del Convegno “Strategy Council Le sfide per la Crescita: Innovazione, Imprenditorialità e Occupazione” organizzato da Deloitte a Milano.

La spiegazione di questi dati è da ricercarsi nel forte senso critico degli Italiani verso il proprio Paese, percepito in ritardo soprattutto per quanto riguarda gli investimenti infrastrutturali e di sistema, nella capacità di attrarre investimenti, nell’efficienza della Pubblica Amministrazione. A detta degli intervistati, quindi, l’Italia è un Paese ancora poco competitivo rispetto agli altri Paesi europei.

Dall’analisi risulta, però, come le famiglie ed i giovani mostrino un atteggiamento troppo passivo attendendo che siano il Governo (57%) e le Imprese (46%) a trovare la soluzione per uscire dalla crisi. Nello specifico, gli Italiani chiedono allo Stato soluzioni a problematiche strutturali come la riforma fiscale, la semplificazione della burocrazia e una maggiore attrattività degli investimenti dall’estero; mentre alle istituzioni finanziarie l’erogazione del credito ai giovani e alle PMI e la protezione dai rischi imprenditoriali.

Come emerge dalla ricerca Deloitte, la forza dell’innovazione impatta trasversalmente la nostra società: la progressiva diffusione delle nuove tecnologie cambia il comportamento dei consumatori e favorisce la nascita di nuovi modelli di business sia in industrie nuove, sia in quelle più tradizionali. D’altro canto, la ripresa economica internazionale è ancora debole e mostra disomogeneità tra Paesi, con il livello globale di disoccupazione in continua crescita, in particolare nelle economie sviluppate (11,0% nel 2013 in EU vs 7,2% nel 2007) e per i segmenti più giovani della popolazione (23,5% in EU, più del doppio del dato medio).

L’innovazione sembra essere in parte causa del recente problema occupazionale. Negli ultimi secoli le innovazioni, secondo Deloitte, hanno eliminato forme di lavoro tradizionali e creato nuovi settori in grado di assorbire i lavoratori (es. rivoluzione industriale), ma negli ultimi 20 anni tale tendenza sembra essere venuta meno con la forbice tra produttività e occupazione in progressivo allargamento: le imprese tecnologicamente avanzate generano domanda di lavoro inferiore (es. Instagram serviva 30 milioni di clienti con 13 persone), quelle tradizionali sono costrette a tagliare posti di lavoro qualificato per rimanere competitive (es. Kodak leader del proprio mercato per lungo periodo è finita in bancarotta con oltre 140mila dipendenti per non aver innovato).

“L’innovazione è una forza oggi inarrestabile che se adeguatamente gestita rappresenta un’opportunità. In Italia questa forza dirompente– ha dichiarato Andrea Poggi, Partner Deloitte, Responsabile Strategy Consulting e Innovation leader di Deloitte – si inserisce in un contesto di gap competitivo rispetto agli altri Paesi Europei, anche perché le famiglie hanno scarsa consapevolezza del ruolo essenziale dell’istruzione e l’errata percezione che l’innovazione non sia uno dei driver essenziali per ottenere sviluppo e crescita. A testimonianza di ciò, la nostra analisi ha evidenziato come nei Paesi dove le famiglie hanno un atteggiamento maggiormente consapevole, incoraggiano gli studi di qualità e spingono all’imprenditorialità innovativa i propri giovani, si registrano indicatori di crescita economica e sociale migliori”.

“Ciò non significa – continua Poggi – che la partita dipenda totalmente dalle famiglie, ma perché Innovazione ed occupazione sia un binomio vincente è necessario che agiamo tutti in Italia in maniera sinergica: non solo il Governo con le sue necessarie riforme strutturali, ma anche le stesse famiglie investendo in istruzione di qualità, le imprese capaci di valorizzare le eccellenze del Made in Italy, le realtà finanziarie e assicurative al fianco dell’imprenditorialità innovativa, i media per sensibilizzare tutti sul ruolo centrale dell’innovazione diffondendone i casi di successo. Solo un’azione di Sistema in cui ogni attore del contesto socio-economico italiano si rimbocca le maniche per fare dell’innovazione, che non è più una scelta ma una forza con cui fare i conti, una leva di occupazione e quindi di crescita, può invertire un trend preoccupante”.

Anche se la relazione tra occupazione e innovazione è controversa, Deloitte ritiene che le economie moderne debbano gestire proattivamente l’innovazione per 5 motivi collegati ai trend in atto a livello globale:

1. Il mondo del lavoro cambia per effetto dell’innovazione: circa il 50% delle professioni moderne è a rischio “di automazione” nei prossimi 10-20 anni a causa dei progressi tecnologici previsti (es. telemarketers e commessi hanno una probabilità di sostituzione superiore al 90%);

2. L’innovazione genera un effetto spill over di domanda per servizi tradizionali: i dati evidenziano come ogni posto di lavoro nell’industria high tech, generi cinque posti di lavoro in altri settori qualificati e non;

 

3. Le geografie del lavoro cambiano: l’impulso tecnologico applicato alle catene produttive, ad esempio con la stampa 3D, potrebbe portare alla riallocazione della produzione nei paesi industrializzati occidentali;

4. L’innovazione ha impatto su tutti i settori economici in modo ubiquo: su quelli “nuovi” (es. biotecnologie, ingegneria aerospaziale), ma anche su quelli tradizionali (es. editoria, grande distribuzione, …);

5. Esiste una forte e diretta correlazione positiva tra innovazione e creazione di valore: sia a livello micro (le imprese maggiormente innovative hanno costantemente sovra performato il mercato di riferimento in termini di total shareholder return) che a livello macro (i.e. i Paesi che maggiormente investono in innovazione, ricerca e sviluppo mostrano tassi medi annui di crescita del PIL maggiori).

L’innovazione, a maggior ragione per l’Italia, è dunque una condizione indispensabile per l’occupazione e presuppone Riforme strutturali e una forte assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori del sistema.

Diviene quindi irrinunciabile un’Agenda “I.O.-Italia” (i.e Innovazione Occupazione Italia), in cui tutti, nessuno escluso, devono rimboccarsi le maniche. La spinta riformatrice del Governo deve essere catalizzatrice e volano di cambiamenti necessari per la competitività e l’innovazione da parte delle Istituzioni finanziarie, dei Media, delle Imprese, della Comunità Europea ma anche delle stesse famiglie italiane.

Al Governo spetta, oggi più che mai, il compito di cambiare con coraggio la politica industriale creando un ecosistema abilitante la competitività e quindi l’innovazione e sensibilizzando alla proattività e all’istruzione le famiglie ed i giovani.

Le Banche e le Assicurazioni dovrebbero intervenire rapidamente, aiutate anche da un contesto regolamentare che lo consenta, per garantire costi competitivi su soluzioni semplici e adeguate a finanziare e a proteggere imprese, idee innovative e imprenditorialità giovanile, così come accade nel resto d’Europa.

Le Imprese italiane, facendo leva sul valore inestimabile del “made in Italy”, dovrebbero fare dell’innovazione una leva essenziale del proprio modello di business, cambiando il paradigma dei propri prodotti e servizi.

I Media dovrebbero focalizzare le loro energie e attenzioni sull’importanza di istruzione, innovazione e riforme, aiutando il Sistema Italia a prendere consapevolezza e concentrare le energie sulle corrette leve strategiche di cambiamento.

Le Famiglie rappresentano un elemento fondamentale per mettere in moto il binomio “I.O.-Italia”. Solo attraverso il mettersi in gioco e il fare dell’istruzione il centro delle proprie attenzioni, potranno consentire ai propri figli una condizione di crescita ed occupazione.

L’Agenda “I.O. – Italia” sarà tanto più a valore per il nostro Paese quanto più essa sarà condivisa e collegata al cambiamento in corso in Europa.

In conclusione:

Il mondo cambia sempre più velocemente creando opportunità e forti distorsioni, ma le condizioni di contesto e l’emergenza sociale, impongono di gestire in modo proattivo l’innovazione per farne un volano di crescita occupazionale;

– Solo con un’azione sinergica e coordinata di tutti gli attori (Agenda “I.O.-Italia”) si potranno creare le condizioni necessarie per la ripresa;

– Si vincerà questa sfida solo se le istituzioni politiche ed economiche sapranno realizzare i cambiamenti infrastrutturali da tempo richiesti ed attesi e se tutti i cittadini si renderanno protagonisti in prima persona di questo percorso, iniziando ad agire all’interno delle proprie famiglie.