I percettori di rendite in Italia

Statistica

Analisi della mortalità dal 1980 al 2009 e previsioni al 2040

ASSINEWS 235/236 – ottobre/novembre 2012

Lo studio dell’Ordine Nazionale degli Attuari – Prima parte

Da oggi al 2040 la speranza di vita dei pensionati di 65 anni si allungherà sino a 88 anni per gli uomini e 92 anni per le donne, con un sensibile incremento rispetto al dato attuale (84 anni per gli uomini e 88 per le donne). La longevità di chi percepisce una rendita pensionistica resterà superiore alla media generale dell’intera popolazione. Sono questi i dati più significativi emersi dallo studio “La mortalità dei percettori di rendita in Italia”, realizzato dal Consiglio Nazionale e dall’Ordine Nazionale degli Attuari, che stabilisce una sorta di pietra miliare per tutto il sistema previdenziale e assicurativo.
Lo studio è stato presentato lo scorso luglio nella Sala Mancini presso la Direzione Generale dell’Inps a Roma, dove sono intervenuti il direttore generale dell’Inps Mauro Nori, il presidente del Consiglio Nazionale Attuari Giampaolo Crenca, e per l’Ordine degli Attuari Luigi Di Falco, Massimiliano Menzietti, Piero Cocevar e Carlo Conforti.

Le tendenza della durata di vita dei beneficiari delle prestazioni assicurative sociali e private incidono sull’economia e sulle misure di welfare. Ciò rende opportuno monitorare il fenomeno, con l’obiettivo di gestire il rischio che tali beneficiari, come ad esempio i percettori di pensioni o rendite, vivano sistematicamente più a lungo rispetto agli impegni assunti. Le informazioni a disposizione possono migliorare i processi di risk management e contribuire alla trasparenza e all’equilibrio della determinazione delle prestazioni. Riguardo alla previdenza obbligatoria, l’attenzione all’equilibrio finanziario e attuariale di lungo termine degli enti previdenziali e all’evoluzione della speranza di vita – in funzione della quale sono calcolati gli stessi requisiti pensionistici e i coefficienti di trasformazione previsti nei principali sistemi che adottano il metodo contributivo – rendono utile poter disporre di analisi sulle tendenze demografiche degli specifici collettivi destinatari delle prestazioni pensionistiche, da affiancare ai dati sulla popolazione generale già rese disponibili da istituti pubblici. Con riferimento alla previdenza complementare, gli attesi sviluppi del settore prefigurano un graduale incremento della domanda di rendite nei prossimi anni. Le basi demografiche utilizzate finora in Italia per le rendite integrative, in mancanza di dati specifici a causa della poca diffusione delle stesse, hanno fatto ricorso a modelli teorici o a previsioni sulla popolazione generale corrette grazie a informazioni mutuate dall’esperienza di altri paesi per tener conto, come richiesto dalla normativa, del differenziale di mortalità tra la popolazione generale e i percettori di rendite.
Tali presupposti hanno condotto gli organi della professione attuariale a riavviare il progetto già finalizzato nel 2008, ampliandone la partecipazione e i contenuti, al fine di elaborare analisi aggiornate sull’evoluzione della mortalità dei percettori di pensioni o rendite in Italia e previsioni sulle tendenze future della loro durata di vita e arricchire così gli elementi a disposizione della comunità attuariale, degli enti previdenziali – compresi fondi pensione e imprese di assicurazione – e di tutti gli interessati alle tendenze demografiche in ambito previdenziale per le proprie valutazioni. Lo studio (disponibile nella sua integrità sul sito dell’Ordine) riporta i passaggi fondamentali e i risultati delle analisi effettuate. CONTENUTO A PAGAMENTO
Il contenuto integrale di questo articolo è visualizzabile solo dagli abbonati aMENSILE Non sei abbonato?
Scopri i piani di abbonamento
Sei già abbonato? Effettua il login nel modulo sottostante

Hai dimenticato la Password?
Registrati