Scure della Ue sulle banche italiane

Il vertice europeo dà il via libera alla soglia temporanea del Core Tier 1 al 9%, da raggiungere entro giugno 2012. Si studiano meccanismi di garanzia sulle passività. Arrivano vincoli su bonus e dividendi 

di Francesco Ninfole

Le banche dovranno adeguare anche i titoli di Stato italiani in portafoglio al valore di mercato di fine settembre nell’ambito della metodologia che definirà l’entità delle ricapitalizzazioni previste dal piano Ue. Nel comunicato diffuso ieri in serata dai capi di Stato e di governo i leader europei hanno reso noto l’accordo per portare il Core Tier 1 delle banche al 9% entro metà 2012, «dopo aver considerato la valutazione di mercato delle esposizioni di debito sovrano al 30 settembre 2011».

 

Fonti del Consiglio Ue hanno confermato a MF-Milano Finanza che anche i titoli italiani dovranno essere considerati nell’adeguamento ai valori di mercato di fine settembre. Per i dettagli definitivi sulle ricapitalizzazioni bisognerà attendere le decisioni sulla Grecia e sul Fondo Efsf, su cui non c’è ancora un accordo nella Ue. Tuttavia per le banche italiane, che detengono grandi quantità di Bot e Btp, la notizia non è certamente positiva: la svalutazione teorica al 30 settembre era di circa il 10%, secondo i calcoli degli analisti. Sarà dunque più difficile per gli istituti italiani raggiungere la soglia di Core Tier 1 del 9% entro metà 2012, un livello già superiore al 7% previsto da Basilea 3 entro il 2019. Per questo motivo i banchieri italiani non avevano risparmiato critiche in mattinata (si veda articolo a pagina 4).

 

Ieri le autorità europee non hanno indicato l’impatto complessivo delle ricapitalizzazioni, che sarà comunque attorno ai 100-110 miliardi previsti per le banche europee di importanza sistemica che hanno partecipato all’ultimo stress test. L’Ecofin ora ultimerà i lavori e adotterà assieme all’Eba le misure necessarie per avviare le ricapitalizzazioni. Il capitale da raccogliere dovrà essere «di qualità elevatissima», secondo quanto ribadito anche dal presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy: non è stato confermato ufficialmente l’impiego delle regole di Basilea 2.5, che sono meno stringenti di quelle di Basilea 3. La riserva di patrimonio sarà «temporanea» e, secondo i leader europei, «è giustificata dall’eccezionalità delle circostanze». Il comunicato dei capi di Stato e di governo ha chiarito che dovrà essere fatto il possibile per evitare strette sul credito alle imprese. Le autorità di vigilanza nazionali, sotto l’egida dell’Eba, devono assicurare che «i piani delle banche intesi a rafforzarne il capitale non comportino un’eccessiva riduzione della leva finanziaria, mantenendo tra l’altro il flusso di credito per l’economia reale». Per limitare una riduzione della leva troppo precipitosa, si punterà anche su «garanzie sulle passività bancarie» con l’obiettivo di «fornire, ove opportuno, un maggior sostegno diretto alle banche nell’accesso al finanziamento». Ma l’Ue vuole evitare il rischio di una semplice replica dell’esperienza del 2008, che «potrebbe non fornire una soluzione soddisfacente nelle attuali condizioni di mercato». Pertanto dovranno essere ridotte le divergenze tra Paesi sulla liquidità: «Occorre un approccio realmente coordinato a livello di Ue in materia di criteri di ammissibilità, determinazione del prezzo e condizioni». La Commissione esplorerà «urgentemente», assieme all’Eba, alla Bei e alla Bce, le opzioni per il conseguimento dell’obiettivo. Nel raccogliere il capitale la prima opzione sarà rivolgersi a privati, anche ricorrendo alla ristrutturazione e alla conversione del debito in strumenti di capitale (non si è parlato dell’utilizzo di CoCo bond). Chiaro riferimento è stato fatto invece ai «vincoli riguardo alla distribuzione dei dividendi e dei bonus fino al raggiungimento dell’obiettivo». Solo in seguito, se necessario, interverranno nelle ricapitalizzazioni gli Stati e il fondo Efsf. (riproduzione riservata)