di Anna Messia

 

L’elevato spread dei titoli di Stato italiani rispetto al bund tedesco, che si mantiene poco sotto livelli record (ieri era circa 380 punti) ha travolto anche l’industria del risparmio gestito. Secondo i dati diffusi ieri da Assogestioni, a settembre i fondi hanno chiuso con un deflusso record di 6 miliardi (di cui 4,7 miliardi legati ai fondi e altri 1,3 miliardi alle gestioni), portando a 14,3 miliardi la perdita complessiva dall’inizio dell’anno. Un dato così allarmante non si registrava dal 2008, quando le rilevazioni dell’associazione (che allora riguardavano esclusivamente i fondi) avevano evidenziato un record negativo a gennaio di 19 miliardi, seguito per alcuni mesi da deflussi intorno agli 8 miliardi. Ma ora l’acuirsi della crisi finanziaria ha provocato un nuovo tonfo, causato da un insieme di fattori. Da un lato ci sono risparmiatori che, spaventati dalla volatilità delle borse, liquidano fondi per investire in Btp, attratti dagli allettanti rendimenti dei titoli di Stato italiani. Dall’altra ci sono le banche (principali distributrici di prodotti di risparmio gestito) che proprio per fronteggiare la nuova crisi del credito provocata dall’acuirsi della tensione sul debito pubblico italiano stanno raccogliendo liquidità tramite conti deposito e obbligazioni proprie. Trascurando i fondi e le gestioni a vantaggio di questi prodotti. Una miscela esplosiva per l’industria del risparmio gestito che viene già da diversi mesi di raccolta negativa.

Analizzando i dati diffusi ieri emerge che è stata Pioneer Investment a patire il deflusso più pesante. La società di gestione del gruppo Unicredit ha accusato da sola una raccolta netta negativa di 2 miliardi di euro. In pratica un terzo dell’intero sistema, risultando largamente la Sgr con i maggiori deflussi, visto che alle sue spalle si trovano Ubi Banca e Bnp Paribas, con circa 650 milioni di deflussi ciascuna. MentreIntesa Sanpaolo, il primo operatore del settore con una quota di mercato del 23,6%, ha chiuso con un saldo negativo per soli 32 milioni. E c’è anche qualche società che è riuscita a chiudere il mese in positivo, come Mediolanum (che può contare su una propria rete distributiva) confermando il trend positivo con un saldo di 30,5 milioni, oppure le Poste italiane, che hanno raccolto più di 247 milioni. Analizzando invece le varie categorie di prodotti, i deflussi più pesanti hanno colpito quelli obbligazionari, che hanno chiuso in rosso per 1,3 miliardi. Seguiti a breve distanza dai fondi azionari, in negativo per 1,14 miliardi, e dai monetari (-1,03 miliardi). Anche i gestori esteri, di solito in crescita, hanno subito il colpo (-1,5 miliardi) anche se meno pesante degli italiani (-3,1 miliardi). Ma almeno per loro, l’andamento da inizio anno resta positivo (con una raccolta di 6,9 miliardi), mentre gli italiani perdono 20,7 miliardi (riproduzione riservata)