Le perdite assicurate da catastrofi naturali continuano a crescere a un ritmo annuo compreso tra il 5% e il 7%, spinte dall’aumento delle esposizioni, dalla crescita del valore degli asset e dall’evoluzione dei profili di rischio. È quanto evidenzia Swiss Re, che richiama l’attenzione sull’ampliamento del catastrophe protection gap e sulla necessità di soluzioni di trasferimento del rischio più estese.
In occasione del 68° incontro annuale del settore riassicurativo di Monte Carlo, il gruppo ha illustrato come, secondo le proprie elaborazioni modellistiche, in uno scenario di perdite di picco nel 2026 i danni assicurati potrebbero raggiungere circa 320 miliardi di dollari. Un dato che, secondo il riassicuratore, conferma il valore della protezione riassicurativa contro eventi poco frequenti ma di gravità eccezionale.
Swiss Re osserva che anche senza il verificarsi di un singolo evento record, una concentrazione di uragani analoghi a Harvey, Irma e Maria, che colpirono gli Stati Uniti e i Caraibi nel 2017, sarebbe oggi in grado di portare le perdite assicurate annuali oltre i 120 miliardi di dollari.
Tra i rischi in più rapida evoluzione figura l’incendio boschivo. Il riassicuratore indica la stagione degli incendi in Europa del 2026 come esempio di un rischio naturale in trasformazione e sottolinea che il wildfire rappresenta il pericolo meteorologico con la crescita più rapida a livello mondiale. In Europa, le perdite assicurate legate agli incendi boschivi sono aumentate, secondo le stime citate, dell’8-11% all’anno negli ultimi decenni.
Per Swiss Re, dati più accurati, modelli avanzati, prevenzione e misure di adattamento sono strumenti essenziali per comprendere meglio l’evoluzione dei rischi e rendere più efficace il loro trasferimento. Il crescente divario di protezione crea inoltre spazio per il ricorso al mercato degli insurance-linked securities (ILS).
Attraverso strumenti quali catastrophe bond e sidecar riassicurativi collateralizzati, il mercato ILS consente infatti di convogliare capitale istituzionale direttamente verso la copertura dei rischi catastrofali, aggiungendo capacità alternativa a quella fornita dal mercato riassicurativo tradizionale.
Swiss Re individua ulteriori prospettive di trasferimento del rischio negli investimenti in infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Secondo un recente report dello Swiss Re Institute, data center dedicati all’AI e infrastrutture per le energie rinnovabili potrebbero generare complessivamente circa 200 miliardi di dollari di premi assicurativi tra il 2026 e il 2030.
Il potenziale assicurativo si accompagna tuttavia a nuove concentrazioni di rischio. Circa il 40% della capacità dei data center statunitensi, secondo Swiss Re Institute, è situata in aree caratterizzate da un rischio significativo o molto elevato di giornate tornadiche. A ciò si aggiungono valori assicurati elevati e dipendenze critiche da reti elettriche, acqua, filiere tecnologiche e infrastrutture digitali, che possono determinare accumuli sia a livello di singolo sito sia di rete.
Il gruppo richiama infine la necessità di mantenere una rigorosa disciplina assuntiva nel ramo della responsabilità civile commerciale negli Stati Uniti. Le perdite nel comparto avrebbero raggiunto 174 miliardi di dollari nel 2025, superando i 120 miliardi di dollari di perdite assicurate globali da catastrofi naturali registrati nello stesso anno.
Swiss Re segnala che continua la tendenza a risarcimenti giudiziari di importo elevato, in un quadro di contenzioso che rende più incerta la futura severità dei sinistri. Per riassicuratori e assicuratori, ciò rafforza l’esigenza di monitorare costantemente i trend liquidativi e giurisprudenziali, selezionare con attenzione i rischi e valutare le possibili concentrazioni di esposizione.
«Con la crescente complessità dei rischi, l’attività assuntiva dipende sempre più dalla capacità di comprendere come le esposizioni interagiscano e dove possano svilupparsi accumuli», ha concluso Gianfranco Lot, Chief Underwriting Officer Property & Casualty Reinsurance di Swiss Re.
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