Il risparmio gestito italiano chiude il primo semestre del 2026 con una raccolta netta complessiva di 11,3 miliardi di euro, di cui quasi 11 miliardi nel solo secondo trimestre, segnando un’accelerazione significativa dei flussi verso il settore. A sostenere il risultato, secondo quanto emerge dal report di Assogestioni, sono soprattutto le gestioni collettive, che comprendono fondi aperti e, in misura minore, fondi chiusi: nel semestre hanno raccolto oltre 22 miliardi di euro. In senso opposto, le gestioni di portafoglio hanno registrato deflussi per quasi 11 miliardi, con riscatti vicini ai 19 miliardi nelle gestioni assicurative rivolte agli investitori istituzionali.

La novità più rilevante riguarda il rinnovato interesse dei risparmiatori per i fondi azionari. Nel secondo trimestre questi prodotti hanno registrato una raccolta di 3,4 miliardi di euro, portando il saldo dall’inizio dell’anno a 2,3 miliardi. Il reddito fisso resta comunque in testa nella raccolta semestrale, con 3,9 miliardi di afflussi netti dall’inizio del 2026. Nel solo secondo trimestre, tuttavia, i fondi obbligazionari hanno attirato 2,5 miliardi, meno degli azionari.

Alla ripresa dell’azionario si affianca il forte ritorno dei flussi verso i fondi esteri. Nel secondo trimestre la raccolta ha sfiorato i 10 miliardi di euro, dopo i circa 5 miliardi registrati nei primi tre mesi dell’anno.

Nel periodo aprile-giugno, i fondi aperti hanno registrato afflussi netti prossimi a 16 miliardi. A questo risultato si è aggiunto un effetto mercato del 6,9%, che ha incrementato le masse gestite di oltre 90 miliardi di euro.

Grazie alla raccolta e alla crescita dei mercati, il patrimonio complessivo dell’industria italiana del risparmio gestito ha raggiunto il nuovo massimo storico di 2.722 miliardi di euro, rispetto ai 2.575 miliardi di fine marzo.

Le gestioni collettive rappresentano ora il 55% delle masse totali. I fondi aperti incidono per il 52,4% del patrimonio complessivo e vedono una ripartizione ancora equilibrata tra obbligazionario e azionario: i fondi obbligazionari pesano per il 34,7%, mentre quelli azionari raggiungono il 33%.

Su base annua, la raccolta complessiva sfiora i 25 miliardi di euro, nonostante l’andamento più debole dei mercati nella prima parte dell’anno.

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