Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Unicredit ha ottenuto dalla Bce il via libera al Danish Compromise, il trattamento prudenziale che consente alle banche con attività assicurative di ridurre l’assorbimento di capitale legato alle partecipazioni detenute nelle compagnie del gruppo. Piazza Gae Aulenti usufruirà della forma classica del Danish prevista dall’articolo 49 del Crr, il regolamento europeo che stabilisce i requisiti patrimoniali delle banche. Per ottenere l’autorizzazione non basta però possedere una compagnia assicurativa: la banca e le partecipate devono essere ricomprese nello stesso conglomerato finanziario ed essere soggette alla relativa vigilanza supplementare. Questa condizione si è realizzata dopo che Unicredit, nel giugno 2025, ha acquisito il pieno controllo delle proprie compagnie vita italiane, rilevando le quote dei precedenti partner Cnp Assurances e Allianz e portando quindi il business assicurativo integralmente all’interno del gruppo. È questo passaggio che ha consentito di creare il presupposto regolamentare per l’applicazione dell’articolo 49. L’internalizzazione ha rappresentato anche il primo passo verso una razionalizzazione della struttura assicurativa italiana. Alessandro Santoliquido, responsabile Group Insurance di Unicredit, è stato nominato amministratore delegato di entrambe le compagnie con il compito di guidarne l’integrazione. Il progetto prevede infatti la fusione delle due società in un’unica entità, destinata a operare con il marchio Unicredit Life Insurance. Il 4 giugno scorso l’Ivass ha autorizzato l’operazione e il perfezionamento della fusione è atteso nel novembre 2026, quando le attività delle due compagnie dovrebbero confluire definitivamente sotto un’unica insegna.
Alla vigilia dell’assemblea straordinaria di Intesa Sanpaolo sull’opas per Mps arriva in Consob la doppia offerta del Montepaschi. Tra oggi e domani saranno sottoposti all’authority dei mercati i due documenti d’offerta relativi alle ops che il 21 agosto Siena ha lanciato su Banca Generali e Banco Bpm. Si tratta di uno degli snodi chiave dell’iter illustrato dal ceo Luigi Lovaglio con la mossa a sorpresa che ha riaperto le partite del risiko bancario. Il documento d’offerta è il testo che mette nero su bianco tutti gli elementi dell’operazione e consente agli azionisti della target di valutarla. Indica tra l’altro il corrispettivo proposto, le modalità e i tempi dell’offerta, le condizioni a cui è subordinata, le risorse necessarie e gli obiettivi perseguiti dall’offerente. Il deposito segna l’avvio dell’esame da parte della Consob. Sempre sul fronte senese, il prossimo appuntamento sarà il roadshow internazionale di Lovaglio, chiamato a illustrare agli investitori il razionale della doppia operazione. Il primo passaggio è previsto negli Stati Uniti, dove il ceo di Mps potrebbe partecipare dal alla Global Financial Services Conference di Barclays, mentre le tappe successive saranno Londra e Parigi.
Il risparmio gestito italiano arriva al giro di boa del 2026 con una raccolta complessiva pari a 11,3 miliardi di euro, di cui quasi 11 realizzati nel solo secondo trimestre. Ma il numero complessivo non riesce a raccontare da solo i molteplici trend che stanno ridefinendo l’industria, e che sono stati resi da Assogestioni (l’associazione di categoria presieduta da Maria Luisa Gota) nell’ambito della consueta mappa trimestrale. La prima grande tendenza riguarda la macro-composizione della raccolta: le gestioni collettive (quindi fondi aperti e, in misura minore, chiusi) hanno portato alle associate più di 22 miliardi, contro i quasi 11 miliardi di deflussi provenienti dalle gestioni di portafoglio, in particolar modo quelle assicurative (rivolte a investitori istituzionali) che hanno registrato riscatti prossimi ai 19 miliardi.
Dall’11 settembre il Cyber Resilience Act smette di essere per le imprese una normativa da studiare in vista del 2027 e diventa una prova concreta della loro capacità di governo. I produttori di dispositivi e software con elementi digitali dovranno trasmettere entro 24 ore un primo avviso relativo alle vulnerabilità e agli incidenti gravi che incidono sulla sicurezza dei prodotti, seguito da una notifica più completa entro 72 ore. Il dato significativo non è la brevità del termine ma ciò che un’azienda deve aver costruito prima perché quelle 24 ore possano essere rispettate. Bisogna conoscere i prodotti che rientrano nel perimetro del regolamento, ricostruirne le componenti, governare le informazioni provenienti da sviluppatori e fornitori, valutare l’impatto di una vulnerabilità e stabilire chi ha il potere di decidere.
Il gruppo Azimut ha registrato una raccolta netta totale di 938 milioni di euro ad agosto, portando la raccolta netta totale da inizio anno a 10,2 miliardi. A fine mese le masse erano pari a 159,4 miliardi, in crescita del 13% da inizio anno. Nel dettaglio, i fondi hanno registrato deflussi per 150 milioni di euro (+3,9 miliardi da inizio anno), mentre quelli alternativi hanno raccolto 117 milioni (+1,44 miliardi). Il business Discretionary & Advisory ha contribuito alla raccolta netta totale di agosto per 696 milioni, portando il totale a 1,5 miliardi. Della finanza raccolta ad agosto, 655 milioni sono confluiti nelle soluzioni gestite, portando i flussi in entrata nel comparto da inizio anno a 6,57 miliardi. Le masse gestite, che al 31 agosto ammontavano a 112,83 miliardi, fanno segnare un incremento dell’11,7% su base annua.

In arrivo il passaporto digitale dei prodotti immessi sul mercato UE, un contenitore di informazioni sui beni, concepito per rafforzare la trasparenza della supply chain e assicurare la conformità alle normative europee, a tutela dei consumatori. Le nuove regole entreranno in vigore a partire dal 18 febbraio del 2027 per alcune batterie di grandi dimensioni. Per gli altri prodotti si attendono, invece, norme di dettaglio, ma il piano di lavoro europeo ha già annunciato che le priorità sono ferro e acciaio, alluminio, tessili, pneumatici, mobili e materassi. Per facilitare la transizione verso i nuovi adempimenti, lo scorso 20 luglio la Commissione europea ha lanciato il registro del passaporto digitale UE, avviando un ambiente di prova per le aziende
Stop condanna al coordinatore della sicurezza se non sa che il cantiere è operativo. Dopo l’incidente sul lavoro il professionista è condannato anche se la difesa deduce che non ha ricevuto il Pos dell’impresa né era al corrente del subappalto: non si può ritenere responsabile l’imputato perché avrebbe «implicitamente acconsentito» alle mancate trasmissioni dei documenti se non si dimostra che sapesse anzitutto dell’avvio dei lavori e poi dell’avvenuto subappalto. Diversamente la motivazione della condanna contiene «un salto logico». Così la Cassazione penale, sezione quarta, nella sentenza n. 32917 del 07/09/2026
Rendere permanente l’iscrizione diretta al ruolo degli esperti assicurativi catastrofali per i professionisti ordinistici. È la richiesta avanzata dal Consiglio nazionale degli ingegneri, intervenuto in audizione davanti alle commissioni riunite V e VIII della Camera sul disegno di legge Ac 3083, di conversione del dl 144/2026. Il provvedimento consente infatti, nella fase di prima applicazione e fino al 1° aprile 2028, l’accesso diretto al ruolo ai professionisti iscritti agli albi con competenze tecniche nell’accertamento e nella stima dei danni agli immobili. Secondo il Cni, questa possibilità dovrebbe diventare strutturale, nei limiti delle competenze attribuite dalle rispettive norme professionali.

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In tutto il mondo le competenze di base dei quindicenni continuano a peggiorare. In particolar modo nella lettura, che è considerata la chiave di accesso a tutte le altre discipline, dalla matematica alle scienze. Quando peggiora la capacità di comprensione di un testo, infatti, va male anche il resto. Nel quadro fosco disegnato dal rapporto Ocse-Pisa, presentato ieri a Parigi, gli studenti italiani non fanno eccezione. Non migliorano ma almeno non sprofondano: galleggiano intorno alla media dei Paesi Ocse. Nella lettura e in matematica continuano ad avere una preparazione migliore dei francesi e anche dei tedeschi, mentre vanno più o meno come loro in scienze. Non eccellevano prima, come per esempio i finlandesi, non sono crollati dopo (come i finlandesi, appunto). Ma restano molto distanti non solo dalle cosiddette tigri asiatiche ma anche dai primi della classe europei: inglesi e estoni. Fanno riflettere anche alcune delle risposte dei ragazzi ai questionari allegati ai test. Un quindicenne su quattro si sente un estraneo a scuola, quando non un escluso: quanto a senso di appartenenza l’Italia è in fondo alla classifica mondiale (davanti solo alla Lituania). Sarà anche per questo che invece siamo dei campioni nel marinare la scuola, con il triplo di assenze rispetto al resto del mondo. L’ultima indagine Ocse-Pisa ha misurato anche la capacità di usare la tecnologia nel risolvere problemi — ambito in cui gli studenti italiani hanno un punteggio inferiore alla media — e l’impatto dell’intelligenza artificiale sugli apprendimenti. Anche i nostri quindicenni si servono dell’AI per studiare e fare i compiti e non fanno fatica ad ammetterlo: uno su due dichiara di fare uso di chatbot almeno una volta alla settimana, quattro su dieci si servono dell’intelligenza artificiale per fare delle ricerche, uno su tre la usa per farsi fare dei riassunti dei testi da leggere, quasi altrettanti si fanno scrivere una prima bozza di elaborato scritto. Non è stato rilevato se e quanto poi ognuno ci metta del suo.

Benché l’articolo 2922 del Codice civile sancisca che per le aste giudiziarie è esclusa la garanzia per vizi, discorso diverso è la possibilità per l’aggiudicatario, ferma la stabilità della vendita, di vedersi riconosciuto un indennizzo per l’esistenza degli stessi e i criteri della sua determinazione. La Cassazione, con la sentenza 22597/2026, affronta il tema chiarendo che l’errata rappresentazione delle caratteristiche e del valore dell’immobile, ove incida sulla determinazione dell’aggiudicatario, può integrare una perdita di chance patrimoniale, consistente nella possibilità di partecipare alla gara e formulare l’offerta sulla base di una corretta rappresentazione del bene. E per il risarcimento non è richiesta la prova certa che, senza l’errore, l’acquirente si sarebbe aggiudicato l’immobile a un prezzo inferiore, bastando la dimostrazione, anche presuntiva, della serietà della possibilità perduta. Dopo aver acquistato all’asta un immobile stimato da un geometra, l’aggiudicataria, sospettando di aver pagato un prezzo non corrispondente al valore, ha agito in giudizio davanti al Tribunale di Massa contro il professionista, chiedendone la condanna al risarcimento. Nell’istruttoria il Ctu ha accertato una significativa difformità della situazione reale del fabbricato rispetto a quella della perizia e quantificato la differenza tra valore stimato ed effettivo in 78mila euro. Ciò nonostante, il Tribunale ha liquidato solo in via equitativa il danno (19.500 euro) in assenza di una puntuale quantificazione dello stesso. La Corte d’appello ha confermato la sentenza, contro cui la proponente ha fatto ricorso in Cassazione.
Sì ai limiti alla partecipazione di imprese extra europee alle gare. E via a un sistema unico degli appalti pubblici, che passerà da una condivisione delle banche dati tra paesi membri. Più partecipazione delle Pmi, spazi ancora più ridotti per il massimo ribasso, gare più semplici, e nuovi vincoli per i subappalti. Sono alcune delle novità che arriveranno in Italia con il nuovo regolamento europeo sugli appalti, che oggi la Commissione europea presenterà ufficialmente. Un passaggio che è solo il primo di un iter ancora molto lungo: dopo partirà il confronto con Parlamento e Consiglio. Il vero debutto, peraltro, non riguarda i contenuti, ma il veicolo normativo. Per la prima volta non si tratterà di una direttiva ma di un regolamento (quindi, direttamente applicabile), che andrà a raggruppare le tre direttive oggi dedicate a settori ordinari, settori speciali e concessioni. Una scelta delicata, che potrebbe mettere in pista un doppio regime: uno europeo per gli appalti sopra la soglia comunitaria (5,4 milioni per i lavori e 216mila euro per servizi e forniture) e uno italiano per gli appalti sotto soglia. Resterebbe, ad esempio, l’affidamento diretto per i lavori di importo inferiore a 150mila euro. Una previsione che ha consentito, in questi anni, una grande crescita dei contratti firmati senza una gara o una consultazione pubblica.