Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Il governo avrà solo quattro mesi e non più nove per mettere a punto la riforma dell’assicurazione auto. Un’accelerazione impressa dal testo bollinato (quindi pronto ad approdare in Parlamento e iniziare il suo iter dopo l’ok del cdm lo scorso 23 luglio) del ddl Concorrenza, operando dunque una riduzione di più della metà del tempo concesso al governo per esercitare la delega in materia di Rca. I paletti e i criteri direttivi della delega restano però gli stessi. Con gli obiettivi esplicitati di «correlare il costo del premio al rischio effettivamente assunto dall’impresa, rendere più efficiente il sistema del risarcimento diretto, rafforzare il contrasto alle frodi assicurative e all’evasione dell’obbligo assicurativo». Concretamente così l’esecutivo dovrà partire da una dalla revisione del sistema bonus/malus, che dovrà essere basato «su una più ampia disponibilità di informazioni e su metodologie di valutazione del rischio maggiormente evolute, in modo da meglio valorizzare i comportamenti di guida virtuosi e ridurre il peso relativo di alcune variabili indirette, e in particolare quella territoriale, stimolando ulteriormente la competitività fra le imprese a vantaggio degli assicurati». E la «prevenzione dell’evasione dell’obbligo assicurativo» dovrà avvenire non solo «mediante un sistema integrato di controllo telematico e scambio informativo dei dati relativi ai veicoli soggetti all’obbligo assicurativo», ma anche attraverso «l’adeguamento delle sanzioni amministrative». Infine, il testo bollinato precisa che gli schemi di decreti legislativi da trasmettere al Consiglio di Stato e alle commissioni parlamentari dovranno essere «corredati di relazione tecnica».
Crédit Agricole aspetta l’assemblea di Mps per muovere sulla partecipata Banco Bpm. Il gruppo francese (primo socio al 29,3%) attenderà il voto del 29 ottobre sull’ops varata da Siena, consapevole che l’acquisizione di Bpm presenterebbe diversi ostacoli, tanto sul terreno politico quanto su quello finanziario. Parigi, scriveva ieri Bloomberg, sta esaminando da tempo le alternative a disposizione per rafforzare ulteriormente la propria presenza nel mercato italiano e un’integrazione con Bpm – che nel frattempo ha incassato da S&P un miglioramento del rating a BBB+ con outlook positivo – sarebbe al vaglio degli advisor del gruppo e dell’ceo Olivier Gavalda. Il numero uno dell’Agricole guarderebbe invece con scarso favore a una combinazione tra Bpm e Mps. La prospettiva che i due istituti possano avvicinarsi avrebbe quindi spinto il gruppo francese a studiare le opzioni disponibili per proteggere la propria posizione e il valore strategico dell’investimento effettuato nel Banco. Agricole non ha però intenzione di accelerare prima di conoscere la scelta dei soci Mps sull’offerta voluta da Luigi Lovaglio. Un eventuale stop all’operazione su Bpm cambierebbe radicalmente lo scenario e farebbe venir meno la necessità di una risposta immediata da parte dei francesi. Da qui la scelta di aspettare prima di prendere una decisione definitiva.
Anthropic avverte i potenziali investitori che l’AI avanzata potrebbe comportare «rischi catastrofici o esistenziali per l’umanità». È uno dei passaggi più delicati del prospetto messi in evidenza dal FT e da Reuters per la quotazione al Nasdaq della società guidata da Dario Amodei, che dedica un terzo delle 261 pagine del documento ai fattori di rischio, quasi il doppio dello spazio riservato alla descrizione delle attività. Il file originale del prospetto ipo non è per ora pubblico, dato che la società ha effettuato un deposito confidenziale alla Sec. Nel prospetto Anthropic spiega che i suoi modelli potrebbero sviluppare comportamenti «autopreservativi», fino a tentare di resistere allo spegnimento, occultare o manipolare informazioni e adottare comportamenti simili al ricatto. I modelli più avanzati, inoltre, potrebbero sviluppare capacità inattese durante l’addestramento, che potrebbero emergere soltanto dopo la loro diffusione. La società cita tra i rischi anche la possibilità che i sistemi riconoscano quando sono sottoposti a test e modifichino il proprio comportamento, rendendo più difficile valutarne la sicurezza
Il decreto legislativo 160 del 9 settembre costituisce un significativo tassello con cui l’ordinamento italiano completa l’applicazione dell’AI Act europeo. Tra le materie disciplinate dal decreto meritano attenzione gli articoli 16-20 sulla responsabilità civile. Le norme riguardano il contenzioso giudiziario e prevedendo un’azione diretta nei confronti dell’assicuratore potrebbero incidere sul mercato. La nuova disciplina ha un ambito di applicazione ampio facendo riferimento alle azioni per il risarcimento del danno, contrattuale o extracontrattuale, cagionato nell’utilizzo di un sistema di intelligenza artificiale. La disciplina non è dunque circoscritta ai sistemi di AI ad alto rischio individuati dall’AI Act o a determinati settori industriali; il solo uso dell’intelligenza artificiale può determinare l’applicazione delle nuove norme. Sono quattro le novità più significative, in parte riprese da soluzioni accolte a livello europeo. Anzitutto si mira a ridurre l’asimmetria informativa tra il soggetto che lamenta il danno e chi dispone delle informazioni sul funzionamento del sistema. Il giudice può ordinare l’esibizione di elementi di prova relativi al funzionamento dell’AI quando il danneggiato fornisca indizi idonei a rendere verosimile la propria domanda. Possono essere acquisiti registri, documentazione sul sistema di gestione dei rischi, documentazione tecnica e informazioni relative alla supervisione umana. La disposizione accresce l’importanza della documentazione e della governance dell’AI. Logging, procedure interne, supervisione umana e risk management non devono essere intesi solo come strumenti di compliance bensì anche come elementi centrali nella ricostruzione giudiziale della responsabilità
L’intelligenza artificiale non è più solo una leva di efficienza operativa, ma un terreno minato per la governance aziendale. Con la recente introduzione di normative stringenti (esemplificate dal decreto legislativo 160/2026) il panorama della responsabilità aziendale è mutato radicalmente. Oggi, utilizzare sistemi di AI «ad alto rischio» senza protocolli di validazione rigorosi significa esporre i vertici aziendali – dai consigli di amministrazione ai comitati consiliari e collegi sindacali – a conseguenze legali che travalicano il diritto civile per approdare, inevitabilmente, nel campo del diritto penale. La nuova linea rossa del Codice Penale è il nuovo articolo 437-bis. La norma è chiara e non ammette ambiguità: l’omissione di misure tecniche di sicurezza nella progettazione, addestramento, produzione o immissione sul mercato di sistemi di AI espone i responsabili a pene detentive variabili da uno a cinque anni.
Mentre la seconda fase del risiko bancario potrebbe cambiare ancora una volta l’assetto del mercato del credito, sullo sfondo resta la partita dello Ieo, il complesso ospedaliero Ieo-Monzino di cui Mediobanca ha il 25%, seguita dalla Fondazione Leonardo Del Vecchio con in portafoglio il 18,5%. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, ieri si è tenuto un consiglio di amministrazione del polo guidato da Mauro Melis e presieduto da Carlo Cimbi. Il presidente del gruppo Unipol è stato avvistato nel primo pomeriggio in Mediobanca, dove si è tenuto il board dello Ieo. Con il 14,3% la compagnia assicurativa bolognese è la terza azionista e nella compagine sociale ci sono anche Intesa Sanpaolo sopra il 7% e Pirelli, Generali, Allianz e Banco Bpm con quote tra il 5 e il 6%. Si è trattato di un consiglio di ordinaria amministrazione.
Si alza il velo sul progetto di Laura.it, che promette di essere il primo intermediario assicurativo italiano AI. L’avvio è in programma per metà ottobre e la volontà è quella di rivoluzionare il mercato, dice a MF-Milano Finanza l’ad Pasquale Bombino. Tra gli investitori, almeno per ora, non ci sarà Alberto Genovese, l’ex enfant prodige delle startup finito in carcere per violenza sessuale e droga e ora in stato di semilibertà (con la fine pena prevista per l’inizio del 2027). Bombino non nasconde di aver avuto contatti con lui per confrontarsi sulla nuova iniziativa e, in Laura.it., sembra esserci molto dell’impronta innovativa che aveva caratterizzato gli altri progetti lanciati in passato da Genovese, cioè Facile.it e poi Prima Assicurazioni (oggi confluita nel gruppo Axa). Anche questa volta il mercato di riferimento sarà quello delle polizze auto.

L’anno scorso il patrimonio finanziario globale delle famiglie ha raggiunto un nuovo record, mentre i guadagni dei mercati e l’ascesa dell’intelligenza artificiale rendono il possesso di asset sempre più determinante per stabilire chi beneficerà della futura creazione di ricchezza: è quanto emerge da uno studio di Allianz su 60 paesi. Il patrimonio finanziario è aumentato dell’8,6% annuo raggiungendo il livello record di 268.400 miliardi di euro. È stato il rialzo dei mercati a svolgere il ruolo principale: l’aumento di valore degli asset ha generato circa 4 euro su 5 della nuova ricchezza delle famiglie. «Nel 2025 la ricchezza globale ha segnato un nuovo record, ma questo racconta solo metà della storia», ha riferito Ludovic Subran, chief economist e cio di Allianz. «Dal 2019 gli asset finanziari nominali sono aumentati del 50% ma in termini reali, al netto dell’inflazione, sono cresciuti soltanto del 23%. La situazione è peggiore nell’Europa occidentale»
Da oggi scatta il reato di Intelligenza artificiale insicura: fino a dieci anni di reclusione per chi altera i sistemi ad alto rischio. È operativo dal 30 settembre, infatti, il decreto legislativo 09.09.2026, n. 160, che introduce il delitto di cui all’articolo 437-bis Cp, che sanziona omessa sicurezza e sorveglianza umana sull’intelligenza ad alto rischio, con responsabilità amministrativa degli enti fino a mille quote(oltre a introdurre il riconoscimento facciale nelle indagini penali e agevolazioni probatorie nei risarcimenti civili per danni da Ia)
L’isopensione di oggi accerta il diritto alla pensione di domani. Il requisito dell’importo-soglia per la pensione di vecchiaia e per la pensione anticipata, infatti, viene verificato dall’Inps con l’importo dell’isopensione, determinato con i contributi e con il coefficiente di trasformazione dell’età del lavoratore all’accesso all’esodo agevolato (c.d. accertamento «in via prospettica»). Lo stabilisce l’Inps nella circolare n. 104/2026, con il placet del ministero del lavoro, fissando i criteri di liquidazione dell’isopensione a favore dei lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995. Ciò significa che un lavoratore che matura la pensione di vecchiaia entro il periodo massimo di esodo (sette anni nel 2026) può accedere, oggi, all’isopensione se questa è pari ad almeno 546 euro mensili. Allo stesso modo, se matura la pensione anticipata con 64 anni d’età può accedere, oggi, all’isopensione se questa è pari ad almeno 1.638 euro mensili o 1.529 euro per le donne con un figlio o di 1.420 euro per le donne con due o più figli.
Credemassicurazioni, compagnia assicurativa compartecipata alla pari da Credem e Reale Mutua e attiva nel ramo danni, ha chiuso il semestre con una raccolta premi di 44,8 milioni di euro, in rialzo del 15% su base annua. Un risultato sostenuto da una strategia commerciale mirata, volta a sensibilizzare la clientela sull’importanza della prevenzione e della protezione del patrimonio e della persona. L’utile netto ha raggiunto 7,4 milioni di euro (+1%). «I numeri confermano la bontà delle nostre scelte e dimostrano come la nostra capacità di generare valore sia il risultato diretto di una duplice leva strategica», ha spiegato Claudia Ferraguti, direttore generale di Credemassicurazioni.

L’Italia sembra essere entrata in una fase nuova: la stabilità non è più soltanto un obiettivo da difendere, ma è diventata una condizione da trasformare in crescita. Divario tra la maggiore stabilità macroeconomica dell’Italia e la percezione ancora prudente delle famiglie. Per trasformare credibilità finanziaria e risparmio privato in crescita reale, sostiene, occorre rafforzare il collegamento tra capitali disponibili e imprese, favorendo investimenti, innovazione, produttività e occupazione qualificata.
Tra il 2019 e il 2025, come ha rilevato nei giorni scorsi il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, gli over 55 al lavoro sono aumentati del 65% e sono diventati la fascia di età di lavoratori che cresce di più. Segno sicuramente dell’invecchiamento demografico, come anche dell’allungamento della vita lavorativa e dell’allontanamento della pensione, ma anche di una certa difficoltà delle imprese a lasciare andare i lavoratori senior, tutt’altro che facili da sostituire. Dietro la diffusione dell’intelligenza artificiale sta crescendo quello che sembra un paradosso generazionale. Più l’AI entra nel lavoro, più acquistano valore caratteristiche tipicamente umane e difficilmente automatizzabili. Per l’85% dei direttori delle risorse umane e il 96% dei lavoratori l’anzianità, la seniorship, rientra tra le cose oggi davvero importanti in azienda. L’Hr Trends 2026 di Randstad Professional Leaders Search & Selection ha fatto emergere più che la grande necessità di competenze legate alle tecnologie, quella di esperienza che, in parte, fa anche capire perché quasi 7 lavoratori su 10 soffrano di fear of becoming obsolete (Fobo), il timore di diventare professionalmente obsoleti. L’evoluzione continua rende i cambiamenti introdotti con l’Ai più difficili da stabilizzare nel tempo. Per i manager le cause principali della Fobo sono da individuare nelle caratteristiche personali dei lavoratori, nelle loro competenze e nell’incapacità o mancanza di motivazione a mantenersi aggiornati.
Oggi il consiglio di amministrazione di Generali è chiamato a votare l’integrazione con Alleanza. E almeno stando a quanto si apprende, sono già certi almeno due no – su 13 voti complessivi – all’operazione. Lunedì 28 settembre si è infatti tenuto il comitato investimenti del Leone e in quella sede su sei membri presenti due hanno manifestato il proprio dissenso. Si tratterebbe di Francesco Palermo e di Clemente Rebecchini. Da parte di uno di loro sarebbe arrivata anche la richiesta di poter audire l’ex amministratore delegato di Alleanza, Davide Passero (uscito perché in disaccordo con la semplificazione societaria), in sede di cda ma al momento non risulta che l’istanza sia stata soddisfatta. Quanto a Rebecchini, sebbene il voto valga uno come quello di tutti gli altri, il peso è decisamente differente. Rebecchini è infatti il rappresentante di Mediobanca, primo azionista delle Generali con il 13% del capitale, nel board di Trieste.
Il Codice del consumo ha detto basta al greenwashing e dal 27 settembre le imprese sono tenute a dimostrare ciò che promettono. Da questa data, infatti, è diventato operativo il nuovo sistema di tutela contro il greenwashing, che modifica il Codice del consumo (articoli 18, 21, 22 e 23, Dlgs 206/2005), in recepimento della direttiva Ue 2024/825 (Ecgt). La nuova disciplina colpisce le asserzioni ambientali vaghe, generiche o non verificabili e le etichette di sostenibilità prive di fondamento: claim come «eco-friendly» o «carbon neutral», se non accompagnati da una specificazione chiara e prove circostanziate, rientrano tra le pratiche scorrette in ogni caso, senza margini di giustificazione per le imprese.
L’amministratore può agire in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni provocati dalla cattiva esecuzione dei lavori condominiali anche quando i difetti interessano balconi e altri elementi di proprietà esclusiva, purché essi siano collegati alla conservazione dell’edificio considerato nel suo complesso. Lo chiarisce la Cassazione con l’ordinanza 25657 del 21 settembre 2026, intervenendo su una controversia nata dopo alcuni lavori di manutenzione straordinaria eseguiti su un fabbricato condominiale.

Secondo Thomas Lillelund, amministratore delegato di Allianz Commercial, l’intelligenza artificiale (IA) potrebbe comportare rischi che «non possono essere assicurati completamente». Per i sinistri di grande entità che colpirebbero contemporaneamente molti clienti, sarebbero necessarie soluzioni pubblico-private o partnership, afferma Lillelund, che da poco più di un anno e mezzo è a capo del settore assicurativo industriale di Allianz, in un’intervista al quotidiano Handelsblatt.