Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

Nella girandola di autorizzazioni del risiko bancario, una consentirà di scrivere l’ultimo capitolo della scalata di Montepaschi a Mediobanca e molto probabilmente andrà ad infarcire il già ampio ordine del giorno dell’assemblea del 29 ottobre, oltre alla richiesta di ok ai soci sul dividendo straordinario e gli aumenti di capitale da mettere a servizio della doppia ops su Banca Generali e Banco Bpm. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, è in arrivo per metà settembre la decisione della Bce sulla fusione di Mediobanca in Mps, di cui Rocca Salimbeni controlla l’86,3% dopo l’opas da quasi 14 miliardi di euro terminata a settembre scorso. Visto il precedente orientamento favorevole della Vigilanza ai piani di Luigi Lovaglio alla base della scalata alla merchant bank, la notifica dell’Eurotower non dovrebbe riservare sorprese e accendere quindi una luce verde all’operazione. A metà luglio Rocca Salimbeni aveva inviato la richiesta a Francoforte, che impiega dai 60 ai 90 giorni per eventualmente autorizzare l’operazione. Il progetto del banchiere lucano è concludere i cantieri dell’integrazione aperti lo scorso anno entro la fine dell’esercizio, in modo da far emergere già nei conti del 2026 i primi benefici economici del riassetto. Per chiudere la fusione poi serviranno le delibere dei due terzi dell’assemblea dei due gruppi, passaggio che, per quanto riguarda Siena, dovrebbe essere accorpato ai lavori del 29 ottobre.
Le tre offerte antagoniste del mercato, ossia l’opas di Intesa su Mps e quelle del Monte su Banco Bpm e Banca Generali, vanno avanti e per ora la Consob, pur monitorando la situazione, non interverrà modificandone le tempistiche. È quanto appreso da MF-Milano Finanza da fonti di mercato. La Commissione prosegue ogni interlocuzione con le società emittenti, seguite da ben tre direzioni diverse, e non ha obblighi di tempistica per rispondere alle sollecitazioni del mercato né agli esposti. Su questo ultimo punto fa fede il dialogo costante instaurato da tempo dagli uffici dell’autorità di Borsa guidata da Guido Stazi. Solo nella passata scalata a Mediobanca su Mps arrivarono alla Consob 45 segnalazioni. Quindi anche per questo il calendario dei lavori di Intesa, che sta preparando l’assemblea per il 10 settembre, non verrà modificato dalla Commissione, che invece dovrà autorizzare il prospetto di Ca’ de Sass. Analoga situazione per Mps, che ha fissato per fine ottobre l’assemblea straordinaria.
Galgano spa, una delle più grandi agenzie assicurative italiane specializzata nel ramo cauzioni e nei rischi tecnologici, è stata acquisita dal colosso del private equity Oakley Capital. Il fondo, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, ha rilevato la maggioranza del capitale della società e punterebbe ad aggregare altre agenzie per diventare leader di mercato, in particolare del ramo cauzioni. La mossa di Oakley Capital, che nel settore assicurativo italiano è già nota per aver rilevato nel 2014 una quota del comparatore Facile.it (leader di mercato nell’offerta di polizze auto, mutui e prestiti) conferma un trend che da qualche mese è in atto nel mercato: i grandi investitori internazionali, dopo aver investito nell’intermediazione assicurativa italiana rilevando broker, con una manovra di aggregazione del settore, ora hanno iniziato a guardare a singole agenzie di assicurazione, in particolare a quelle specializzate in determinati rami, che operano con le imprese.
Uber Technologies taglierà 3.300 posti di lavoro, il 10% della sua forza lavoro globale, per ridurre costi e complessità nell’organizzazione. La misura, annunciata dal ceo Dara Khosrowshahi in una mail inviata allo staff pubblicata per intero da Bloomberg, mira a ridurre i livelli gerarchici e a spostare risorse verso le attività considerate più strategiche per il futuro del gruppo: il servizio di ride-sharing, le consegne e i robotaxi.
Nonostante un contesto economico che risente del clima di incertezza globale, aumenta ancora la platea degli italiani che ricorrono al credito (mutui, prestiti finalizzati o personali) e torna a crescere anche l’indebitamento medio. La rateizzazione entra quindi nelle strategie di gestione delle spese: non solo un modo per affrontare un acquisto nell’immediato, ma anche una soluzione per distribuire gli esborsi e preservare la liquidità. Nel primo semestre 2026 il 60,7% della popolazione maggiorenne, oltre 30 milioni su circa 50 milioni di over 18, ha almeno un contratto rateale attivo, in aumento dell’1,8% rispetto allo stesso periodo del 2025 quando la quota era del 59,6%. A metà 2024 si attestata al 52,7%, in crescita rispetto al 51,4% di un anno prima e al 46% di metà 2022. Parallelamente, l’esposizione residua pro capite, ovvero quanto resta complessivamente da rimborsare sui finanziamenti in essere, raggiunge 32.899 euro, con un incremento del 4%. È quanto emerge dall’aggiornamento della mappa del credito di Mister Credit di Crif.
In Assofondipensione l’associazione che rappresenta 32 fondi negoziali per un patrimonio complessivo di quasi 85 miliardi, sono pronti a promuovere l’avvio di fondi previdenziali dedicati ai nuovi nati. Un intervento ventilato dal governo con la prossima manovra, con un contributo pubblico iniziale come fatto da altri Paesi europei. Il vantaggio sarebbe di avere davanti un lungo orizzonte temporale con i nuovi fondi che, per effetto della capitalizzazione, potrebbero contribuire a colmare il gap previdenziale delle nuove generazioni, alle prese con lavori precari e salari non adeguati. «Ma ci sono tre condizioni che dovrebbero essere soddisfatte per il loro decollo», dice a MF-Milano Finanza il presidente di Assofondipensione, Giovanni Maggi. La prima, la più netta, riguarda chi dovrà gestire questi nuovi strumenti. Un punto su cui nei giorni scorsi si sono accese le polemiche. Da una parte l’Inps che si è candidata, almeno per la fase iniziale, dall’altro banche e compagnie di assicurazioni, hanno invocato le leggi del mercato a protezione dei nuovi pensionati.

ella causa sulla colpa medica la cartella clinica incompleta gioca a favore del paziente danneggiato. Le lacune del documento, infatti, costituiscono una circostanza di fatto che il giudice non può non utilizzare nell’accertare se esiste o no un valido nesso causale tra l’operato dei sanitari e il danno patito dall’ammalato: pesa il principio di vicinanza della prova, secondo cui l’onere è a carico della parte che ha migliore accesso agli elementi necessari, cioè la struttura sanitaria nel caso specifico. Così la Cassazione civile, terza sezione, nell’ordinanza n. 24912 del 01/09/2026.
Il limite di reddito per ottenere l’assegno d’invalidità civile si calcola al lordo delle imposte. Conta l’imponibile Irpef dell’assicurato Inps al netto soltanto degli oneri deducibili, dunque contributi previdenziali e spese mediche, e non anche delle ritenute fiscali. Il riferimento della norma ai redditi «assoggettabili» e non assoggettati all’imposta, infatti, riguarda la natura qualitativa e non il suo ammontare netto dopo le detrazioni. Così la Cassazione civile, sezione lavoro, nell’ordinanza n. 24903 del 31/08/2026.
Il Garante privacy ha un anno di tempo per definire il reclamo, ma il termine ha natura ordinatoria e non perentoria perché serve a garantire alla parte una sollecita conclusione del procedimento che ha promosso. Non si tratta, invece, della scadenza finale entro cui l’autorità deve esercitare il potere sanzionatorio avviato in autonomia dal Garante, seppure in seguito al reclamo: è un procedimento, quest’ultimo, disciplinato da una normativa distinta, cui non risulta applicabile il termine di decadenza annuale. La contestazione, invece, deve avvenire entro 120 giorni dall’accertamento della violazione. E attenzione: si tratta di un termine non per emettere la sanzione ma soltanto per notificare le contestazioni, che decorre dal completamento dell’istruttoria. Così la Cassazione civile nella sentenza n. 24861 del 31/08/2026.
Allianz Bank Financial Advisors e Deutsche Bank hanno siglato accordo strategico di collaborazione pluriennale per lo sviluppo dei servizi di corporate advisory dedicati alla clientela imprenditoriale e corporate. L’obiettivo è supportare la crescita delle imprese italiane, dalle medie aziende ai grandi gruppi, con soluzioni personalizzate e altamente qualificate. La partnership, hanno spiegato i due gruppi, unisce due punti di forza distintivi: da un lato Allianz Bank Financial Advisors, con una profonda relazione con imprenditori e realtà aziendali grazie alla capillare presenza territoriale della rete di 2.300 financial advisors; dall’altro, Deutsche Bank con la sua expertise nel corporate advisory avanzato in ambiti quali la finanza straordinaria, fusioni e acquisizioni, struttura del capitale e operazioni complesse. Viene confermato l’impegno di entrambe le banche nel promuovere modelli di collaborazione orientati alla creazione di valore di lungo periodo nel rispetto dei più elevati standard normativi e professionali.
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L’Italia è l’ultima economia del G7 nella spesa sanitaria pubblica pro capite: nel 2025 si è fermata a 3.952 dollari a testa, contro una media europea di 4.965. Un distacco che, allargando il confronto ai 27 Paesi Ocse europei, la relega al 15esimo posto (davanti a noi anche Repubblica Ceca, Slovenia e Polonia). A certificarlo è l’analisi che la Fondazione Gimbe ha diffuso ieri sui dati Ocse, a poche settimane dalla sessione di bilancio 2027 che dovrà decidere se, e quanto, rifinanziare il Servizio sanitario nazionale. Sul fronte del Pil, la spesa pubblica per la salute è al 6,2%, mezzo punto sotto la media Ocse ed europea (7,1%) e in calo anche rispetto al 6,3% dell’anno precedente. Fino al 2011 l’Italia spendeva quanto la media europea, addirittura undici dollari pro capite in più. Da lì il distacco non si è più richiuso: 424 dollari nel 2019, 1.013 oggi. Moltiplicati per i quasi 59 milioni di residenti, fanno 36,1 miliardi l’anno che l’Italia non investe rispetto ai vicini europei. Basti un raffronto: la Germania destina alla sanità pubblica l’11% del Pil, quasi il doppio rispetto a noi; e spende 8.726 dollari pro capite, più del doppio dei 3.952 italiani
L’Onu ammette la sconfitta, 11 anni dopo la firma dello storico Accordo di Parigi sul clima: per la prima volta, in un report dal titolo Limiting the Overshoot, afferma che il mondo supererà inevitabilmente gli 1,5 gradi di riscaldamento in più rispetto al livello pre-industriale, soglia che la comunità internazionale si era data nella Conferenza sul clima tenutasi nella capitale francese nel 2015. Gli scienziati avvertono che è urgente mettere in campo azioni concrete: azzerare le emissioni di gas serra e utilizzare strategie di rimozione del carbonio già presente in atmosfera. Iniziando subito si potrebbe limitare il superamento della soglia e non andare troppo in là. Per esempio, se si riuscisse a ridurre entro il 2035 del 55% le emissioni che contribuiscono al riscaldamento globale, e ad azzerarle entro il 2050, le temperature globali raggiungerebbero comunque un picco di circa 1,8 gradi Celsius in più rispetto ai secoli scorsi.
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