Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

logo_mf

L’AI cambierà l’economia e i mercati, di conseguenza «le banche centrali non possono restare a guardare». Lo ha sottolineato il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta a una conferenza della Banca Nazionale Ucraina. «I nostri modelli economici, gli strumenti di vigilanza e le infrastrutture di pagamento sono stati concepiti principalmente per un contesto tecnologico diverso». Il primo ambito di sfida per le banche centrali è quello della politica monetaria. In questo contesto, secondo Panetta, l’intelligenza artificiale può migliorare gli strumenti per comprendere crescita e inflazione, ma sta anche cambiando l’economia. Nel breve termine, gli investimenti legati all’AI «stanno già dando un forte impulso alla domanda», ha detto Panetta. Finché l’offerta non si adeguerà, «queste pressioni potrebbero spingere al rialzo l’inflazione». Nel lungo periodo invece «l’effetto dominante si manifesterà probabilmente in termini di produttività. L’entità dei benefici rimane altamente incerta, ma il loro potenziale è considerevole». Panetta ha osservato che una maggiore produttività in linea di principio favorisce una crescita più forte e un’inflazione più bassa, ma «la tempistica, l’entità e la trasmissione di questi effetti sono altamente incerti».
L’attenzione alle vulnerabilità che potrebbero emergere da sistemi di intelligenza artificiale resta altissima, specie da parte delle autorità di vigilanza che guardano alla stabilità delle imprese finanziarie. Ma, nel giro di paio d’anni, l’AI potrà accelerare il business delle compagnie assicurative (e riassicurative), favorendo un aumento dei ricavi e una riduzione dei costi e già oggi sta iniziando ad entrare nella valutazione del credito da parte di società di rating come S&P. Le differenze in termini di implementazione, maturità, governance ed esecuzione dell’intelligenza artificiale possono infatti portare a risultati divergenti in termini di performance e quindi di qualità del credito, si legge nell’ultima indagine condotta da S&P su 121 imprese assicurative (e riassicurative), a livello globale che rappresentano circa il 38% del patrimonio complessivo delle compagnie valutate dalla società di rating. In pratica se una compagnia integra l’AI con una governance solida e controlli di rischio efficaci sarà meglio posizionata per migliorare la propria efficienza operativa e, di conseguenza, la propria qualità creditizia. Viceversa, se un’impresa assicurativa investe pesantemente in AI, senza ottenere i risparmi attesi o senza gestire adeguatamente i rischi di sicurezza e privacy, potrebbe vedere peggiorare i propri indicatori di credito. «Sebbene l’adozione non abbia ancora inciso direttamente sulle valutazioni di S&P Global Ratings in merito alla qualità del credito – non essendosi registrate, a oggi, azioni di rating legate all’AI nel settore – il potenziale di vantaggi operativi e finanziari, unitamente ai rischi tecnologici e di governance a essi connessi, riveste un’importanza crescente nella nostra analisi del credito», spiegano dalla società.
La Consob stringe la presa su Mps e chiede altre informazioni. Dopo le richieste di chiarimento sui concambi delle offerte per Banco Bpm e Banca Generali, sulle sinergie e sulla sorte delle due ops in caso di successo dell’opas di Intesa Sanpaolo, l’Authority avrebbe ora allargato il raggio delle verifiche alla corrispondenza interna dell’istituto senese. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, a Siena sarebbero state chieste anche le comunicazioni intercorse tra alcuni componenti del cda e la banca. Si tratterebbe per ora solo di verifiche e approfondimenti, non di conclusioni già raggiunte, ma il perimetro dei controlli appare certamente più ampio. L’obiettivo della Commissione guidata da Guido Stazi è anzitutto ricostruire se i vertici del Monte abbiano fornito al mercato e al cda tutte le informazioni dovute e nei tempi previsti dalla normativa. Un dossier nel dossier è quello dei rapporti con Generali.
Mps è pronta a sottoporre ai soci la doppia ops su Banco Bpm e Banca Generali e la fusione di Mediobanca nella capogruppo. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza giovedì il cda dovrebbe convocare l’assemblea straordinaria del 29 ottobre, con cui Luigi Lovaglio proverà a rispondere all’opas di Intesa Sanpaolo su Siena. Un incerto passaggio che metterà insieme l’integrazione di Mediobanca con il nuovo salto dimensionale tentato da Rocca Salimbeni attraverso le due offerte pubbliche annunciate a fine agosto. I dossier, però, arrivano all’appuntamento in fasi diverse. La Bce ha già autorizzato la fusione di Mediobanca in Rocca Salimbeni, che può quindi essere portata al voto degli azionisti. Francoforte non si è invece ancora espressa sui due aumenti di capitale destinati a servire le ops, una precondizione necessaria per arrivare alla delibera.
L’invecchiamento della popolazione, i debiti pubblici ai massimi storici e l’inflazione strutturale stanno mettendo sotto pressione i sistemi previdenziali del XX secolo. Meno chiari sono invece i fattori che nei singoli Paesi contribuiscono a garantire pensioni adeguate di fronte a queste sfide. A fare il punto è il Global Retirement Index di Natixis Investment Managers (Im), realizzato con CoreData Research, che misura ogni anno la capacità di Stati e cittadini di proteggere il tenore di vita durante la pensione. L’edizione 2026 analizza 44 Paesi attraverso 18 indicatori, articolati in quattro macro-aree: finanze, benessere materiale, salute e qualità della vita. La Norvegia con un indice dell’83% e l’Irlanda, con l’81%, si confermano ai primi due posti della classifica mondiale. Nella top ten (grafico in pagina) l’Olanda (79%) registra il progresso più significativo salendo dal sesto al terzo posto. La Svizzera scende di una posizione al quarto posto, mentre la Danimarca resta quinta nonostante una flessione di un punto percentuale.

Sono circa 800mila i dipendenti della scuola che hanno detto sì entro il 20 settembre alla polizza sanitaria gratuita messa a disposizione dal governo e finanziata con un investimento aggiuntivo di 320 milioni di euro. La platea potenziale, che comprende anche i precari, è stimata in circa 1,2 milioni di lavoratori. Chi non ha aderito nella finestra 10- 20 settembre ha però ora la possibilità di rientrare: è infatti in arrivo, su richiesta degli stessi sindacati firmatari del contratto integrativo, la circolare con cui il dicastero guidato da Giuseppe Valditara, d’intesa con le compagnie assicurative coinvolte, apre una nuova finestra. La scadenza, salvo novità dell’ultima, ora dovrebbe essere il 30 di settembre. Da definire da quando potrà scattare, per questo nuovo contingente, la polizza. Si tratta, per portata dell’intervento e platea, della più ampia assicurazione sanitaria gratuita mai prevista nel pubblico impiego. Il piano sanitario comprende prestazioni considerate centrali, tra cui interventi chirurgici, maternità, cure odontoiatriche e protocolli di prevenzione oncologica. La validità della polizza varia in base alla tipologia di contratto e, per il personale di ruolo, la copertura dura quattro anni, mentre per il personale precario si conclude con la naturale scadenza dell’incarico.

L’intelligenza artificiale promette di tagliare i costi delle banche. Prima, però, li farà salire. E non poco. A dirlo con chiarezza è il sondaggio che S&P Global Ratings ha condotto tra 179 istituzioni finanziarie globali, tra cui le principali banche italiane sotto rating. Che indica come l’Ia stia passando da una fase di sperimentazione a una oramai pienamente integrata nei processi, e quindi economicamente rilevante. I numeri sono chiari. Le banche prevedono risparmi fino al 4% della base costi nel 2026 e compresi tra il 6% e l’8% entro la fine del 2028. Nello stesso periodo, la spesa destinata all’intelligenza artificiale dovrebbe salire invece dallo 0,7% della base costi del 2026 a circa l’1,2% nel 2028.
Nelle crisi d’impresa, stabilire dove finisca l’imprevedibilità del dissesto e dove cominci l’errore di valutazione non è sempre agevole; questo vale anche quando le decisioni sono affidate a un professionista chiamato a individuare quale sia, fra gli strumenti del Codice della crisi, quello idoneo a preservare la continuità aziendale. Quando, però, il percorso di ristrutturazione appaia ab origine privo di concrete possibilità di risanamento (con valutazione ex ante, ossia al momento in cui viene conferito l’incarico), la responsabilità per l’aggravamento del dissesto può coinvolgere anche il professionista che ha contribuito a costruirlo? Sul tema si è espresso il Tribunale di Padova (decreto del 4 giugno 2026), che ha confermato l’esclusione dallo stato passivo del compenso chiesto dall’advisor finanziario per l’attività svolta nella composizione negoziata della crisi (Cnc) e nel concordato semplificato che ne è seguito, poi dichiarato inammissibile. Nel rigettare la richiesta di ammissione, il giudice delegato aveva configurato una strumentalizzazione della Cnc, ritenendo che la stessa fosse stata avviata al solo scopo di accedere a quella procedura.