Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

Il gruppo agenti Generali Italia (Ga-Gi) vuole entrare in campo nella partita del risiko bancario che in questi mesi vede l’assicurazione di Trieste contesa su più fronti. Da una parte l’opas di Intesa Sanpaolo su Mps che, se avrà successo, farà della banca il primo azionista di Generali con oltre il 13%; dall’altra le contromosse del Monte che ha annunciato una doppia opas su Banca Generali e su Banco Bpm, prospettando sinergie bancassicurative e di asset management con Trieste. Mentre da tempo si discute di possibili alleanze industriali con Unicredit, che del Leone ha più dell’8%. «Sono operazioni finanziarie che non ci riguardano direttamente ma che potrebbero avere un forte impatto sugli agenti e sui clienti, e vogliamo sedere al tavolo per definire le strategie», dice a MF-Milano Finanza il presidente del gruppo agenti Generali Italia (Ga-Gi), Federico Serrao, che rappresenta circa 1.200 agenti della compagnia, oltre che vicepresidente di Anapa, associazione nazionale di agenti professionisti.
Tra il 2025 e il 2026 Philippe Donnet ha venduto oltre 1,3 milioni di azioni Generali, incassando circa 49,4 milioni. L’ultima cessione, tra il 14 e il 15 settembre, riguarda 350 mila titoli per 15,8 milioni. Nel solo 2026 il ceo del Leone ha ceduto azioni per 24,2 milioni, comprese altre operazioni effettuate in aprile e giugno. Numeri rilevanti, che vanno però letti alla luce dei piani di incentivazione di lungo termine della compagnia, attraverso i quali a Donnet vengono attribuite azioni soggette a periodi di maturazione e lock-up. A fine 2025 l’amministratore delegato deteneva ancora oltre 1,5 milioni di titoli e, dopo l’ultima vendita, il pacchetto resta nell’ordine di 1,2 milioni.
La partita del risiko finanziario non si gioca solo in borsa ma anche nei grandi studi legali italiani e internazionali. Negli ultimi giorni un tema ha catalizzato più degli altri l’attenzione dei diversi team di avvocati al lavoro per Intesa Sanpaolo, Montepaschi e gli altri player del consolidamento in corso. Rispondendo alla Consob con una nota diffusa all’inizio della settimana, Siena ha chiarito la propria posizione su un nodo particolarmente delicato: che cosa accadrà alle due ops su Banca Generali e Banco Bpm nel caso in cui l’opas di Intesa Sanpaolo avrà successo? Se l’assemblea straordinaria di Siena autorizzasse le due controfferte, passaggio per niente scontato, sarebbe una domanda chiave che si porrebbe il mercato.
Ha avuto un’ampia eco mediatica il data breach subito il 12 settembre da Revolut, nota piattaforma finanziaria digitale. La dinamica, che è ancora in corso di accertamento, è però singolare: non si è trattato di un classico attacco ai sistemi informatici, ma di un caso di impersonation. In altri termini, l’«attaccante» si è presentato come un’autorità pubblica e, celandosi dietro un dominio governativo legittimo, ha ottenuto informazioni personali dei clienti della società. Qualche mese fa, anche Trenitalia era stata oggetto di una violazione di sicurezza, nella quale soggetti esterni non identificati avevano avuto accesso a dati anagrafici, recapiti e informazioni di viaggio, senza però trafugare credenziali o dati di pagamento. L’azienda aveva notificato l’incidente al Garante, al Csirt Italia e alla Procura di Roma, ma, nonostante la società si fosse mossa tempestivamente, l’evento aveva determinato una reazione della Bce che, con una lettera della presidente del Consiglio di vigilanza Claudia Buch, aveva chiesto alle principali banche dell’Eurozona di presentare piani d’azione contro i rischi cyber amplificati dall’intelligenza artificiale, rivedendo budget, governance e gestione dei fornitori. La richiesta, a distanza di poche ore, è stata ripresa anche dalla Banca d’Italia. Il data breach è, nella sua essenza, un attacco che l’organizzazione subisce dall’esterno. Nel caso Trenitalia, come in quello Revolut, si è subito alzata la voce della protezione dei dati, che hanno evocato la possibilità per i clienti delle due società di ottenere un risarcimento del danno. Bisognerebbe però ricordare che una violazione dei dati non è un illecito commesso dal titolare del trattamento, ma un evento che il titolare cerca di prevenire e di cui, quando accade, è vittima. Una distinzione apparentemente ovvia, ma spesso trascurata nella narrazione comune, che vorrebbe far discendere un obbligo risarcitorio nei confronti dei titolari del trattamento destinatari degli attacchi informatici.
La convocazione dell’assemblea di Rifin, la società finanziari della famiglia Rinaldi che controlla Global Assistance è stata fissata per il 29 settembre dal consiglio di amministrazione della società che si è riunito martedì il 15. All’ordine del giorno, come era stato anticipato da MF-Milano Finanza a giugno scorso, c’è la valutazione dell’offerta vincolante per l’acquisto della compagnia danni attiva nell’assistenza e nella tutela legale arrivata dall’inglese Hiscox che vuole crescere in Italia, come dimostra anche la recente apertura di una branch a Milano guidata da Massimo Fedeli (ex Helvetia Italia).

Nonostante le alternative, gli italiani non abbandonano l’automobile. Secondo l’Osservatorio Audimob di Isfort sulle tendenze e sulle prospettive della mobilità degli italiani, presentato pochi giorni fa in occasione della giornata di apertura di Eco, il Festival della mobilità sostenibile e delle città intelligenti che si è tenuto a Roma il 15 e 16 settembre, nel 2025 il numero di spostamenti giornalieri è cresciuto rispetto agli ultimi anni (101 contro gli 89 del 2021), con l’automobile che ha continuato a rappresentarne oltre il 60%, mentre il trasporto pubblico si è fermato sotto il 10%, mostrando ancora difficoltà nel recuperare le posizioni del 2019. Al tempo stesso, è cresciuto il ricorso alle due ruote, sia bicicletta e micromobilità, sia moto. L’Indice di mobilità sostenibile (Ims) elaborato da Isfort considerando la quota di spostamenti effettuati a piedi, in bicicletta e con il trasporto pubblico, si attesta nel 2025 al 34%, un valore sostanzialmente uguale a quello registrato nel 2000: in 25 anni il livello complessivo di sostenibilità della mobilità degli italiani non ha dunque compiuto significativi passi avanti, ma il quadro appare fortemente differenziato sul territorio e presenta diverse eccezioni virtuose.
L’abolizione del bollo auto per i veicoli fino ad 80 kw di potenza e per ciclomotori e moto interesserà una platea di 24,6 milioni di conducenti, ciascuno dei quali potrà beneficiare dell’esenzione per un solo mezzo di proprietà: l’unica auto di piccola e media cilindrata o, qualora se ne abbiano più d’una, quella di potenza inferiore o ancora, per chi non possieda vetture agevolabili, il motociclo o il ciclomotore, indipendentemente dalla potenza. Su un totale di 59 milioni di veicoli circolanti in Italia (tra auto e moto), sono oltre 34 milioni quelli con potenza entro gli 80 kw di cui però solo 24.608.867 risultano concretamente agevolabili, visto il limite dell’unica esenzione per conducente
Ok all’IA (intelligenza artificiale) per l’attività svolta da Bankitalia a supporto dell’Arbitro bancario finanziario (Abf). L’IA aiuterà a esaminare la regolarità dei ricorsi degli utenti contro le banche e a curare l’istruttoria utile a consentire al collegio degli arbitri di assumere la decisione. È quanto prevede il regolamento della Banca d’Italia del 3/9/2026, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 215 del 16/9/2026, che, ricevuto l’ok del Garante della privacy (si veda ItaliaOggi del 23/6/2026), si occupa dei trattamenti relativi alla nomina e revoca degli arbitri, alla gestione dei dati contenuti negli atti dei procedimenti e della documentazione relativa ai ricorsi. Il profilo di maggiore rilevanza del regolamento riguarda la disciplina dell’uso dell’IA nella attività di supporto alla decisione delle controversie, disciplina che può rappresentare un punto di riferimento anche per i tribunali e gli organismi di mediazione. Nel regolamento di Bankitalia si prevede l’uso dell’IA per la gestione dei documenti dei procedimenti, per la verifica dei ricorsi e per l’analisi dei contenuti degli atti delle parti. L’IA, inoltre, analizza le decisioni dei collegi ABF e individua gli orientamenti sulle principali materie, segnalando le decisioni tipiche e quelle difformi.
Marketing a carte scoperte. Il consenso a ricevere pubblicità è efficace se l’interessato conosce l’identità di chi tratterà i suoi dati. Non è sufficiente, invece, un’indicazione generica per categorie. Pertanto, nel caso in cui un’impresa raccolga l’assenso di una persona a trasferire i dati ai suoi «partner», non meglio definiti, questi partner, per le proprie comunicazioni commerciali, con strumenti elettronici, devono acquisire uno specifico consenso: il primo non basta. Sono queste le conclusioni dell’avvocato generale (AG) della Corte di Giustizia UE (Cgue) nella causa C-317/25, nella quale si affronta il delicato problema del rispetto della privacy in relazione all’attività di marketing. Se la Cgue dovesse seguire l’impostazione proposta dall’AG, sarebbero da ripensare le prassi seguite in Italia.
![]()