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Intesa Sanpaolo porta al voto degli azionisti il passaggio decisivo per l’opas su Mps. Oggi alle 10, al nuovo centro direzionale di Torino, l’assemblea sarà chiamata ad attribuire al cda la delega per l’aumento di capitale destinato a finanziare la componente azionaria dell’offerta. I soci non parteciperanno fisicamente ai lavori: l’esercizio del voto avverrà attraverso il rappresentante designato. L’esito appare largamente scontato. Le prime proiezioni indicano una partecipazione vicina al 65% del capitale, sostanzialmente in linea con le più recenti assemblee del gruppo guidato da Carlo Messina, mentre i voti favorevoli dovrebbero superare il 90%, con alcune stime che arrivano fino al 95%. Un sostegno molto ampio che riflette anche il giudizio positivo espresso nei giorni scorsi dai principali proxy advisor e il favore con cui una parte rilevante degli investitori istituzionali guarda all’operazione.
Secondo quanto MF-Milano Finanza è in grado di rivelare, l’ad di Mps Luigi Lovaglio e il suo omologo in Banca Generali Gian Maria Mossa hanno pranzato assieme ieri da «Felice a Testaccio», in zona Carrobbio, un faccia a faccia durato circa un’ora e un quarto. Il numero uno del Monte è arrivato a piedi da via San Vito, ha attraversato il largo del Carrobbio infilandosi in via del Torchio. Ad aspettarlo all’ingresso del ristorante in camicia e cravatta il capo della private bank del Leone. Non è un incontro qualunque perché Banca Generali è da 20 giorni sotto ops da parte di Siena insieme a Banco Bpm. Mps ha lanciato un’offerta da 8,72 miliardi (con un premio del 10%) sulla quale il board della private bank non si è ancora espresso e potrebbe non farlo fino all’assemblea straordinaria del Montepaschi del 29 ottobre. Da qui a fine mese è previsto solo il consueto consiglio del gruppo con analisi dell’andamento del business che non dovrebbe affrontare l’operazione con la preventiva nomina degli advisor, anche se a fine agosto la controllante (al 51%) Generali ha già fatto una prima apertura all’offerta specificando che «prospetta una più ampia collaborazione industriale volta a sviluppare nuove opportunità di crescita in aree di business strategicamente rilevanti» per le due società.
L’inverno demografico impone al sistema Paese italiano un cambio di passo. Il sistema previdenziale «si regge sul primo pilastro pubblico e oggi sente il peso della pressione demografica, ma non va sostituito, anzi va affiancato, irrobustito, aggiungendo un’altra gamba». Ecco che come «proponiamo un libretto di risparmio da 1.000 euro per ciascun nato all’anno», ha dichiarato il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, all’evento della Lega «A tua difesa – Verso la Finanziaria 2027». Questa misura costerebbe circa 355 milioni all’anno alle casse pubbliche.
A fianco di un sistema pensionistico pubblico che arranca – anche a causa della crescente longevità della popolazione – c’è un mercato degli investitori istituzionali legati al welfare e alla previdenza sempre più florido. E con ampi margini di crescita grazie alla recente tornata di riforme. È quanto emerge dal tredicesimo rapporto annuale sugli investitori istituzionali del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, presentato ieri presso la sede di Borsa Italiana. «Nonostante gli scenari finanziari ed economici avversi gli investitori istituzionali si sono rafforzati e hanno raggiunto una dimensione rilevante anche nel confronto internazionale». Questo il riassunto fatto da Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, nell’introdurre le evidenze del report.
L’obiettivo della revisione della Sustainable Finance Disclosure Regulation (Sfdr), che dovrebbe arrivare oggi al voto della commissione per i Problemi economici e monetari del parlamento europeo (Econ), è quello di semplificare e rendere più trasparenti gli investimenti sostenibili, evitando la confusione tra gli investitori e i casi di greenwashing, che non sono mancati. Ma nell’ultima bozza proposta dalla commissione parlamentare Econ, che MF-Milano Finanza ha visionato, c’è un articolo che, a sentire gli operatori di mercato, prevede una stretta eccessiva e rischia di avere un effetto controproducente sullo sviluppo di questo mercato, scoraggiando le imprese verso la transizione e mostrando una nuova spaccatura tra il nord e il sud Europa sul tema green. Il relatore del parlamento europeo sul dossier è l’eurodeputato olandese del partito Renew Europe, Gerben-Jan Gerbrandy e al centro del confronto c’è un nuovo comma all’articolo 7 spuntato nell’ultima versione che riguarda i prodotti di transizione.
Luglio si chiude con una raccolta netta per le reti di consulenza finanziaria pari a 5,8 miliardi di euro, in crescita del 6,4% rispetto allo stesso mese del 2025 e del 28% nel confronto con giugno 2026. Gli investimenti netti realizzati nel corso del mese, rilevano i dati di Assoreti, si sono distribuiti in modo bilanciato tra i prodotti del risparmio gestito e gli strumenti finanziari amministrati. Nel primo caso le risorse nette destinate alle soluzioni gestite ammontano a 4 miliardi, +3,1% rispetto ai risultati mensili dell’anno precedente. L’aumento dei volumi di raccolta assume ancora più rilevanza nel confronto con il mese di giugno, risultando pari al 57,7% con il contributo positivo di tutte le componenti, in particolare i fondi comuni (1,89 miliardi) che restano di punta nell’offerta delle reti. Quanto all’amministrato, la raccolta netta in titoli si è attestata a quota 3,8 miliardi, valore quasi raddoppiato rispetto a luglio 2025 (+93,6% annuo) ma con un incremento più contenuto nel confronto con il mese precedente (+10,9%)
Entra nella fase finale la gara di Generali per esternalizzare i servizi di facility e property management sugli immobili italiani, un parco real estate da oltre 12 miliardi di euro di cui fanno parte palazzi di prestigio come Le Procuratie Vecchie in piazza San Marco a Venezia, le torri di CityLyfe a Milano e Palazzo Bonaparte a Roma. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, all’advisor Deloitte sono pervenute cinque offerte non vincolanti. Sono state scartate quelle del colosso francese Bnp Paribas e dell’operatore immobiliare britannico Savills, mentre sono rimasti in gara Colliers, Cbre e Cushman & Wakefield. Sono attese a breve le offerte vincolanti e secondo alcune fonti finanziarie la gara potrebbe concludersi entro la fine mesea anche se ci sono alcuni passaggi societari da rispettare.

Via libera al modello Tfr3 definitivo per le scelte sulla previdenza integrativa dei lavoratori con assunzione dal 1° luglio e per i relativi datori di lavoro. Il nuovo modello, adottato con decreto del 4 settembre pubblicato sul sito del ministero del lavoro, sostituisce il facsimile utilizzato in via transitoria finora. Il nuovo modello è allegato al decreto in formato cartaceo, ma nel futuro verrà reso disponibile anche con compilazione online e automatica notifica al datore di lavoro (modalità da definirsi con altro provvedimento). La novità tra i due modelli riguarda la scelta, nei casi previsti dal Ccnl, di destinare al fondo pensione una quota di Tfr inferiore al 100%. Rispetto al modulo provvisorio, il Tfr3 definito ha una novità relativamente alla facoltà, per i lavoratori, di destinare alla previdenza integrativa una quota del Tfr inferiore al 100%. Il Tfr3 consente tale scelta con la precisazione che si tratta di possibilità ammessa solo se prevista dall’accordo o contratto collettivo di riferimento. In tal caso, tuttavia, si tratta di una scelta che non equivale alla rinuncia all’adesione automatica. Il lavoratore può, quindi, nei casi consentiti dalla contrattazione collettiva, destinare alla forma pensionistica prevista per l’adesione automatica, ad esempio, il 60% del Tfr e lasciando il 40% come buonuscita. La scelta, tuttavia, non comporterà la rinuncia al versamento del contributo a carico del lavoratore e del datore di lavoro, cosa che succede, invece, nel diverso caso in cui il lavoratore scelga una forma pensionistica diversa da quella dell’adesione automatica
Un regolamento unico europeo al posto di tre direttive in materia di appalti, concessioni e settori speciali, una piattaforma unica digitale a livello europeo in grado di semplificare le procedure; la proceduta standard sarà la procedura negoziata, affiancata dalla procedura aperta e dalla “procedura di innovazione”; prevista la riduzione degli oneri per le PMI; aggiudicazione non più al prezzo più basso ma valutando il rapporto qualità/prezzo con almeno il 50% alla qualità nei contratti ad alta intensità di manodopera; invariate le soglie di applicazione; norme ad hoc per gli “appalti verdi”. Sono questi alcuni dei punti principali contenuti nella proposta d regolamento sugli appalti pubblici emessa dalla Commissione Ue. La proposta sarà ora trasmessa al Parlamento Ue e al Consiglio e sarà esaminata mediante la procedura legislativa ordinaria, che prevede l’adozione da parte del Parlamento della propria posizione e l’avvio da parte del Consiglio del confronto tra gli Stati membri tramite i gruppi di lavoro.

Accelera a luglio la crescita dei prestiti al settore privato: secondo di dati di Bankitalia sono aumentati del 3,5% sui dodici mesi (dal 3,3 nel mese precedente). I prestiti alle famiglie sono aumentati del 2,6% (2,7 nel mese precedente) mentre quelli alle società non finanziarie sono aumentati del 4,1% (3,2 in giugno). I depositi del settore privato sono aumentati del 2,4% (2,8 nel mese precedente); la raccolta obbligazionaria è aumentata del 5,6% (6,0 nel mese precedente)
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