I consumatori italiani si dicono aperti a sfruttare l’AI per le decisioni finanziarie, ma impongono standard di accuratezza più elevati rispetto a qualsiasi altro mercato, secondo “AI in Risk: The Rise of Agentic Commerce”, la nuova ricerca condotta da Forrester Consulting per Experian, azienda globale di dati e tecnologia, che ha coinvolto 6.247 consumatori attivi sul credito in 13 mercati EMEA e Asia Pacific, tra cui 476 in Italia. I risultati mostrano che il 48% dei consumatori italiani è disposto a far gestire ad agenti AI la richiesta di credito per proprio conto, ma con riserve significative: l’Italia registra il punteggio di fiducia più basso dell’intero studio (5,9/10) riguardo all’accuratezza delle informazioni fornite dai sistemi di AI generativa, rispetto a una media di 6,8 e punte di 8,1 in India.

I consumatori italiani si distinguono in particolare per la preoccupazione sulla qualità dei dati. Il 73% dei consumatori italiani indica come principale rischio degli agenti AI la possibilità che prendano “decisioni basate su informazioni errate o obsolete”. L’Italia è l’unico Paese dello studio in cui questo rappresenta il timore principale. Negli altri mercati, le preoccupazioni principali riguardano frodi (83% in Malaysia), furto di dati (80% in Australia) o perdita di controllo sulle decisioni (78% in Norvegia).

Il contesto economico italiano spiega perché l’accuratezza è fondamentale. La ricerca mostra che il 60% delle famiglie italiane vive “di stipendio in stipendio”, il secondo tasso più alto dello studio dopo la Turchia (59%), e significativamente superiore alla media (48%). Allo stesso tempo, solo il 32% si dichiara stressato dal proprio livello di indebitamento, tra i tassi più bassi dello studio.

È il profilo di famiglie che bilanciano impegni finanziari multipli con attenzione e pragmatismo, e che nell’AI vedono uno strumento per ottimizzare ogni decisione. In questo contesto, l’AI non è una comodità premium: è uno strumento di ottimizzazione del budget.

I consumatori italiani cercano agenti AI che trovino il tasso migliore dello 0,5%, individuino le commissioni nascoste a pagina 4 del contratto, confrontino l’opzione di rifinanziamento che non avrebbero mai scoperto manualmente. L’86% crede che l’AI possa aiutarli a risparmiare trovando prezzi o tassi migliori (sopra la media dello studio), mentre l’84% ritiene che possa aiutarli a non perdere dettagli rilevanti come commissioni nascoste o termini contrattuali.

Oltre ai requisiti di accuratezza, l’Italia presenta un ulteriore elemento da considerare: una maggiore selettività nella condivisione dei dati finanziari rispetto agli altri mercati dello studio. Il 61% dei consumatori italiani è disposto a condividere i propri dati finanziari necessari per una richiesta automatizzata di prestito, rispetto al 74% in Cina e India, al 70% in Danimarca e al 67% in Germania. Questa selettività si mantiene anche quando i consumatori riconoscono il valore funzionale dell’AI. Il 14% dei consumatori italiani concederebbe autonomia condizionale a un agente (il più basso dello studio, rispetto al 35% in Cina), mentre il 41% desidera “nessuna autonomia, solo raccomandazioni”, il tasso più alto insieme alla Malaysia.

La ricerca indica tre priorità fondamentali per gli agenti AI secondo i consumatori italiani:

  • L’83% desidera rilevamento di addebiti insoliti che possano indicare frodi e notifica immediata
  • L’80% vuole avvisi proattivi quando c’è rischio di mancato pagamento o scoperto
  • Il 79% cerca monitoraggio delle spese mensili e identificazione di nuove offerte per cambiare fornitore

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