I risultati della decima edizione annuale del Hiscox Cyber Readiness Report (realizzato da Wakefield Research coinvolgendo 6.800 responsabili della cybersecurity ed esperti del settore operanti in aziende con meno di 250 dipendenti in dieci mercati) rivelano che il 44% dei decision maker delle PMI italiane posiziona le minacce alla sicurezza legate all’IA tra le prime tre preoccupazioni aziendali, superando la media europea del 35% (il campione italiano comprendeva 300 responsabili della cybersecurity).

Negli ultimi 12 mesi, il 26% delle PMI italiane ha subito almeno un attacco informatico andato a buon fine, un dato leggermente inferiore alla media globale del 29%. Tuttavia, le aziende italiane vittime di cyber attacchi hanno registrato una media di 5,2 violazioni andate a buon fine per struttura – superando la media europea di 4,5.

I vettori di attacco più diffusi in Italia sono stati dominati dall’uso improprio delle risorse IT (come il cryptomining non autorizzato o l’hosting di botnet) al 44%, dalla Payment Diversion Fraud (frode da deviazione dei pagamenti) al 39% e dagli attacchi Distributed Denial of Service (DDoS) al 37%. Tra i principali punti di ingresso figurano le infrastrutture DDoS (26%), i dispositivi IoT (25%), le vulnerabilità della supply chain (25%) e il phishing/social engineering (24%).

Interruzione dell’operatività e gravi perdite commerciali

Oltre al blocco operativo diretto – con il 33% delle aziende colpite che ha perso da 1 a 2 intere giornate lavorative – gli incidenti informatici hanno compromesso direttamente la competitività sul mercato e la solidità finanziaria delle imprese:

Perdita di contratti e partnership: il 37% delle aziende italiane colpite ha perso opportunità di business o relazioni commerciali chiave, registrando la percentuale più alta tra tutti i 10 mercati globali analizzati.

Sanzioni finanziarie e normative: il 29% ha subito sanzioni ingenti che hanno danneggiato direttamente la salute finanziaria, mentre il 23% ha riferito che l’attacco ha minacciato concretamente la solvibilità dell’azienda.

Danno reputazionale: il 26% ha subito un danno di reputazione del brand e il 27% ha riscontrato un calo misurabile nei principali indicatori di performance complessivi.

“Le PMI italiane comprendono chiaramente che l’IA crea nuovi rischi operativi, ma l’aspetto più critico riguarda il modo in cui questi attacchi minacciano direttamente la continuità commerciale, le partnership e la sopravvivenza sul mercato se le difese non si adeguano tempestivamente. La cyber resilience non è più una semplice questione informatica, ma un elemento business-critical. Le aziende che combinano investimenti di difesa proattivi con un trasferimento del rischio completo sono nella posizione migliore per proteggere la propria crescita e competitività nel lungo periodo”, spiega Massimo Fedeli, Managing Director di Hiscox Italia.   

In risposta a queste minacce emergenti, le PMI italiane spendono in media 63.550,72 € all’anno in cyber resilience – la seconda spesa più alta in Europa, preceduta solo dalla Spagna (69.681,81 €) e nettamente superiore agli investimenti effettuati in Regno Unito, Germania e Stati Uniti.

Il trasferimento del rischio è una pratica ben consolidata tra le PMI italiane: il 31% acquista polizze cyber specifiche e il 34% ottiene una copertura attraverso polizze aziendali più ampie. Complessivamente, quindi il 65% delle PMI italiane dispone di una qualche forma di protezione informatica. Questo può non essere sufficiente, poiché le minacce informatiche diventano sempre più sofisticate e i costi derivanti dall’interruzione dell’attività continuano a crescere: diventa necessario valutare se copertura e supporto siano sufficienti per far fronte a un grave evento cyber. Tra le aziende assicurate, il 72% conferma che le proprie polizze coprono esplicitamente gli incidenti legati all’intelligenza artificiale (IA), mentre un ulteriore 25% prevede di stipulare un’assicurazione cyber nei prossimi 12 mesi, lasciando solo il 9% senza alcuna protezione.

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