Senza flessibilità Ue falliranno migliaia di imprese

di Roberto Sommella
Un grande ospedale romano, che fattura 200 milioni di euro, stima che la sua bolletta elettrica quest’anno sarà di 19 milioni di euro, contro i 3 milioni del 2021. Bastano queste tre cifre per spiegare ai lettori il tasso di gravità della situazione italiana e la complessità per il governo Draghi e per quello che verrà dopo il 25 settembre di darvi una risposta concreta. Perché l’ospedale è ormai una grande azienda e come le grandi aziende non può spegnere le luci. L’impresa energivora della meccanica può chiudere e mandare gli operai in cassa integrazione, l’azienda ospedaliera non può permettersi nemmeno questo, perché significherebbe ridurre l’areazione in corsia e il condizionamento nelle sale operatorie, diminuire il getto dei bocchettoni dell’ossigeno, esporre a rischi mortali i pazienti.

Risulta perciò modesto l’importo di una decina di miliardi di euro del prossimo decreto aiuti che l’esecutivo si appresta a varare, perché la situazione per famiglie e imprese è analoga a quella creatasi con la pandemia, con la differenza che questa volta non ci sarà il paracadute dello Stato. Anche se nel prossimo provvedimento verrà inserito, come può anticipare MF-Milano Finanza, l’allungamento delle garanzie a tutto il 2022, una leva che coprirà una richiesta di credito per 300 miliardi, il problema vero sarà quello di non poter più accedere ad un rinnovo delle moratorie, cosa anticipata ieri da questo giornale. E senza una nuova misura di questo genere, spiegano in ambienti bancari, si rischia una catastrofe industriale con migliaia di aziende, costrette a interrompere l’attività a causa del caro energia e in assenza di un prolungamento delle linee di credito.

Senza un nuovo accordo con Bruxelles su moratorie e flessibilità delle regole, governo e banche avranno le mani legate con le imprese debitrici al collasso ed esse si troveranno di fronte ad un bivio: non pagare le bollette, facendo fallire le imprese che le emettono, o pagarle, fallendo loro. Il nodo è il merito di credito. Gli Orientamenti Eba del 2016 (un’altra era geologica) delineano infatti un approccio preciso per le ristrutturazioni onerose e in particolare chiariscono cosa dovrebbe essere inteso come “ridotta obbligazione finanziaria” che fa scattare la classificazione del debitore come inadempiente. Quando una banca concede una misura di tolleranza nei confronti di un debitore che ha o avrà difficoltà nel far fronte ai propri impegni finanziari, appunto la moratoria, il valore attuale netto (Npv) dei flussi di cassa secondo il nuovo piano dei pagamenti deve essere confrontato con il Npv dei flussi di cassa secondo il contratto originale. Se tale valore si riduce di oltre l’1%, si considera una “ridotta obbligazione finanziaria” che fa scattare il default del debitore.

La soglia dell’1% appare perciò molto rigida e limita il perimetro delle possibili concessioni che le banche possono offrire ai propri clienti senza incorrere nella loro classificazione come inadempienti, quest’ultima con gravi conseguenze sul cliente -in termini di accesso al credito- oltre che sulla banca. In considerazione della prevedibile necessità di concedere misure di tolleranza nel difficile contesto economico, è perciò fondamentale che le banche non siano vincolate da una soglia così rigida e che l’Eba definisca un approccio più flessibile, come l’aumento della soglia, ad esempio, al 5%, sentita la Commissione Europea. Altrimenti per le imprese la guerra contro l’Ucraina scatenata da Vladimir Putin avrà lo stesso effetto di un virus spietato. (riproduzione riservata)

Garanzie estese a tutto il 2022
di Andrea Pira
Il governo ha deciso la proroga a tutto il 2022 delle garanzie sui prestiti e metterà la norma nel nuovo decreto aiuti, mentre l’Unione europea rompe gli indugi e si muove verso un tetto al prezzo del gas russo. «Dobbiamo tagliare le entrate della Russia che Putin usa per finanziare questa atroce guerra in Ucraina», ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen annunciando le misure che l’esecutivo comunitario presenterà venerdì per fare fronte alla crisi energetica. La posizione della Ue ha scatenato la pronta reazione di Mosca. «La Russia non fornirà più petrolio o gas a tutti quei Paese occidentali che decideranno di imporre un price cap sull’energia russa», è la minaccia lanciata dal presidente russo, Vladimir Putin.

Il pacchetto di interventi pronto a essere svelato tra due giorni prevede inoltre una riduzione obbligatoria dell’uso dell’elettricità nel blocco dei 27 durante le ore di punta e un sistema di prelievo sugli extraprofitti delle società energetiche per sostenere consumatori e imprese. Due le soluzioni indicate da Bruxelles: un tetto ai ricavi delle aziende che producono elettricità a basso costo e un contributo di solidarietà per le aziende di combustibili fossili. «Le fonti di energia a basse emissioni stanno realizzando entrate inaspettate, che non riflettono i loro costi di produzione», ha sottolineato von der Leyen. Nel pacchetto, quindi, potrebbe entrare un tetto massimo di 200 euro per megawattora al prezzo dell’energia elettrica prodotta da generatori che non funzionano a gas.

Il Vecchio Continente deve fare i conti con la chiusura a tempo indeterminato del gasdotto Nord Stream 1 annunciata da Gazprom venerdì 2 settembre, il cui costo sulla bolletta energetica è stimato in 1.000 miliardi di euro. A maggio, Confindustria calcolava per l’Italia una crescita della bolletta energetica stimata tra i 5,7 e i 6,8 miliardi su base mensile e per il solo settore manifatturiero di 2,3- 2,6 miliardi.

Secondo una stima della società di consulenza Key to Energy, il prezzo unico nazionale per l’elettricità dovrebbe attestarsi per i restanti mesi dell’anno a tre volte il prezzo 2021, quando era a a 125 euro/MWh. Tradotto in costo annuale per quest’anno questo vuol dire, per un’utenza domestica che consuma tre megawattora l’anno, un rincaro sul 2021 di 800 euro; di quasi 4.000 euro per una piccola attività commerciale che consuma fino a 15 megawattore. E salendo di 260mila euro per una Pmie fino ai 13 milioni di euro in più per una grande industria con consumi annuali di 50 gigawattora.

Quanto al gas naturale, la media del Sap (System Average Price) dovrebbe avere un prezzo medio 2022 3,5 volte superiore a quello il prezzo 2021 e 15 volte più oneroso rispetto al 2020, con un maggior costo di 1.200 euro per un’utenza domestica che consuma 1.000 metri cubi.

Per una piccola attività che consuma invece 5mila metri cubi l’anno il rincaro è di 6.000 euro, mentre si arriva fino a quasi 25 milioni di euro per una grande industria con consumi di 20 milioni di metri cubi. «La spesa che un consumatore finale sostiene è strettamente legata al costo all’ingrosso delle commodity stesse al quale devono essere aggiunti i costi sostenuti per veicolare l’energia fino al contatore oltre ad altri oneri di sistema e alle tasse», sottolinea Massimo Poiesi, Partner di Key To Energy, «Questi ultimi hanno oggi un peso limitato dopo le azioni promosse dal governo negli ultimi mesi per ridurre le spese extra materia e limitare la spesa finale dei clienti. Per arginare la crescita dei prezzi nel breve periodo lo strumento migliore è un’oculata gestione dell’energia in vista della stagione invernale in linea con il piano del ministro Roberto Cingolani»

Il governo si appresta a varare un nuovo decreto Aiuti, il terzo, mentre l’approdo del dl Aiuti bis in Aula al Senato slitta a martedì, per divergenze sulle modifiche al Superbonus. Alcuni temi sollevati dai partiti potrebbero trovare spazio in un maxi-emendamento governativo. Intanto per questo pomeriggio è atteso un cdm per valutare le risorse del nuovo intervento, da sottoporre poi al Parlamento prima del varo del decreto. Si parla di 10 o 12 miliardi, che si sommeranno ai circa 50 miliardi già stanziati. Quanto ai contenuti, si ragiona sulla rateizzazione delle bollette per le imprese e ci sarà la proroga fino a fine anno del credito d’imposta al 25% per gli energivori. Per la cassa integrazione a costi contenuti, invece, si attendono i dati delle entrate di settembre. Infine, come detto, saranno prorogate le garanzie statali sui crediti. (riproduzione riservata)
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