Sale la fetta di investitori green

EY E OXFORD ANALYTICA: CIRCA 870 LE AZIONI E I REGOLAMENTI RELATIVI ALLA FINANZA SOSTENIBILE
di Antonio Longo
A livello globale si registra un aumento del 53% di investimenti in fondi Esg (environmental, social, and corporate governance, acronimo che indica tutte quelle attività legate all’investimento responsabile), ossia i fondi che basano la propria attività sulle azioni messe in campo dalle organizzazioni in materia ambientale, sociale e di governance. Ma a fronte di tale trend positivo emerge la necessità di una regolamentazione univoca e di obiettivi comuni per aumentare la fiducia degli investitori, considerato che nel mondo si contano circa 870 politiche e regolamenti, con 225 aggiunte o revisioni solo nel 2021 nell’ambito delle politiche e delle normative di finanza sostenibile. È quanto rileva il report “The emerging sustainability information ecosystem” elaborato da EY e Oxford Analytica. «La straordinaria crescita dell’attenzione sui temi legati alla sostenibilità, compreso l’Esg, e il conseguente sviluppo di tali attività all’interno delle aziende, si trova oggi ad affrontare delle sfide complesse, quali una definizione condivisa di cosa significhi la sostenibilità e quali debbano essere i sistemi di rating e valutazione», osserva Riccardo Giovannini, climate change and sustainability leader di EY in Italia, «negli ultimi anni questo sviluppo è stato indotto per una parte importante dagli investitori, il 70% dei quali conferma la volontà di voler investire in realtà attente al proprio impatto sociale e ambientale, e dall’input del legislatore europeo che sta progressivamente regolando la materia a beneficio, in primis, proprio degli investitori stessi. Tuttavia, la crescita di un tema così rilevante è ancora guidata prevalentemente da un solo stakeholder, ossia quello finanziario, che peraltro ha mostrato normalmente una scarsa attenzione alle tematiche ambientali e sociali. Questo comporta una sorta di squilibrio che si osserva nella prevalente attenzione alla gestione del rischio di “non sostenibilità” delle imprese, piuttosto che allo sviluppo delle stesse e di una contestuale riduzione significativa dei loro impatti ambientali».

Il rischio dell’ambientalismo “di facciata”. Dalla lettura dei contenuti del rapporto emerge che l’Esg rappresenta il segmento in più rapida crescita nel settore della gestione degli investimenti, con asset in fondi Esg in crescita, come detto, del 53% su base annua a 2,7 trilioni di dollari nel 2021. Ma al cospetto di tale trend positivo gli analisti individuano i possibili rischi che possono minare la credibilità del settore agli occhi degli investitori. Tra gli altri, nel report si fa riferimento al “greenwashing”, ossia l’ecologismo o l’ambientalismo solo di facciata, ostentato da organizzazioni e imprese per attirare l’attenzione degli stakeholder. Pertanto, a giudizio degli esperti, rinsaldare la fiducia nel sistema appare imprescindibile per meglio modellare l’ecosistema degli Esg affinché vengano correttamente percepiti dagli stakeholder.

Mettere un po’ di ordine. Nell’ultimo decennio si è incrementato in maniera significativa il numero di politiche e normative di finanza sostenibile obbligatorie e non vincolanti. Gli analisti hanno individuato circa 870 azioni e regolamenti in tutto il mondo, con 225 aggiunte o revisioni registrate solo nel 2021. Inoltre, i diversi sistemi legali e i molteplici contesti sociali e politici influenzano i principi su cui si basano standard e regolamenti che disciplinano le informazioni sulla sostenibilità. Non tralasciando il fatto che le istituzioni dei diversi paesi si stanno muovendo a velocità diverse nella regolamentazione delle informazioni sulla sostenibilità. Nello scenario delineato, quindi, manca un accordo su ciò che i fattori Esg dovrebbero includere, su come applicare le metriche concordate e su come utilizzare al meglio i dati disponibili. In tale direzione si colloca l’azione dell’Issb, organismo internazionale che, nei prossimi mesi, finalizzerà i suoi standard iniziali di informativa sulla sostenibilità. «È fondamentale rifocalizzare l’attenzione sul concetto stesso di sostenibilità, in modo che sia condivisibile da tutti gli stakeholder così da misurare realmente l’impegno delle aziende sul tema», aggiunge Giovannini, «questo consentirebbe di non incorrere nel rischio che la sostenibilità venga relegata solo a un tema di compliance normativa, a discapito di un reale e concreto contributo delle aziende allo sviluppo sostenibile della nostra società civile e dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite».

Le cinque sfide legate all’Esg. Gli esperti di EY e Oxford Analytica hanno messo nero su bianco le cinque aree principali che devono essere affrontate per superare le sfide attuali legate ai criteri Esg. In primis, bisogna aumentare la trasparenza sugli indicatori compositi (rating) Esg. Infatti, con gli indicatori compositi un’azienda riceve un punteggio su un’ampia gamma di fattori, con pesi diversi assegnati a ciascuno di essi per calcolare un rating Esg complessivo. Tali fattori spaziano dai cambiamenti climatici all’inquinamento e ai rifiuti, passando anche per la trasparenza fiscale. È necessario aumentare la trasparenza e la comprensione dei rating Esg compositi, in quanto per coloro che sono interessati alla gestione del rischio finanziario la mancanza di trasparenza sulla ponderazione dei temi Esg riduce la chiarezza e l’utilità decisionale. Ma anche le questioni sociali come i diritti umani, gli standard del lavoro, l’equità di genere possono essere più difficili da quantificare rispetto a un parametro di riferimento concordato, a causa delle differenze sociali e politiche tra le diverse giurisdizioni. Inoltre, occorre aumentare la comprensione dei diversi usi delle informazioni sulla sostenibilità che possono servire a due scopi, ossia valutare il rischio finanziario e valutare l’impatto sociale. Tali usi non si escludono a vicenda ma, a giudizio degli esperti, vengono spesso confusi. L’ecosistema delle informazioni sulla sostenibilità si è evoluto per soddisfare le aspettative degli stakeholder che sono principalmente interessati alla valutazione del rischio finanziario. La maggior parte dei regimi di reporting Esg, così come tutti i principali fornitori di rating Esg, non misurano l’impatto di un’azienda sulla società, bensì la sua esposizione relativa a vari rischi finanziari interni ed esterni. Tuttavia, la recente crescita degli investimenti Esg è stata trainata dai giovani investitori per i quali è imprescindibile dare la priorità a considerazioni sociali e morali. È inoltre importante certificare i dati in maniera indipendente, standardizzata e rigorosa, come avviene per l’informativa finanziaria. La certificazione dei dati contribuisce, infatti, a creare fiducia nell’ecosistema delle informazioni sulla sostenibilità. In tale direzione, sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea stanno già prendendo in considerazione requisiti di certificazione obbligatori per le regole di divulgazione della sostenibilità. Altra area critica su cui intervenire è quella che riguarda lo sviluppo, in maniera concordata, di tassonomie di finanza sostenibile comparabili e interoperabili. Per ottenere una reale trasparenza e comparabilità nelle informazioni sulla sostenibilità, le giurisdizioni necessitano di tassonomie fondate su principi complementari. Gli analisti evidenziano che le tassonomie sono sistemi che determinano quali attività economiche dovrebbero essere considerate sostenibili e possono aiutare a chiarire le incertezze su ciò che è considerato sostenibile e ciò che non lo è, fornendo una motivazione chiara e basata sui dati. Per esempio, la tassonomia dell’Ue ha lo scopo di aiutare i paesi europei a incrementare gli investimenti sostenibili. Inoltre, l’Ue sta collaborando con la Cina per definire una tassonomia che si basi su elementi comuni, tenendo al contempo in considerazione i diversi percorsi di transizione energetica, nonché le realtà politiche. Infine, necessita diminuire le barriere all’ingresso per coloro che provengono dalle economie emergenti che produrranno la grande maggioranza delle emissioni mondiali di gas serra entro il 2050.

Tuttavia, rispetto ad altri mercati che possono essere più resilienti e in grado di adattarsi all’impatto dei cambiamenti climatici in corso, queste economie sono potenzialmente più esposte a subirne le conseguenze. Per questo è importante coinvolgerle maggiormente nell’ecosistema dell’informazione sulla sostenibilità, senza però promuovere per loro degli standard diversi che potrebbero essere controproducenti.
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