Il risparmio va dirottato

FEDERICO CARLI ADERISCE ALL’INIZIATIVA PER IL RILANCIO DEL MERCATO FINANZIARIO

di Federico Carli
L’inflazione è la nuova minaccia che mette a repentaglio il tenore di vita faticosamente raggiunto dagli italiani. Essa esercita una violenta pressione recessiva sul sistema, da un lato mettendo a rischio la sopravvivenza stessa delle nostre imprese, dall’altro taglieggiando il risparmio, i salari, le pensioni delle famiglie. Il tema è dunque articolato; per le molteplici e drammatiche conseguenze che possono derivarne si presta a essere analizzato sotto varie sfaccettature. Il problema è inoltre strettamente connesso con la questione richiamata nei giorni scorsi dal Financial Times, relativa alla dimensione e alla stabilità del nostro debito pubblico. Il mero emergere di nervosismi, fondati o meno, intorno alla tenuta delle finanze dello Stato aggiunge pressioni dello stesso segno di quelle che scaturiscono dall’aumento incontrollato dei prezzi, e agisce sulle stesse variabili. A cominciare dal risparmio.

Alla luce della duplice sfida cui il Paese è chiamato a confrontarsi è opportuno richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei partiti impegnati in campagna elettorale sulla necessità di approntare una strategia solida e coerente a salvaguardia del perno fondamentale su cui si regge la coesione della società italiana: il risparmio. La prospettiva non è solo economica ma anche politica. Non sminuendo la gravità della situazione, ma prendendone atto fino in fondo e inserendo l’analisi in uno scenario complesso in cui ogni variabile è legata a ogni altra e in cui ogni azione contribuisce a mutare l’assetto di riferimento, è possibile trovare una soluzione alle difficoltà del presente.

Proprio perché il risparmio costituisce uno tra i principali punti di forza dell’Italia, ora che è sotto assedio occorre che la sua tutela sia posta tra le priorità della futura azione di governo. Se l’inflazione ha cominciato – per quanto tardivamente e non sempre con lucidi argomenti – a caratterizzare il dibattito pubblico che ci accompagnerà fino al 25 settembre, è ora necessario integrare il ragionamento prendendo in considerazione la parte del quadro che ha indotto il Financial Times a lanciare l’allarme sulla speculazione che potrebbe abbattersi sull’Italia. La preoccupazione nasce da un’operazione speculativa di 39 miliardi nei giorni scorsi compiuta sui Btp da alcuni fondi esteri. Una piccola palla di neve che potrà trasformarsi in valanga?

Per rispondere alla domanda e inquadrare le tensioni che si intravedono in questo periodo elettorale e che accompagneranno la nascita e i primi passi del prossimo governo è utile richiamare il discorso svolto il 21 giugno dal presidente della Consob Paolo Savona in occasione dell’incontro annuale con il mercato finanziario. Il risparmio – nostro storico punto di forza, messo oggi a repentaglio da forze molteplici – è il cuore dell’analisi. In particolare, ne riportiamo un passaggio: «Dopo la crisi del 2008 la nostra economia è riuscita a raggiungere una bilancia economica con l’estero strutturalmente in attivo, condizione a lungo ricercata in passato per superare l’accusa che il Paese vivesse al di sopra delle proprie risorse; questo successo si è accompagnato a una posizione patrimoniale anch’essa in attivo nei confronti del resto del mondo, unendosi a una ristretta cerchia di Paesi. Gli italiani investono i propri risparmi all’estero in misura maggiore di quanto non facciano gli stranieri in Italia».

Sembra crearsi una situazione paradossale in cui gli italiani finanziano l’estero e l’estero fa operazioni speculative in Italia. Gli spunti di riflessione proposti in giugno da Savona sono preziosi per interpretare la fase attuale e indicare un percorso. Nonostante l’emergere di alcune possibili tensioni sui mercati e su alcuni organi di stampa, esistono le condizioni per superare le difficoltà. Contrastare l’inflazione e arginare ogni possibile nervosismo sui conti pubblici rappresentano la premessa per tutelare e proteggere il risparmio degli italiani e orientarne il flusso verso il finanziamento di investimenti produttivi – generatori di profitti – che sostengano crescita, occupazione, salari. Questo è il compito in cui cimentarsi per il futuro. (riproduzione riservata)

*presidente Associazione Guido Carli
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