Il risparmio privato va investito

RICETTA UNANIME PER LA CRESCITA ITALIANA SECONDO GLI ESPERTI INTERVENUTI ALL’EVENTO
Il risparmio dei singoli cittadini italiani va trasformato in investimenti, soprattutto nell’economia reale, per garantire al sistema-Paese una crescita a lungo termine, sostenibile e digitale. Questa l’opinione condivisa dal panel di esperti intervenuti proprio sul tema del risparmio nella seconda giornata dell’evento MilanoParigiCapitali, organizzato da Class Editori, MF-Milano Finanza e Class Cnbc, in collaborazione con il quotidiano parigino Le Monde.

Se infatti la propensione al risparmio delle famiglie italiane è cresciuta costantemente a partire dalla crisi economica del 2008 e ha subito poi una vera impennata con l’avvento del Covid, resta da «convogliare tutta questa liquidità, che ha superato ormai i 10mila miliardi, verso le diverse opportunità di investimento», in particolare in sostenibilità e digitalizzazione, ha sottolineato Santo Borsellino, head of asset & wealth management governance implementation & sustainability di Generali.

Per raggiungere questo obiettivo saranno imprescindibili scelte lungimiranti della classe politica italiana, dato che «tutti i flussi di liquidità indirizzati all’economia reale risultano legati a incentivi e semplificazioni». Ma sarà nondimeno importante, ha aggiunto Borsellino, la «funzione di indirizzo sul capitale privato» degli asset manager come una maggiore attenzione al tema dell’educazione finanziaria dei cittadini.

Anche se, ha evidenziato Lorenzo Alfieri, country head di Jp Morgan Asset Management, gli italiani hanno dimostrato un alto grado di maturità e di consapevolezza verso gli investimenti finanziari, per giunta in una fase internazionale e nazionale molto complessa e che probabilmente «durerà ancora qualche trimestre». Non solo infatti non si è verificata una «fuga dei portafogli» neanche dei piccoli investitori, come successo già in molte altre crisi internazionali caratterizzate da volatilità e incertezza, ma c’è stato anche un «salto evolutivo» e quantitativo sugli investimenti. I dati raccolti dalla banca americana indicano infatti che i pac, ossia «asset class particolarmente rischiosi e volatili», sottoscritti quest’anno in Italia sono quasi raddoppiati rispetto allo scorso anno.

In realtà secondo Saverio Perissinotto, amministratore delegato e direttore generale di Eurizon, però, il recente rialzo dei tassi d’interesse rappresenta un’occasione di «semplificazione» per i risparmiatori italiani: i rendimenti non potranno più essere negativi e quindi non servirà necessariamente puntare su capitali di rischio per ottenere un margine di rendimento. Eppure la diversificazione deve rimanere il principio cardine nelle scelte di allocazione del risparmio affinché siano «ragionevoli», precisa Perissinotto. Aggiungendo che per una migliore gestione del risparmio servirà inoltre una legislazione agevolatrice che permetta alle aziende di avere canali di finanziamento diversi rispetto a quello bancario.

Un punto è stato richiamato in tutti i discorsi degli esperti intervenuti al panel sul risparmio: l’irreversibilità della centralità dei criteri esg (environmental, social and corporate governance), in particolare l’aspetto green. Borsellino di Generali si è detto infatti quantomeno «perplesso» sulla direzione che ha preso il dibattito sul tema in seguito allo scoppio e al perdurare della guerra in Ucraina che secondo diversi gestori avrebbe «messo una pietra tombale sopra» la transizione ecologica.In realtà, la crisi energetica e le sue conseguenze non rappresentano un fallimento nel processo di affermazione dei criteri esg ma dimostrano «l’inadeguatezza delle politiche dell’Unione europea» in materia e «la miopia dell’Ue sui rischi geopolitici» a cui i suoi membri erano e sono esposti quanto a dipendenza energetica. Certo, continua l’esponente di Generali, la via verso la realizzazione degli esg non sarà necessariamente lineare ma «avrà fasi di crescita, decrescita e rivisitazioni nelle priorità» e con ogni probabilità la prima fase legata agli aspetti prettamente ambientali si trasformerà in attenzione al «sociale, disparità, disuguaglianze il che consoliderà il trend, non lo ridurrà».

D’altronde, evidenzia Alfieri di Jp Morgan, i consumatori ormai guardano al tema della sostenibilità in tutte le sue implicazioni dunque sia i produttori sia gli intermediari non possono che «voltare pagina e fare i conti con il processo evolutivo verso gli esg». In particolare Perissinotto di Eurizon si sofferma sul tessuto produttivo italiano che «deve fare la propria parte e dare il proprio contributo» nella transizione green perché «le risorse non sono infinite ed è necessaria quindi una maggiore consapevolezza nel loro utilizzo». (riproduzione riservata)
Fonte: logo_mf