Ricette per il rilancio

di Carlo Giuro
Gli effetti della crisi sul pil, che rappresenta il fattore di rivalutazione del montante contributivo, e l’evoluzione della curva demografica rendono ancora più reale l’esigenza della previdenza complementare per colmare il gap che si genererà in futuro tra ultime retribuzioni e trattamento pubblico. Al momento il livello di adesione ai fondi pensione, pur cresciuto nel tempo, non sembra ancora però sufficiente. E il nuovo governo che nascerà dal voto dovrà tenere conto anche di questi aspetti. Ecco la ricetta di Paolo Pellegrini, vice direttore generale e responsabile dell’area normativa e istituzionale del Mefop, per sviluppare l’inclusione previdenziale.

Domanda. Tra le vie per rilanciare i fondi pensione c’è la riproposizione in forma riveduta e corretta del silenzio assenso. Quali risultati ha avuto finora?

Risposta. Attualmente il cosiddetto silenzio assenso, più correttamente il tacito conferimento del Tfr, si applica ai soli lavoratori dipendenti del settore privato e prevede l’adesione al proprio fondo di categoria con il versamento del solo Ttr maturando in caso di mancata diversa scelta tra lasciarlo in azienda o destinarlo esplicitamente a previdenza complementare entro sei mesi dall’assunzione. Di fatto l’apporto di questo meccanismo all’aumento delle adesioni si è rilevato contenuto. I lavoratori, infatti, se informati adeguatamente, hanno aderito esplicitamente alla previdenza complementare, mentre quelli non informati hanno tendenzialmente preferito rimandare la scelta, perdendo anni di contribuzione, di rendimenti e di anzianità contributiva.

D. E nel pubblico impiego?

R. Recentemente, nel settore del pubblico impiego, è stata introdotta una nuova forma di silenzio assenso per le categorie di lavoratori afferenti al fondo pensione PerseoSirio, limitata ai neo assunti post 1 gennaio 2019. Questa formula prevede il versamento della contribuzione piena, compreso contributo datoriale e lavoratore, e la possibilità di ripensamento. Sarà interessante valutare i risultati di questa esperienza. In generale, vi sono altre proposte di revisione del silenzio assenso, ma in ogni caso è cruciale accompagnare qualsiasi iniziativa con una campagna informativa istituzionale di lungo respiro.

D. Quali sono gli altri meccanismi di spinta alle adesioni in Italia?

R. Da qualche anno si è sperimentata anche l’adesione contrattuale, che consiste nell’adesione al proprio fondo pensione con contributo contenuto a carico del solo datore di lavoro. Questo tipo di adesione riguarda soltanto alcuni contratti collettivi. L’idea di base è che, una volta conosciuto il fondo pensione, il lavoratore comprenda il vantaggio di attivare la contribuzione ordinaria piena con tfr maturando e contribuzione a proprio carico per ottenere la contribuzione a carico del datore di lavoro. Si tratta di modalità di adesione utili a sviluppare iniziative mirate, anche se l’efficacia di queste dipende anche da altri fattori, quali la stabilità del posto di lavoro.

D. La Covip guarda con attenzione alle adesioni on line, anche per avvicinare i giovani, che sviluppo potrebbero avere?

R. L’adesione online è prevista sin dal 2016, ma solo negli ultimi tempi sta prendendo più piede, anche sotto l’impulso della Covip. La procedura riproduce tutti i passaggi per la formalizzazione dell’adesione. Una volta perfezionata, l’iscritto ha comunque un tempo di 30 giorni per esercitare il diritto di ripensamento. Va detto che, per quanto utile a semplificare le adesioni, da sola potrebbe non essere decisiva, se non accompagnata da iniziative volte a sensibilizzare sulla necessità avviare quanto prima un percorso di accumulo previdenziale.

D. Quali sono le altre misure pro giovani?

R. La extra-deducibilità per i neo assunti post 2007, che consiste nella possibilità di sfruttare in un secondo momento il plafond di deducibilità ordinario di 5.164,57 euro non utilizzato nei primi cinque anni, e la possibilità di adesione sin da quando si è fiscalmente a carico, maturando così un’anzianità di partecipazione utile anche ai fini della riduzione dell’aliquota da applicare in sede di prestazione. (riproduzione riservata)
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