Mettersi al volante per i giovani non è un segno di emancipazione

IL PUNTO
di Franco Adriano
Ormai il volante sembra esercitare un’attrattiva maggiore nei confronti degli autisti ultra ottantenni, taluni pronti a fare carte false per rinnovare la patente, che nei diciottenni. I quali, dati alla mano, soltanto più avanti con gli anni (forse) decideranno di iscriversi alla scuola guida, figurarsi coltivare il desiderio di possedere subito da maggiorenni un’automobile, per curarla, amarla, tirarla a lucido dedicandole energie, soldi, tempo. Com’è avvenuto per intere generazioni. Una questione, va sottolineato, che appare incomprensibile ai nonni e ai padri. Non per tutti è così, certo. Ma il fenomeno merita di essere registrato, anche perché le conseguenze sociali ed economiche sono evidenti e richiedono provvedimenti.

Finora governo e parlamento hanno battuto ogni tanto un colpo sugli incentivi per l’acquisto di nuove auto e da ultimo hanno varato un bonus patente a livello nazionale (misura peraltro ancora bloccata alla Corte dei conti). Altre iniziative simili sono state prese a livello regionale o associativo per incentivare i giovani a prendere almeno la patente per guidare i camion (le merci in Italia viaggiano ancora soprattutto su gomma). Nelle città la richiesta di mezzi alternativi all’ingolfamento del trasporto pubblico, dal car sharing ai monopattini, appare piuttosto evidente. Tutte misure palliative? Di sicuro è difficile invertire la rotta, considerato che si è passati da oltre un milione di autovetture intestate ad under 25 nel 2011 a circa la metà nel 2021. Stesso discorso per i permessi di guida: secondo i dati dei profili salvati nei preventivi per le assicurazioni on line, solo la metà dei diciottenni prende la patente. Un dato, quest’ultimo, che fino a dieci anni fa sfiorava il cento per cento. Sulle possibili cause è stato detto e scritto di tutto. Ne sanno qualcosa le riviste specializzate su cui si discute ormai da anni circa questa disaffezione che non ha evidentemente soltanto ragioni economiche ed ecologiche, pure importanti. Ed allora c’è chi accanto alla transizione energetica affianca una possibile transizione antropologica citando la realtà virtuale che porterebbe alla smaterializzazione di ogni oggetto fisico del desiderio.

C’è chi addirittura tira in ballo la cosiddetta fluidità sessuale giovanile, di sicuro lontana dalle immagini quasi debordanti dei vecchi calendari appesi nelle officine meccaniche nelle cabine dei Tir: insomma, addio al connubio donne e motori. Comunque sia, mettersi al volante non sembra più rappresentare un segno di emancipazione, avventura, libertà e indipendenza personale, né costituire uno status sociale. Tutti in attesa (manca pochissimo) che le auto si guidino da sole.
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